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30 maggio 2008

CARLO ALBERTO DALLA CHIESA secondo il noto sito INDYMEDIA - DALLA CHIESA CARNEFICE B.R. VITTIME - ovvero come la sinistra radicale distorce la realtà

 

dal sito indymedia:

Nelle commemorazioni ufficiali di Dalla Chiesa si "dimenticano" alcuni fatti importanti della vita del generale, quali la strage di via Fracchia (Genova 1980) o la sua adesione alla loggia massonica eversiva P2 
Ricorreva ieri il 25° anniversario della uccisione, da parte della mafia, del generale dei carabinieri Carlo Alberto Dalla Chiesa.
Nelle commemorazioni ufficiali e nelle idilliache biografie di regime -- tutte tese a presentare il generale quasi come un santo, comunque come un uomo probo e integerrimo caduto nella lotta implacabile contro la mafia -- si "dimenticano" disinvoltamente alcuni aspetti dell'azione e della vita del carabiniere-generale, che pure devono essere ricordati.

Ad esempio, nel 1974 si distingue per la feroce repressione della rivolta nel carcere di Alessandria: alla fine si conteranno sette morti e quattordici feriti.
Subito dopo, crea il nucleo speciale antiterrorismo, struttura che gli consente di arruolare Silvano Girotto ("Frate mitra") e di infiltrarlo nelle Brigate rosse: riesce così a catturare Renato Curcio e Alberto Franceschini (1975).
Facendo leva sul pentitismo, le azioni di infiltrazione e spionaggio
riesce ad assestare durissimi colpi alle organizzazioni combattenti.
Sempre sua è l'idea di rinchiudere i brigatisti in carceri di massima sicurezza (Cuneo, L'Asinara, Trani, Favignana e poi Palmi).

Il 28 marzo 1980, i carabinieri di Dalla Chiesa fanno irruzione in una base delle B.R., ritracciata su segnalazione del "pentito" Patrizio Peci, in VIA FRACCHIA a Genova ove vengono sopresi nel sonno e "giustiziati" a freddo 4 brigatisti rossi: Annamaria Ludmann, Riccardo Dura, Lorenzo Betassa e Piero Panciarelli.
Per questa strage, naturalmente, nessuno ha pagato nè è mai stata fatta alcuna inchiesta.
Da ultimo, non si può non ricordare che Dalla Chiesa appartenva alla loggia massonica eversiva P2, che si proponeva di instaurare in Italia, con metodi illegali, un regime autoritario e di destra
( fonte : indymedia 
http://piemonte.indymedia.org/article/43?condense_comments=false )

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Questo è il ritratto del generale CARLO ALBERTO DALLA CHIESA , come viene tratteggiato dal nosto sito di " controinformazione " indymedia .

leggendo questo articolo, pare che il generale sia un carnefice e le Brigate Rosse  le vittime.

Noi sappiamo che non è così.

Noi sappiamo che il generale dell'Arma dei Carabinieri Carlo Alberto dalla Chiesa, caduto nella lotta contro la mafia , non è  stato affilliato alla Loggia P2 e meno che meno è stato un eversore di destra, sappiamo invece che il generale dalla Chiesa è stato  partigiano. Circostanza questa che il noto sito indymedia curiosamente non cita.

Noi sappiamo che le Brigate Rosse non era un associazione di boy scout cattolici, dediti a attività sociali e di volontariato, come quasi ce li fa apparire  indymedia,  ma  fanatici terroristi che hanno messo a ferro e fuoco il nostro paese per oltre un decennio.

Non stupisce perciò, che la "controinformazione" di sinistra, stia montando una campgna d'odio , di paura contro un ipotetica revanche fascista che giorno dopo giorno appare più pretestuosa e farlocca.

Leggendo Indymedia, direi che se c'è un rischio di involuzione violenta,  viene dalla sinistra radicale.

Perchè glorificare le Brigate Rosse svillaneggiando la memoria di Carlo Alberto dalla Chiesa, da un sito web molto conosciuto come indymedia, equivale ad avallare i gesti  criminali compiuti dalle BR allora, e fornire pezze d'appoggio ai "nipotini" , che paiono bramosi di emulare le gesta dei loro predecessori.

I predecessori,detto per inciso, hanno una cinquantina d'anni, quindi ancora relativamente giovani, hanno un know how strategico-militare notevole e in molti sono a piede libero per effetto dell'indulto.

