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14 maggio 2009

Il gayo strabismo della sinistra - icone e CULicone

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Yukio Mishima, intellettuale a tutto tondo , scrittore poeta sceneggiatore , attore , regista ( e politico )  . Sportivo e dandy, praticava  kendoiaido ed aveva uno spiccato e narcisistico culto del corpo. (foto)

Tacciato d'esser "fascista" in Italia, in realtà Mishima era amatissimo dai contestatori sessantottini giapponesi che lo ritenevano (secondo me a torto) un "impolitico".

A sommi capi Mishima più che "fascista" nel senso europeo e italiano era un tradizionalista, amareggiato dalla perdita delle tradizioni e dall'americanismo che stava inquinando le tradizioni nipponiche.

Mishima però rispetto ai neofascisti europei  era più monarchico e conservatore nel senso stretto dell'espressione per contro il neofascismo europeo contemporaneo a Mishima presentava tratti sovversivi e ribellistici anarcoidi .

A Mishima non interessava sovvertire ma ripristinare. Sapendo a monte che avrebbe fallito.

Era un guerriero antimodernista, un samurai fuori tempo massimo.Fondò una sorta di guardia pretoriana/movimento politico detto  Tate no Kai (
Società degli scudi).(foto)

Certamente aveva molto in comune con un certo neofascismo evoliano (culto della tradizioni  dell'aristocrazie e delle gerarchie) ma era troppo giapponese per essere etichettato e impachettato con definizioni banali ed europee.

In gesto di suprema protesta, occupò un caserma dell'esercito giapponese , chiamò stampa e televisioni , lesse un discorso (foto) e si tolse la vita al modo dei samurai, aprendosi il ventre con una katana.

Fu anche in quel senso geniale; dimostrò di saper usare i media in un modo spregiudicato unendo paradossalmente il modernismo del mezzo televisivo al rito antico del suicidio rituale. 

A differenza dei neofascisti bombaroli italiani e dei brigatisti rossi o della RAF tedesca Mishima combattè la società uccidendo solo  se medesimo anzichè degli innocenti . E scusate se è poco.
 
Come Tolkien ( quest'ultimo fortunatamente  riscoperto ) e  malgrado sia ancor'oggi famosissimo nel resto del mondo  , in Italia è tutt'ora poco noto a causa del provincialismo e dell'ottusità dell'intellettualume demoKratiKo  . All'epoca venne ostracizzato perchè ritenuto  "fascista" . La sua " fascisteria" gli chiuse le porte della notorietà nella penisola.

E questo la dice lunga sul valore intellettuale dell'hintellighenzja "culturale" italiana, autoreferenziale e conformista. Che non si accorse di due ventate di freschezza nell'asfittico panorama marxista leninista italidiota.

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guido keller.
manifesto yoga keller.

Il conte Guido Keller von Kellerer, più noto senza il predicato nobiliare, legionario fiumano, amico personale di Gabriele D'annunzio, fu tra le altre cose pilota nella squadriglia di Francesco Baracca.

 e coprotagonista insime a Gabriele D'annuzio del volo su Vienna .

Fu poi legionario fiumano e fondatore del gruppo "Yoga"( che aveva per simbolo una svastica - nell'immagine )  e mebro della squadra "La disperata" (nell'immagine )  .

Fascista della primissima ora, non mancò di denunciare il conformismo e la degenerazione del "fascismo regime".

E' sepolto insieme a Gabriele D'annunzio , vicino nella morte come nella vita, al "Vittoriale".
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Eugenio di Savoia, principe di Carignano e conte di Soissons , fu il terrore dei turchi e dell' Islam , che respinse fuori dal cuore dell'europa.

Vincitore dell'assedio di Vienna del 1683. Senza di lui forse oggi parleremmo arabo ( cosa che peraltro a taluni non dispiacerebbe ) .

Una divisione di fanteria di montagna delle Waffen SS, la  SS-Freiwilligen-Gebirgs-Division"Prinz Eugen“venne intitolata al principe Eugenio .


