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31 gennaio 2009

Una fassa una rassa - estremisti di destra e di sinistra a confronto

Vengo attaccato relativamente al mio penultimo thread.

Si arriva ad ipotizzare che la mia sia un " excusatio non petita "  , atta a coprire i veri colpevoli dell'attentato intimidatorio di Arcene, che apparterrebbero alla destra radicale di cui io sarei fiancheggiatore (!)

Addirittura, un Kompagno demoKratiKo, arriva a suggerire di sottoporre i miei scritti all'attenzione delle competenti autorità ( wow! )  

Non da ieri sostengo che i militanti della destra radicale siano dei comunisti mancati come d'altronde sostengo da tempo che i militanti della sinistra radicale siano dei fascisti malriusciti.

Pertanto credo sia interessante riproporre un vecchio thread.


Lotta studentesca movimento giovanile di Forza Nuova e Movimento studentesco manifestano insieme a Bergamo


 (1)




A Bergamo il movimento studenti diventa bipartisan in nome della protesta contro la riforma Gelmini: Movimento studentesco e Lotta studentesca, legata al controverso movimento Forza Nuova manifestano insieme, ovvero sinistra e destra estreme o radicali che dir si voglia si trovano d'accordo.

"Preso atto delle intenzioni del presidente Berlusconi di reprimere con la forza la polare insurrezione contro la riforma Gelmini, Lotta studentesca sarà in prima linea per combattere insieme agli studenti di sinistra per il futuro di noi giovani", si legge in una nota e gli studenti 'di destra' sembrano altrettanto agguerriti: "Noi difenderemo con le unghie e con i denti la natura pubblica della scuola. Riteniamo, infatti, che in epoca di crisi economica gli investimenti debbano essere fatti principalmente sui giovani".

Certo è suggestiva la saldatura tra sinistra radicale  e destra radicale.Non è un tema nuovo,quello del cosiddetto "fasciomunismo" eppure sempre suggestivo.In effetti è fatto noto che moltissimi reduci della R.S.I. della corrente di sinistra e molti sindacalisti fascisti, nel dopoguerra aderirono al P.C.I. Certe suggestioni vengono da lontano, si pensi al nazionalbolscevico Ernst Von Salomon, sposato ad una ebrea e perseguitato dalla repubblica di Weimar poi durante i nazismo per la dichiarate simpatie verso i comunisti e nel dopoguerra perchè considerato nazista, che  riconosceva ai comunisti un "rigore prussiano"di cui parla nel romanzo " I Proscritti "oppure si pensi a Yukio Mishima, icona in egual misura della destra e della sinistra radicale giapponese , o per rimanere sul territorio nazionale alla politicamente ambigua "Reggenza del Quarnaro" nella quale affluirono entusiasticamente i cosiddetti arditi del popolo  o arditi bolscevichi e nazionalisti inveterati , saldati dalla personalità  del poeta soldato Gabriele D'Annunzio nell' effimera avventura politica, guardata non a caso  da Lenin con estremo interesse per i non pochi elementi socialistoidi e con molto sospetto per non dire una robusta diffidenza, da Benito Mussolini che invece voleva accreditarsi quale "moderato" presso Casa Savoia ( e forse non amava farsi rubare la scena dal poeta soldato ). Guardate la bandiera dell'effimero Stato Libero di Fiume,detto " Reggenza del Quarnaro" e capirete il perchè della simpatia di molti comunisti per l'impresa fiumana.L'ammiccamento al vessillo bolscevico e alla simbologia socialista è evidente e voluto .

hj

Ma torniamo ai giorni nostri e analizziamo i due manifesti pubblicati in testa  (1) qui volutamente affiancati.La somiglianza dello stile di comunicazione , dell'uso dei colori è  notevole, malgrado i messaggi che si vogliono veicolare siano diametralmente opposti.

La stessa militanza politica, vissuta come "comunità" dalle ali estreme è oggettivamente simile, resa più simile poi dalla forma "liquida" dei maggiori partiti attuali, ossia PDL e PD .
 
Non solo: c'è da notare che sia l'estrema destra che l'estrema sinistra sono saldate da un vago antisemitismo/antisionismo , condito da bandiere dello Stato d'Israele bruciate in piazza e da una malcelata simpatia comune per il regime islamico iraniano , annaffiato da un robusto sentimento antiamericano e da una comune simpatia per la causa palestinese.