Pike




30 maggio 2008

UN NERO ( NEL SENSO D'AFRICANO) TRA I FASCISTI SQUADRISTI NAZISTI DEL PIGNETO?

<b>Parla la banda del Pigneto</b><br><b>"Con noi anche un nero"</b>


TAFAZZIANAMENTE (nella foto) LA SINISTRA INSISTE SULLA MATRICE FASCISTA NAZISTA SQUADRISTA DEI FATTI DEL PIGNETO.RIPORTO UN ARTICOLO DEL NOTO QUOTIDIANO NEOFASCISTA " REPUBBLICA"

ROMA - C'è un ragazzo con la pelle nera nel sabato del Pigneto. Ma non è nato in Bangladesh, né nel Maghreb. Perché in questa storia non è uno degli aggrediti, ma uno degli aggressori. In via Ascoli Piceno, impugnava una mazza come i "pischelli" bianchi cui si era unito. Un nero contro altri neri. Chi era insieme a lui nel raid ne parla da un telefono che ne protegge l'anonimato ("Purtroppo bisogna fà così perché ci sono ancora troppe guardie in giro e io devo ancora decidere se mi presento o no"). 

La confessione di Dario Chianelli, "Ernesto", ha scosso un gruppo che, da sei giorni ormai, vive acquattato nel quartiere e sembra averlo convinto "
che non c'è proprio più nulla da nascondere e tanto vale allora dire anche questa del "nero", così forse si placano tutti".
Il "nero" ha un nome e un cognome.
E' un ragazzo di colore che ha meno di trent'anni. E' cresciuto tra il Pigneto e il Prenestino. Lavora. E sabato, a quanto pare, non c'è stato bisogno di convincerlo ad unirsi al resto dei mazzieri.

"Se lo sentissi - dice il suo amico al telefono - non diresti mai che è un africano. E' uno de noi. Parla romano e magna romano come noi. Per questo è venuto con noi". Il ragazzo fa una pausa. "
Come bisogna spiegarlo ancora che la razza non c'entra? Ho visto che oggi (ieri ndr.) la politica sta continuando a parlà, a parlà. Stanno sempre a parlà. Non basta quello che ha detto Dario? Allora, forza, mettici pure questa. C'era uno de colore a menà. Si dice così, no? De colore. E sai perché? Lui al Pigneto è sempre stato rispettato. Nessuno l'ha mai fatto sentire di serie B. Questa è casa sua come è casa mia. E siccome stanno facendo lo schifo in casa nostra, a lui è salito il veleno come è salito a noi. Sai che gliene frega a lui del colore della pelle? Niente. A lui gliene frega ancora meno che a noi visto che è nero. Lui si è rotto il cazzo come noi. Punto e basta". 

Il ragazzo non ha nessuna voglia di spiegare come lui, il "nero" e gli altri ci siano finiti in via Macerata e via Ascoli Piceno. Se, come e quando le cose siano sfuggite di mano. "Dario ha detto bene. Ha raccontato bene quello che è successo. Quindi non c'è altro da aggiungere". Ha voglia invece di raccontare chi sono loro, "i pischelli". "Ma quali fascisti? Che te pensi? Siamo tutta gente che lavora. Che lavora con le mani. Il sabato sera con la donna o con la famiglia e, molti, la domenica allo stadio. Roma, Lazio. Ma niente ultras".
Per loro non è stato un portafoglio. Ma quello che dicono sia successo alle loro donne.
"A mia nonna gli hanno portato via la borsa e l'hanno pure insultata. A mia sorella l'hanno inseguita sotto casa di notte, che se c'ero io quella sera finiva male".

E così agli altri, sembra di capire. Tutti e quindici i protagonisti del raid avrebbero avuto uno sgarro da esibire nel pantheon del risentimento di quartiere. E dunque da vendicare. Con una scelta che sembrerebbe avere avuto il segno crudele e primitivo della decimazione. Colpirne uno per educarne cento. Punire l'indiano di via Macerata per dare man forte a Dario che chiedeva conto dello scippo alla sua ex moglie, vendicando così tutte le donne del Pigneto. Punire il bottegaio bengalese di via Ascoli Piceno che vende vino e birra fino all'alba, mettendo al proprio posto e sul chi vive tutta la filiera di balordi che normalmente vi si abbevera.