Vladimiro Guadagno detto Vladimir Luxuria è un (una?) soubrette e/o una drag queen  dalle dote canore scarse per non dire nulle , incapace di ballare ,  di nulla simpatia ma  grande presunzione.



Candidato ed eletto ( ahinoi ! ) da Rifondazione Comunista al Parlamento della Repubblica è noto per essre stato la prima donna (?) a fare la pipì in piedi ed a scrollarsi l'uccello nel bagno delle donne della Camera dei Deputati.

Non è dato sapere se abbia alzato l'asse o se abbia bagnato la tavoletta con le due classiche goccie di pipì che perfidamente , malgrado la  sapiente scrollata  gocciolano ( le bastarde ) a macchiare ciò che non si deve macchiare facendo ferocemente incazzare le mogli, che sull'asse alzato non transigono (com'è noto).

Più recentemente Luxuria è assurto al rango di paladino della sinistra per la vittoria del trashissimo programma "L'isola dei famosi" ( vedi  
http://www.caffenero.ilcannocchiale.it/?TAG=gay )
evento salutato con cori celesti (o arcobaleno ) di voci bianche , ovviamente,  dal funambolico e barbuto komunista ( o omo- nista ? )Pietro Sansonetti, che paragonò Luxuria a Obama  facendo incazzare il popolo comunista e il mascelluto Ferrero (caso unico di sinistro dalla mscella forte )che si senti proverbialmente preso per il culo.

C'è da dire, che in un sussulto di dignità e senso del ridicolo, il fiero Ferrero rimosse il barbuto Sansonetti. E' il caso di dire che Sansonetti coprendo le spalle a Luxuria la prese in quel posto.

Si noti che il/la drag queen vincitore dell' " Isola dei famosi" di cui sopra , è osannato malgrado le scarse qualità artistiche e malgrado qualche mal di pancia (minoritario) .

Insomma il gayo Guadagno è noto per pisciare nel bagno delle donne e per la vittoria de "L'isola dei foamosi".Ma è una icona di sinistra. E nessuno se ne scandalizza.

Viceversa la vicenda delle "veline" candidate all'europarlamento ha scandalizzato le beghine cattocomuniste, del cui strabismo non si finisce di stupirsi. 

Si noti che le sinistre solitamente critiche verso la tivvù in generale e vieppiù verso la tivvù trash , hanno repentinamente cambiato opinione sul genere trashista , dopo la vittoria del gayo omo-nista Gaudagno/Luxuria e del rom Ferdi , delle trasmissione apoteosi  del trash di cui in precedenza dissero ogni male, addebitandone la messa in onda al cattivo genio di Silvio Berlusconi ( ca va sans dire )  .

Dopo questa conversione al trashismo temo un format reality su RAI3 o LA7 , magari " lotta di classe e omosessualità al kolkoz dei famosi "(ahhhhhargh!)

..


Ma cos'hanno in comune Yukio Mishima, Guido Keller e il principe Eugenio? l'omosessualità.

Si, perchè i primi tre erano notoriamente omosessuali ; Mishima fu assistito nel suicidio dal suo compagno, che a sua volta si uccise .

Keller era notoriamente e dichiaratamente omosessuale ( il termine gay mi ripugna ) , il principe Eugenio conviveva  con il suo compagno senza che i viennesi se ne stupissero più di tanto  .

Pare perfino che quest'ultimo, malgrado i servigi resi agli Asburgo, non abbia mai chiesto all'Imperatore  ne PACS ne DICO a tutela dei diritti del suo convivente .

Non me ne vogliano i lettori, ma io trovo che differenze di "genere", tra i primi tre e la/il soubrette delle ultime foto, ci siano e siano assolutamente evidenti.  

E che nella mia destrorsa ottusità intellettuale io faccia un distinzione tra checche e omosessuali ( posto che ai sensi di Legge si possa dire di un omosessuale  che è una checcha senza incorrere in denunce ai sensi di demoKratiKe Leggi )

La sinistra radicale ha cercato di annettersi le minoranze, con riguardo particolare per le minoranze sessuali , a fini meramente elettorali  .