Anche se è difficile da far digerire alle controparti di sinistra, è noto un ruspante ( e contradditorio) terzomondismo di destra, che si rileva specie dei movimenti Forza Nuova e Fiamma Tricolore e in misura molto più addolcita nella Destra Sociale,specie dopo l'incontro a " tarallucci e vino  kasher " tra esponenti della comunità ebraica romana, avvenuto dopo le elezioni comunali  vinte da Gianni Alemanno, grazie anche all'apporto entusiastico e probabilmente decisivo della comunità ebraica locale, appoggio malvisto e criticato  da alcuni (pochi)  esponenti della comunità ebraica, tra i quali Ariel Toaff, figlio del rabbino  emerito di Roma, Elio Toaff,

E' anche vero che i molti tentativi di saldatura,che spesso furono molto vicini ad andare a buon fine, vennero sempre frustrati da elementi dogmatici delle due parti , magari anche  interessati a premettere il loro spicchio di potere e alla loro visibilità personale, alla buona riuscita di singole iniziative su cui le ali estreme si trovarono a convergere.

Personalmente credo che questi tentativi di avvicinamento siano velleitari  temporanei e destinati al fallimento, ma questo nulla toglie alla suggestione di questi curiosi ammiccamenti,  ai quali neppure io resto indifferente, per quanto sia fortemente negativo su due degli elementi collanti della destra e della sinistra radicale,ossia sia su antisemitismo e antisionismo e la comune simpatia per il regime iraniano, che non condivido affatto.



Pike
 





28 gennaio 2009

Colpi di pistola alla sala che ospita la cerimonia sulla Shoah



(Vauro 2008 )                                           (ignoto autore nazista 1935)


C'è stupore in paese, stupore e un po' di disorientamento dopo la provocazione avvenuta nella notte tra lunedì e martedì. Qualcuno (sono stati visti fuggire in due), intorno all'una, ha sparato otto colpi di pistola calibro 22 contro il palazzo che ospita la sala polivalente di via Torrazzo nel centro del paese. Sul posto sono intervenuti i carabinieri di Verdello, insieme agli uomini del nucleo operativo di Treviglio: i bossoli sono stati ritrovati e repertati.

Le indagini sono in corso, non si esclude che si sia trattato di un atto dimostrativo verso la cerimonia del Giorno della Memoria che si terrà stasera nella sala
. Sembra da scartare invece l'ipotesi di un gesto rivolto direttamente contro il Comune, visto che la sala è ubicata in un'altra via rispetto al municipio e non può essere considerata un luogo simbolico.   

Gli otto spari hanno colpito i vetri della sala (l'ex sala consiliare): sono stati uditi dal titolare di un bar nelle vicinanze, che però al momento ha pensato a dei petardi. Soltanto questa mattina, quando la polizia locale ha trovato i fori dei proiettili, l'uomo ha ricollegato i botti all'inquietante episodio.

Un  gesto che ha sorpreso i residenti, primo tra tutti lo stesso sindaco Michele Luccisano ( centrosinistra) : "Sinceramente non  riesco a capacitarmi. A un certo punto ho perfino pensato che atti simili fossero accaduti anche in altre località, ma a quanto ne so invece questa brutta cosa è avvenuta solo qui. Anche se non mi capacito: non si sono mai registrate tensioni e mai ho avuto sentore di antisemitismo".

Mentre racconta, al sindaco viene in mente che quando in Parlamento si stava discutendo l'istituzione del giorno della memoria il Consiglio comunale di Arcene votò un ordine del giorno  per sollecitare l'approvazione della legge, ricevendo il plauso della comunità ebraica. "Quel che è certo - prosegue e conclude - è che stasera la cerimonia con  poesie e musiche dedicate alla Shoah si terrà proprio lì dove era previsto e dove si svolge da anni senza incidenti".

Va sottolineato che a meno di tre chilometri da Arcene , esiste una sorta di ghetto islamico ,qual'è diventata purtoppo la città di Zingonia. Le piste più probabili sono quindi la sinistra radicale, fortemente presente a Bergamo o alla comunità islamica bergamasca. 