Eppure, forse, non è proprio così. Con i bengalesi sembra covi anche dell'altro. Il ragazzo al telefono dice: "Ma lo sai quanto sono impaccati di soldi? Li vedi che tirano fuori dalle tasche rotoli da 50 e 100 euro. Come fanno a tirarli su? Anche io lavoro, ma quello che guadagno io in un mese loro se lo portano a casa in una settimana. Com'è?". E' una domanda che anche Dario ha affacciato nel suo racconto. Una domanda che trova una risposta in ciò che i "pischelli" del raid e l'intero quartiere sembra diano da molto tempo per assodato. Dimostrato al di là di ogni ragionevole dubbio, senza perdersi dietro a inutili fronzoli. E cioè che la comunità dei bengalesi sia diventata il complice ombrello alla cui ombra si ripara lo spaccio capillare dei maghrebini. I bengalesi non danno nell'occhio. I bengalesi sono gente pacifica che non attira "le guardie".

Nelle loro botteghe, i maghrebini hanno capito che possono parcheggiare la droga che spacciano o la refurtiva che riciclano senza rischiare nulla. E con il minimo sforzo. Dice ancora il ragazzo:
"Io non lo so se questi bengalesi qua lo fanno perché hanno soltanto paura dei marocchini o se invece lo fanno, soprattutto perché dai marocchini prendono la stecca sulla roba che quelli gli inguattano. Sia come sia, la roba esce dalle botteghe loro. E quindi meritavano una ripassata. Voglio vedere se adesso se rimettono a fà come prima".

Il ragazzo dice che deve chiuderla qui. Ha fretta di parlare con gli altri. Perché ora, dopo la confessione di Dario, il gruppo deve decidere che fare. I "pischelli" hanno capito che la polizia sa chi sono. E hanno capito anche che il ritorno di Dario al Pigneto da uomo libero è una mano tesa a chiuderla davvero questa storia. Ha un'ultima battuta:
"Quello che abbiamo fatto, lo abbiamo fatto per il Pigneto. Ma adesso, qui al Pigneto, tutte queste guardie che girano cominciano a essere un bel casino".


(30 maggio 2008)


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permalink | inviato da Pike il 30/5/2008 alle 11:35 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (102) | Versione per la stampa



29 maggio 2008

Non puoi permetterti di dire niente su Giorgio Almirante

   


Che Fini non rappresenti più la fiamma, accesa nei cuori da più di 60 anni lo sanno anche le pietre. Ma "Trentadenari" (ndr Fini) si è superato. In un discorso pubblico come presidente della camera ha sputato di tutto e di più su Giorgio Almirante uno dei segretari dell'MSI più importanti di sempre. Mi ha tanto disgutato il suo discorso, che non sono riuscito a sentire fino in fondo. Il Giuda del 2000 ha venduto anche l'ultimo dei guerrieri, ma si ricordi che il guerriero che ha venduto è il guerriero che gli ha permesso, oggi, di essere di chi è.

Giorgio Almirante avrà anche sbagliato, ma Giorgio Almirante è stato, è, e sarà il grande uomo missino mai esistito. Poteva anche limitarsi a dire che aveva sbagliato senza aggiungere altri aggettivi o commenti.

La mia città una strada intitolata a Giorgio Almirante c'è, ed è stata intitolata da un Sindaco del Pd.


FINI NON E' IL MIO PRESIDENTE. 

p.s: Ma Fini ha capito che partito ha guidato per 15 anni?

Kinasafronte




permalink | inviato da kinasafronte il 29/5/2008 alle 19:46 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (32) | Versione per la stampa



29 maggio 2008

ENNESIMA FIGURA DI MERDA DEGLI ANTIFASCISTI MILITANTI! L'AGGRESSIONE AL PIGNETO MESSA IN ATTO E CAPEGGIATA DA UN COMUNISTA!

 


"Eccome qua, io sarei il nazista che stanno a cercà da tutti i pizzi. Guarda qua. Guarda quanto sò nazista...". La mano sinistra solleva la manica destra del giubbetto di cotone verde che indossa, scoprendo la pelle. L'avambraccio è un unico, grande tatuaggio di Ernesto Che Guevara. 

"Hai capito? Nazista a me? Io sono nato il primo maggio, il giorno della festa dei lavoratori e al nonno di mia moglie, nel ventennio, i fascisti fecero chiudere la panetteria al Pigneto perché non aveva preso la tessera"

"
Perché la verità, come diceva il Che, è rivoluzionaria. La politica non c'entra un cazzo. Destra e sinistra si devono rassegnare. Devono fare pace con il cervello loro. Non c'entrano un cazzo le razze. Non c'entra - com'è che se dice? - la xenofobia"

qui il link  :
http://www.repubblica.it/2008/05/sezioni/cronaca/pestaggio-nazi-roma/ricercato-pigneto/ricercato-pigneto.html
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Mi rendo conto che ho usato delle immagini forti.Me ne scuso.