La sinistra radicale ha cercato di far passare per "valore" una diversità. Perchè, piaccia o no, l'omosessualità è una diversità .

Ma la diversità, specie se ostentata esibita e grottesca come quella di Luxuria,  di per se non è ne un valore ne un disvalore.E' solo una diversità.E non è "patrimonio", si notino le virgolette, di alcuna parte politica, ma un comportamento privato.

Giù le mani dai valorosi camerati gay, insomma e/o "Il gayo è mio e me lo gestisco io".

Allargando il campo, PierPaolo Pasolini, esteta , elegante e sportivo, amante delle belle automobili, intellettuale poliedrico controcorrente e anticonformista ( per molti versi simile a Mishima )  , che contestò agli "antifascisti" che addebitavano al neofascismo la strage del Circeo , che quell'episodio non aveva una matrice politica.

Pasolini che contestò ai sessantottini di essere dei figli di papà prendendo le difese dei poliziotti (veri proletari secondo lui ) a proposito degli scontri di Valle Giulia .
 
Pasolini antiabortista e legato ai valori cattolici e per molti versi "tradizionalista", osannato a sinistra più da morto che da vivo era dichiaratamente e ostentatamente omosessuale per quanto virile nei modi e nei costumi, mai e poi mai  si sarebbe sognato di dare un valore politico o metapolitico alla sua identità sessuale.  

Ci consola però sapere che mentre gli intellettuali /combattenti omosessuali Mishima, Keller e Eugenio di Savoia ( e se vogliamo anche il "riscoperto a destra" P.P. Pasolini ) sono icone della destra cosiddetta radicale ( anche se dobbiamo metterci d'accordo sul significato del termine "radicale" * ) mentre  Vladimiro Guadagno è icona della sinistra (insieme al rom Ferdi )

Del resto, si hanno le icone che ci si merita.   

Pike



*
: ho sempre rifiutato l'etichetta di simpatizzante della destra radicale ma da quando Alemanno e Fini si sono messi a duellare su quanto è lungo e duro il loro antifascismo l'etichetta mi infastidisce meno.






22 aprile 2009

LA STRANA MORTE DI FEDERICO BALBIANO DI BELGIOIOSO - PARTIGIANO CADUTO DURANTE LA LIBERAZIONE DI MILANO

 

LA STRANA MORTE DI FEDERICO BALBIANO DI BELGIOIOSO - PARTIGIANO CADUTO DURANTE LA LIBERAZIONE DI MILANO

Questa immagine è la versione agiografica della resistenza impostaci dai "guardiani della memoria" nel dopoguerra:



Ma io credo che la realtà della "resistenza" assomigli di più a questa immagine



Un episodio del 25 aprile forse è illuminante e merita di essere illustrato.


Il comandante partigiano Giovanni Pesce " visone" Medaglia d'Oro alla Resistenza e eroe nazionale, così si esprime, circa l’uccisione, per "fuoco amico" ,del partigiano di Giustizia e Libertà, Federico Balbiano di Belgioioso:

A Milano nei giorni della liberazione, , non tutto è luce e eroismoci sono ombre che occorre denunciare con fermezza “ 1

In effetti, l’episodio relativo all’assassinio di Balbiano di Belgioioso è ha ben poche luci e molte ombre. Balbiano bloccò un auto di militari della R.S.I. tagliati fuori dalla fuga di Mussolini e dalle resa della Whermacht, che cercavano di uscire da Milano per aver salva la vita, e li passò per le armi.

I partigiani comandati da Balbiano, salirono sulla vettura catturata, per recarsi al loro comando a riferire.

Vennero però bloccati da una squadra partigiana della Divisione Pasubio, che li “scambia “ per fascisti. Balbiano invitò i partigiani della Pasubio a telefonare al Comando di “Giustizia e Libertà “, ma il comandate della “Pasubio “ si rifiuta.