27 gennaio 2009

In punta di forketta

 

Quando nelle zone tribali del pakistan la C.I.A. effettua dei bombardamenti mediante i veivoli senza pilota Predator (terminazione di terroristi di al quaida) , regolarmente i media parlano di civili uccisi e di aggressione yankee ingiustificabile...

Questo fino a venerdì 23 gennaio. In questo giorno, ci sono state due azioni effettuate in due separati villaggi, con con una ventina di presunti terroristi defunti (tra cui dei minori, sembra).

Non si è sentito volar foglia nel mondo dell'informazione.

Evidentemente, queste sono bombe “abbronzate”....

Caposkaw




24 gennaio 2009

in punta di forketta

 

Il cosiddetto ministro della giustizia del governo federale brasiliano (e la cosa sta suscitando un mare di proteste in brasile) ha dichiarato cesare battisti un perseguitato politico, e per questo sarà presto rilasciato dalle prigioni carioca.

Il fatto ha causato una crisi tra l’Italia e il Brasile.

A mio modo di vedere, è molto facile ristabilire la giustizia. Basta mandare in Brasile un paio di ragazzi dei servizi segreti (molto decisi e motivati) con una sega chirurgica…

Caposkaw




22 gennaio 2009

la terza via di Barak Obama

 

Da DAGOSPIA :

VI SVELIAMO CHI E QUALI INTERESSI ‘RAPPRESENTA’ DAVVERO BARACK HUSSEIN OBAMA - CHI HA SCUCITO 700 MLN $ PER ELEGGERLO - ISRAELE SEGÒ HILLARY - CHI È RAHM EMANUEL - (DEDICATO ALLE ANIME BELLE CHE SPARANO ROMANTICHE CAZZATE SUL NUOVO ‘MESSIA NERO’)

CHI E QUALI INTERESSI ‘RAPPRESENTA' - DAVVERO - IL 44ESIMO PRESIDENTE DEGLI STATI UNITI

Oggi è domenica, il giorno del Signore, e Dagospia è buono e vuol salvare le anime belle in servizio permanente effettivo dello Stivale - tanto per non fare i nomi, da Veltroni a tutta la stampa bipartisan dei Barack-ati - svelando non la solita pippa tenere e romantica di chi è Barack Hussein Obama bensì la cosa più importante per noi sudditi dell'Impero: chi e quali interessi ‘rappresenta' - davvero - il 44esimo presidente degli Stati Uniti.

1 - OBAMA RICOPERTO D'ORO
Obama è in assoluto il personaggio della politica americana che ha raccolto il maggior numero di finanziamenti per la sua campagna elettorale: oltre 700 milioni di dollari. Una sommetta, ai prezzi attuali e dissestati della Borsa, che permetterebbe di acquisire 4/5 aziende medio-grandi d'Italia. Non basta: a parità di potere di acquisto, 700 milioni $ più spiccioli sono praticamente il doppio della cifra che raccolse John F. Kennedy negli anni Sessanta, che fu considerata il record dei record. Mica è finita: quale candidato si è mai permesso di pagarsi il lusso di 30-minuti-30 di spot elettorale sui tre maggiori network americani nell'orario di maggior ascolto? Bianco o nero, nessuno.

2 - IL FATTORE ISRAELE CHE SEGÒ HILLARY E L'ARRIVO DI EMANUEL
Ora è lampante e lampeggiante l'appoggio massiccio dei poteri forti della finanza Usa. In particolare della grande finanza ebraica di New York, che è quella che ha davvero segato le ambizioni da "Lei non sa chi sono io!" della signora Hillary Clinton, rea di essere troppo indipendente dagli interessi di Israele.

Tant'è che la prima scelta del neo eletto Obama è stato Rahm Emanuel, un capo di gabinetto non solo ebreo ma ebreo-militante, figlio di un membro del gruppo terroristico Irgun Zvai Leumi comandato da Monachem Begin, autore dell'attentato all'Hotel King David di Gerusalemme del 22 luglio 1946, allora sede del quartier generale britannico: 90 vittime, tra cui mogli e figli di ufficiali britannici di stanza in Palestina. Un ‘simpatico' messaggio per dire a Londra: dovete lasciare la nostra terra. Poi, come 'giustizia', anni dopo Begin fu insignito del premio Nobel per la pace, in duplex con Sadat.

