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no di Silvio Berlusconi al DDL per i reduci della RSI



Giorni fa leggevo sul "Secolo d' Italia"  che è giusto che i momenti fondanti di una nazione possano essere  anche momenti di divisione come nella fattispecie la ricorrenza della fine di una guerra civile.

Si preparava evidentemente il terreno per la svolta antifascista dei gemelli diversi  Fini & Berlusconi. D'altronde l'antifascismo era diventato  qualcosa di talmente astratto e lontano dal significato letterale,che il definirsi antifascista di GianFranco Fini non m'ha scandalizzato più di tanto e d'altronde era previsto e prevedibile.

Ma s'è passato il segno con il no secco di Silvio Berlusconi a concedere una pensione vitalizia ai reduci della RSI.S'è valicato il limite della decenza.

Facciamo un breve passo indietro : in tutte le nazione europee dove ci sono state  guerre civili, sono considerati "belligeranti" ed hanno diritto alla pensione cosidetta "di guerra" sia  vincitori che  vinti .

In Spagna la pensione da "belligeranti" la percepiscono i reduci  repubblicani come  i franchisti. Idem in Francia ed in Grecia lo status di "belligeranti" è riconosciuto agli sconfitti, ossia ai francesi che optarono per Vichy e ai Greci che combatterono da partigiani comunisti contro il legittimo governo democratico. Andando più indietro nel tempo lo status di belligeranti venne riconosciuto ai reduci confederati dopo la guerra di secessione  .

La cosiddetta "pensione di guerra" venne persino riconosciuta a quei friulani e trentini nati nei territori dell'Impero Asburgico poi annessi  all' Italia alla fine della prima guerra mondiale . Si riconobbe il diritto di percepire una pensione di guerra a chi partecipò alla guerra contro l'Italia , servendo nell' Imperiale e Regio Esercito austroungarico.

Ora parliamoci chiaro: con questa svolta antifascista di Berlusconi si serve un assist formidabile a Dario Franceschini, che può urlare alla vittoria (?) e alla redenzione dei reietti .

Franceschiello Franceschini può tirare il fiato e sperare di riguadagnare qualche punto .

Non a caso il più irritato dalla svolta antifascista di Berlusconi è il vero competitore del PD, ossia l'agguerrito Di Pietro che già sognava di fagocitare la sinistra.Silvio Berlusconi ha tutto l'interesse di reggere il moccolo al PD per salvare il progetto bipolarista e viceversa il PD rischia di essere pressoche azzerato, quindi se anche l'aiuto arriva dal nemico , poco male.

Quanti saranno i superstiti della RSI ? qualche migliaio di persone sopra gli ottanta anni . Concedere lo status di "belligeranti " ai superstiti non sarebbe stato equiparare reduci della RSI e partigiani ma prendere atto che nella tragedia della guerra civile vi furono due parti in conflitto e che tra le parti in causa, ambedue, c'erano persone che in buonafede credevano di fare il bene della nazione, non necessariamente tutti assassini e tutti torturatori.

Per assurdo, il riconoscimento dello status di belligeranti ai reduci della RSI avrebbe tolto benzina dal fuoco che sta consumando il mito resistenziale. Ora c'è da scommettere che chi aveva fatto della "denigrazione" della resistenza una ragione d'essere  si impegnerà ancora più a fondo a svelare i retroscena non sempre limpidi della guerra civile.

S' è persa l'ennesima occasione di pacificazione , s'è buttato altro sale nelle ferite per meri interessi di bottega.

E da parte deI parlamentari del disciolto partito di Allenza Nazionale, che pure portava nel simbolo la fiamma che arde sul feretro di Benito Mussolini e nel nome del MSI  contenuto nel simbolo di AN un richiamo esplicito alla Repubblica Sociale ,
non ho sentito dire " ne ai ne bai " .

I tempi cambiano e le ideologie sono morte; quelli che girano con le magliette "identitarie" li trovo  patetici , ma la decenza vorrebbe che chi ha militato in un partito che reca nel simbolo un esplicito richiamo al fascismo e alla persona di Mussolini, almeno abbia la decenza di vergognarsi un pochino a dichiararsi "antifascista".

Ma anche la decenza oramai è merce rara.

Pike







Pubblicato il 27/4/2009 alle 15.59 nella rubrica Diario.

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