A proposito di questo inspiegabile rifiuto , così si esprime Giovanni Pesce :

E’ difficile capire perché non fu fatta quella telefonata, perché non fu mandato qualcuno al Comando di Giustizia e Libertà

Sta di fatto che i partigiani della “ Pasubio “ trucidarono i partigiani di “Giustizia e Libertà “ al seguito di Balbiano di Belgioioso.

Malgrado questo episodio sia documentato e anche narrato da un eroe e uomo simbolo della lotta partigiana, quale Giovanni Pesce, la bibliografia e le fonti sul web, sono assai scarse, facendo pensare a una sorta di omertà.

L’episodio farebbe pensare ad una resa dei conti interna alla resistenza (analogo a quello occorso al conte Cattaneo di Rovellasca, di cui parlerò poi, o alla strage del Porzus, di cui ho già parlato e altre ancora ) o a un atto di violenza gratuita.

Va però notato, che anche in questo caso, partigiani “rossi “ giustiziarono in circostanze oscure e con motivazioni oscure, partigiani d’opposta fazione, come già avvene a Graglia, al Porzus,a Montefiorino , facendo pensare non alla “resistenza “ come a una lotta univocamente rivolta contro i fascisti della R.S.I. ed ai tedeschi, ma anche contro i partigiani con idee politiche divergenti tra loro.


Malgrado questo episodio sia avvenuto , durante la " liberazione " di Milano, data simbolo e abbia quindi una forte rilevanza simbolica,una cappa d'omertà è calato sulla vicenda.

Per quanto, fare chiarezza su certi episodi, potrebbe solo giovare alla memoria della resistenza, togliendo argomenti a chi, sbagliando si incaponisce testardamente a ridurre il periodo a una mera guerra civile, e non a una fulgida pagina di storia, che dovrebbe essere condivisa, anzichè appartenere solo ad una parte.

Pike

1 - "quando cessarono gli spari " di Giovanni Pesce





17 marzo 2009

Gli anarchici di Mussolini

 
Allo scoppio della I guerra mondiale vi furono, in seno alle correnti anarchiche, alcune personalità che si staccarono dall’orientamento non interventista del movimento. Sull’argomento è interessante il lavoro svolto da Alessandro Luparini nel suo libro Anarchici di Mussolini.

Il primo tra i vari interventi “eterodossi” fu un articolo di Mario Gioda per il periodico “Volontà”, nel quale veniva notato limprovviso e devastante fallimento dellInternazionale e veniva dichiarata la necessità che, in caso di invasione austriaca dellItalia, anche gli anarchici impugnassero le armi. A questo primo intervento seguì quello della “già paladina dell’antimilitarismo” Maria Rygier che in un altro articolo, questa volta per “Il libertario” di La Spezia, si entusiasmò per la fine della triplice alleanza e auspicò la guerra. La presa di posizione della Rygier non fu che la prefazione del “Manifesto degli anarchici interventisti” di cui ella stessa fu ispiratrice. Tra i firmatari dell’appello, oltre a esponenti del sindacalismo, a socialisti dissidenti e ai repubblicani, figurava una personalità che rivestirà un ruolo centrale nella corrente anarco-interventista: Massimo Rocca.

Già da tempo staccatosi dall’Anarchismo “ortodosso” perché favorevole all’intervento in Libia e avvicinatosi alla causa del sindacalismo rivoluzionario, Rocca non fu considerato mai un anarchico in senso stretto, ma più un individualista. La sua visione concettuale dell’Anarchismo era estetizzante e fortemente elitaria, concezione cui restò sempre fedele nel tempo. La propaganda per la guerra, oltre che a generare cazzotti e lanci di sedie nelle conferenze da lui tenute, fece sì che i suoi rapporti con l’ “Avanti” di Mussolini si intensificassero fino alla firma degli articoli sul “Resto del Carlino” che spinsero il futuro Duce ad accelerare i tempi del suo strappo interventista.