A proposito di Emanuel. È un tipino fino - ha svelato ieri l'Abc news - che era nel consiglio di amministrazione della Freddie Mac, il famigerato istituto di mutui, un'impresa privata con supporto governativo, coinvolto in uno scandalo per aver falsificato i rendimenti ingannando gli investitori tra il 2000 e il 2002, quindi salvata e commissariata da Bush.

3 - IL ‘MAVERICK" DI MCCAIN, L'INESPERTO OBAMA
Basta fare un giro per i palazzi che contano di Washington per percepire la grande soddisfazione del trionfo di Obama. John McCain era ed è considerato un "maverick", un tipo "bizzarro" ed anche pericoloso perché veramente indipendente. L'inesperto Obama è invece la ciliegina sulla torta per chi controlla/gestisce le scelte internazionali dell'unica e sola superpotenza - la Cina, se mai raggiungerà il livello Usa, lo sarà fra un secolo, mentre la Russia è ridotta a una cricca di affaristi con tendenza al ricatto per ottenere qualche rublo in più dalla vendita di gas e petrolio.

4 - SOTTO LA SPINA DORSALE DEI POTERI FORTI
Ma chi rappresenta il vero establishment ("the backbones", "la spina dorsale" del Paese, come dicono gli analisti americani)? La finanza e le banche, alcuni settori dell'industria dell'energia e delle nuove tecnologie (tutti settori vicini al potentissimo, con tanto di grembiulino, John D. Podesta), un pezzo della Cia e soprattutto gli ambienti intorno all'Fbi che sono i veri sacerdoti degli interessi Usa.

Ebbene, questo brillante ‘formazione' vede in Obama una grande opportunità per conquistare all'Impero aree di influenza dello scacchiere mondiale che la disastrosa presidenza di Bush aveva seriamente compromesso. In primis, i mercati emergenti dell'Africa, dell'Asia e di gran parte dell'Europa occidentale.

5 - BARACK E BURATTINI (E BURATTINAI)

Insomma, care anime belle d'Italia, l'"alba del nuovo giorno", il "dream re-loaded di Martin Luther King", il ‘Messia che scende in terra per portare pace e amore agli uomini di buona volontà' (vedi subito le dichiarazioni scodellate un'ora dopo il voto contro l'Iran per l'eventuale costruzione della bomba atomica), il "cambiamento", se ci sarà, sarà solo di facciata: questi comandano e continueranno a comandare anche se faranno un po' più di ammuina verso quel baraccone inutile dell'Onu. Quello che è certo è che la politica internazionale americana sarà notevolmente rafforzata. Le differenze con gli anni di Bush ci saranno soprattutto in politica interna.

2 - LE VECCHIE CAMBIALI DI BARACK

Lucia Annunziata per La Stampa
Ieri si è dimesso il Presidente di una delle più potenti Commissioni di Washington, il Senate Appropriations Committee, che vigila sullo stanziamento di miliardi di fondi ordinari e straordinari.

Il senatore Robert Byrd, che ha 91 anni, ha preso, dopo 50 anni, la storica decisione delle dimissioni in omaggio al «nuovo giorno che scende su Washington». L'episodio è raccontato con malcelata ironia dai giornalisti della Capitale, visto che la rimozione «spontanea» del senatore, è il primo segnale di un vasto giro di appetiti e di un ampio valzer di poltrone che la stravittoria di Obama ha innescato a Washington e dentro le file del partito democratico.

Appetiti che appaiono tali a tutte le latitudini e in tutti i sistemi politici: se Byrd ha infatti saputo difendere la sua poltrona per 50 anni a dispetto di tutto («C'è una stagione per ogni cosa», ha detto lasciando il suo posto), una doppia dose di involontaria ironia vuole che il suo successore abbia «solo» 84 anni: è il democratico delle Hawaii Daniel Inouye, che per questo trasferimento lascia l'altrettanto potente posizione della Presidenza della Commissione Commercio, Scienza e Trasporti. Al suo posto sarà nominato il senatore John Davison Rockefeller che lascerà la Presidenza della Commissione Intelligence alla senatrice Dianne Feinstein, democratica della California.