Ma questa vicenda è stata orribilmente strumentalizzata.

Ma la verità, come la merda, prima o poi viene a galla.




permalink | inviato da Pike il 29/5/2008 alle 11:19 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (38) | Versione per la stampa



28 maggio 2008

Collettivi di sinistra e Forza Nuova si scontrano dopo che è stato vietato, in un'università italiana (!) un omaggio ai Martiri delle Foibe

   

La rissa, alla Sapienza, in Roma, a via Cesare de Lollis è durata una decina di minuti, ha coinvolto una ventina di militanti antifascisti e un gruppo di ragazzi di estrema destra. Secondo una prima ricostruzione dei fatti, il gruppo dei giovani di sinistra stava strappando i manifesti di protesta appesi all'università da Forza Nuova contro l'annullamento del convegno sulle foibe. I giovani militanti di destra non avrebbero risposto subito alla provocazione. (...) Sarebbero almeno 7 feriti, di cui tre sono stati portati al Policlinico Umberto I. "Si tratta di tre codici gialli - fanno sapere dall'ufficio stampa dell'ospedale - Uno ha una spalla lussata, altri due hanno ferite alla testa, non profonde. Sembra che abbiano subito delle sprangate" . Tra i ricoverati due appartengono alla fazione di destra e uno ai Collettivi di sinistra (ergo se la matematica non è opinione non c'è un gruppo di sprangatori e uno di sprangati). Tutti gli altri ragazzi coinvolti nella rissa sono riusciti a fuggire. Gli studenti dei Collettivi, che nel pomeriggio hanno organizzato una conferenza stampa, insistono: "E' stata un'aggressione a freddo". Intanto chiedono le dimissioni immediate del preside Guido Pescosolido, che aveva autorizzato il convegno sulle foibe (evidentemente è un oltraggio alla teologia della demenza il voler rendere omaggio agli italiani trucidati dalle guardie rosse jugoslave) , e danno appuntamento a domani per un'assemblea sulla sicurezza, mentre per giovedì hanno indetto un presidio davanti alla facoltà di Lettere.(Sperano nell'antifascismo e nel revival degli opposti estremismi per recuperare un po' di terreno dopo le recenti cocentissime perdite di consenso di base) A scaldare gli animi era stata ieri un'iniziativa del prorettore vicario Luigi Frati, che (non si sa con quale faccia e quale senso morale) aveva revocato l'autorizzazione concessa dal preside della facoltà di Lettere e Filosofia a una conferenza sulle Foibe, alla quale avrebbe partecipato Roberto Fiore, segretario nazionale del movimento di destra Forza Nuova. Da Palermo interviene il sindaco Gianni Alemanno: "Le violenze a Roma sono da condannare senza alcun'attenuante . L'università La Sapienza non può essere luogo di scontro e di violenza politica". Secondo Alemanno sono false le voci di un clima di violenza e intolleranza diffuso nella capitale. "Ci sono in giro degli imbecilli pericolosi che vanno isolati - dice il sindaco - i responsabili di questa aggressione devono essere assicurati alla giustizia e messi in condizione di non nuocere".

Sperando che il Sindaco legga bene i resoconti, prenda nota dei numeri dei feriti; rifletta su come e perché gli animi si sono accesi (ovvero se la prenda innanzitutto con il signor Frati) e che, dall'alto della sua esperienza di piazza sappia leggere quello che traspare anche dai comunicati dei Collettivi, dai quali emergono sia l'aggressività degli stessi sia l'ammissione del fatto che la tensione è stata provocata dai medesimi ed è cresciuta strada facendo. Non vi è dubbio, - attenendosi alla lettura dei comunicati di parte avversa – che non si è trattato di un'aggressione a freddo, di un assalto unilaterale e che non ci sono stati un lupo e un agnello.

Si spera poi che nessuno abbocchi al richiamo della strategia della tensione e che il tentativo di ridar fiato a un gruppo dirigente ultratrombato venga disatteso dalla stessa estrema sinistra che non ha ragione né interesse a farsi manovrare come una marionetta.

articolo preso da:
www.Noreporter.org

Kinasafronte




permalink | inviato da kinasafronte il 28/5/2008 alle 15:36 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (99) | Versione per la stampa


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