Il patrimonio ideale dell’anarco-interventismo era, senza ombra di dubbio, un individualismo stirneriano revisionato nella sua concezione velleitaria e amoralistica, volgarizzazione cui Rocca sostituì una valutazione storica e “sentimentale” che sarà principio fondante del “liberismo rivoluzionario” (o “novatorismo”). Fu questo individualismo rivoluzionario che, oltre a rappresentare un riferimento ideale, fece anche da collante tra gli anarco-interventisti e le correnti più radicali della cultura italiana, prime fra tutte le avanguardie futuriste il cui ruolo nella campagna interventista fu tutt’altro che marginale.

Con l’avvento del conflitto si assistette a un allargamento dei magli coesivi tra le varie individualità anarco-interventiste che generò un periodo di caos interno. Così, mentre la Rygier puntava (non riuscendo nell’intento) a far confluire nel Partito Repubblicano Italiano (PRI) il movimento, Rocca sposava nel 1916 le rivendicazioni dei nazionalisti su Istria e Dalmazia, e da questo momento in poi si assistette al suo totale distacco dal sinistrismo e al suo progressivo approdo verso un conservatorismo “illuminato”.
La fine del conflitto ristabilì ordine e riserrò i magli precedentemente allentati. Alcuni esponenti del movimento, come la Rygier, sparirono nell’ombra, altri riallacciarono i contatti con l’Anarchismo “ortodosso”. Altri ancora, come Gioda, Malusardi e Rocca, aderirono al nascente movimento fascista, occupando un ruolo di rilievo al suo interno.

L’avvicinamento di Rocca al Fascismo fu dovuto a comunanza di posizioni in primis sulla questione adriatica, e in secundis sulla sua concezione politico-economica, che si configurava come un misto di liberismo, sindacalismo e produttivismo di stampo mussoliniano. Al pari di Mussolini, anche Rocca auspicava una «matura collaborazione tra capitale e lavoro» volta all’emancipazione dei lavoratori tramite la compartecipazione al ciclo produttivo. Compito della borghesia era mostrarsi autentica classe dirigente capace tanto di opporsi al bolscevismo dilagante quanto di responsabilizzare il proletariato. Difensore dellordine monarchico, Rocca intravisava nell’attuale situazione politica la sopraffazione della burocrazia sulla borghesia, e il suo auspicio era quello che si realizzasse una rivoluzione, compiuta la quale, la borghesia aveva l’obbligo di realizzare un rivolgimento aristocratico della società italiana. Approvava lo Squadrismo come strumento di difesa contro le prepotenti orde bolsceviche, e vedeva una forma di dittatura pro tempore l’unica soluzione di governo capace di far cessare “ lorgia di tutti i disordini”.

Altro “anarco-fascista” fu Mario Gioda che, con l’ex sindacalista rivoluzionario Attilio Longoni, fu tra i promotori del Fascio di combattimento torinese del quale assunse la segreteria. Per Gioda il Fascismo doveva essere lantipartito, motivo per il quale desiderò che al Fascio torinese accorressero tutte le forze «sane, giovani, italiane» senza distinzione di parte o colore politico, individuando il nemico non nel proletariato ma nel bolscevismo. Tuttavia, nonostante il suo punto di vista fosse volto al superamento delle logiche destra/sinistra, il Fascio torinese fu sempre inclinato verso destra (salvo una parentesi in cui si tentò una più ampia apertura verso i lavoratori delle fabbriche) al punto che la leadership di Gioda fu sostituita, nel maggio del 1920, dal monarchico De Vecchi (in foto).

Altra interessantissima personalità anarco-interventista fu Edoardo Malusardi, che nel Fascio veronese occupò un ruolo di primo piano fondando anche il giornale “Audacia”. Proveniente dall’esperienza fiumana, Malusardi aveva come riferimenti la Carta del Carnaro e il Sindacalismo Rivoluzionario di Corridoni. Il Fascismo doveva essere, a detta sua, antimonarchico e sensibile alla questione sindacale, puntando a far crescere il valore dei lavoratori in termini tecnico-intellettuali. Riguardo agli scioperi, la sua concezione era quella di prendere decisioni “volta per volta”. Godendo del rispetto e della compattezza del Fascio veronese intorno alla sua figura, Malusardi fu l’unico che disertò il Blocco Nazionale scaturito dall’unione tra i Fasci di combattimento e lAssociazione Liberale Democratica, che si venne a creare in vista delle elezioni del 1921. Questa coerente scelta gli valse l’assenso di Mussolini che si complimentò con lui per aver agito «fascisticamente» poiché, se mancavano «certe elementari condizioni di probità politica», necessitava «non bloccare […] ma sbloccare».