Al Congresso, i valzer degli incarichi mostrano intanto come la élite dell'élite del partito democratico si prepari a intascare l'enorme vittoria che ha riportato, insieme a Obama. I democratici tornano infatti al potere a Washington con un peso elettorale che fa impallidire persino l'epoca di Bill Clinton.

Ma se queste notizie che arrivano dai corridoi di Washington sembrano contraddittorie, rispetto alla magia che emana la trascinante figura di Obama, in realtà dimostrano che il presidente neoeletto e il suo partito sono già scesi dall'Olimpo, e che la macchina di poteri, ambizioni e lotte interne che è l'anima di ogni governo, a cominciare da quello della più grande nazione del mondo, ha già acceso i motori.

L'atterraggio della navicella spaziale elettorale è stato ben raccontato, tre giorni fa, dalle impietose telecamere durante i 20 minuti della prima conferenza stampa del Presidente, dietro a cui si è composto (involontariamente?) un gruppo che ricordava in maniera inquietante la «Ronda di notte» di Rembrandt.

Il primo, ben in vista era Rahm Emanuel, al lato di Obama c'era l'ex Segretario del Tesoro Robert Rubin, e dietro Obama l'ex presidente della Federal Reserve Paul Volcker. Brevemente inquadrato, è comparso anche un altro ex Segretario del Tesoro, Lawrence Summers. Tutti ex clintoniani ed esponenti di quell'iperliberismo che negli Anni Novanta venne sdoganato a sinistra dalla terza via di Clinton. Tornano tutti loro, dunque?

Ma se si guardava bene al gruppo, vi apparivano anche radicali come David Bonior, ex congressman del Michigan, uomo dei sindacati, che aspira oggi, si dice, proprio all'incarico di ministro del Lavoro; e Robert Reich, ex clintoniano, che nel recente dibattito sul salvataggio di Wall Street si è distinto per le sue critiche alla grande finanza.

Tutto questo forma - sia pur lentamente - una prima più realistica immagine della nuova amministrazione Usa. Per quanto lo si ami come un Mosè, Obama è un uomo politico in carne e ossa, che è arrivato dov'è grazie a una grande dose di realismo e pragmatismo. Colore della pelle o meno Obama non sarebbe dov'è oggi se non avesse anche fatto molti patti e firmato molte cambiali: con il suo partito, una vasta base di vari elettorati, nonché molti interessi economici che lo hanno magnificamente sostenuto. Le varie componenti di questo mondo democratico, premiato e rafforzato come si diceva proprio dalla vittoria di Obama, costituiscono nella pratica una realtà molto meno nuova, e soprattutto molto meno «cambiabile» di quel che Obama ha promesso e promette.

Queste elezioni hanno fatto vincere infatti i democratici in aree dove da anni non avevano nemmeno rappresentanti. Le vittorie hanno portato a Washington i personaggi più diversi fra loro: da veri conservatori che hanno sconfitto i repubblicani in zone come la Virginia, ai rappresentanti delle molte organizzazioni di Comunità (Obama è il primo presidente che ha iniziato la propria carriera come Community Organizer). Se l'establishment, dunque, come si diceva, si ridistribuisce tranquillamente le carte, queste altre realtà già scalpitano, come si può leggere su The Nation o sul New York Observer.

Riuscirà Obama, e come, a tenere insieme tutti questi elettorati? Come si ricorderà, Obama ha pagato nella Convention il suo prezzo alla sconfitta di Hillary e alle paure dell'establishment del partito, di fatto abbassando la sua polemica sul rinnovamento interno, e allargando la sua piattaforma includendo quasi tutte le richieste sociali. Oggi paga questi patti richiamando al lavoro molte delle figure del partito, omaggiando i vecchi senatori, riportando in auge i migliori dell'epoca clintoniana, e pagando persino un omaggio all'appoggio decisivo datogli dai Kennedy.

Quello che si profila è uno schieramento efficace e competente, ma, appunto, per nulla «rinnovato» e soprattutto in totale continuità col passato. E' presto ancora, certo. Ma fin d'ora queste scelte ci fanno dire che mai forse come nel caso di Obama è necessario innamorarsi poco della parole, e badare molto alla sostanza.



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permalink | inviato da Pike il 22/1/2009 alle 20:12 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (19) | Versione per la stampa


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