Rimanendo sempre un “novatore”, differentemente da Rocca che andava sempre più sintonizzandosi su frequenze conservatrici, Malusardi riaffermò sempre la sua fede sindacalista intendendola su parametri di sindacalismo/corporativismo dannunziano, fede la sua che lo portò anche a criticare apertamente le politiche del partito (si compì nel mentre la trasformazione del movimento in Partito Nazionale Fascista PNF) dal quale, però, non perse mai il rispetto.

Compiuta la rivoluzione fascista (Marcia su Roma, 28/10/1922) iniziò per gli anarco-interventisti il periodo revisionista.
Il primo ad esprimersi fu Malusardi che rilevò lo Squadrismo, legittimo e giustificabile nel periodo movimentista e pre-rivoluzionario, ora da disciplinare in virtù di una ricostruzione sana e legale dello Stato: «lasciate stare, dunque, o amici, il manganello, l’olio di ricino, la gradassata inutile, e chiedete invece delle biblioteche e delle scuole di cultura».
Rocca, dal canto suo, fece propria la concezione bottaiana di sostituzione del vecchio ceto dirigente fascista con una nuova élite, e fu proprio con Bottai che iniziò una collaborazione scrivendo articoli su “Critica Fascista”.

Uno di questi mise Rocca in aperta polemica col fascista intransigente Farinacci (in foto), il quale vedeva nelle teorie revisioniste una minaccia a quel Fascismo provinciale da lui considerato “l’anima pura” della fase movimentista e rivoluzionaria. In virtù di una siffatta visione, il Fascismo delle province meritava l’immunità da ogni tipo di attacco o revisione. La risposta di Rocca fu esageratamente prosopopeica e suonò così: il rassismo era un fenomeno che andava superato. Essendoci ora un governo e una legge, anche il più anziano e autorevole fascista che fosse contravvenuto ad essa meritava la galera.

Superato un periodo di sospensione a seguito di queste dichiarazioni, i toni del revisionismo di Rocca si fecero più filosofici e concettuali, ed ebbero l’effetto di far allontanare l’opinione pubblica dalla sua “battaglia”, che veniva ora percepita come una “bizzarria intellettuale” e nulla più.

Nell’aprile del 1924 Rocca riaprì un fronte revisionista di stampo accusatorio sia nei confronti del Fascismo provinciale che verso il neo ministro dell’economia De Stefani, accusato di corruzione. In realtà l’accusa verso De Stefani non avvenne mai in maniera diretta, e questa vicenda appare ricca di equivoci; tuttavia questa seconda “ondata revisionista” costò a Rocca l’espulsione dal PNF.

Nel 1925 lasciò l’Italia per la Francia. Qui mantenne nei confronti del regime un atteggiamento altalenante pur non dichiarandosi mai antifascista.




31 gennaio 2009

Una fassa una rassa - estremisti di destra e di sinistra a confronto

Vengo attaccato relativamente al mio penultimo thread.

Si arriva ad ipotizzare che la mia sia un " excusatio non petita "  , atta a coprire i veri colpevoli dell'attentato intimidatorio di Arcene, che apparterrebbero alla destra radicale di cui io sarei fiancheggiatore (!)

Addirittura, un Kompagno demoKratiKo, arriva a suggerire di sottoporre i miei scritti all'attenzione delle competenti autorità ( wow! )  

Non da ieri sostengo che i militanti della destra radicale siano dei comunisti mancati come d'altronde sostengo da tempo che i militanti della sinistra radicale siano dei fascisti malriusciti.

Pertanto credo sia interessante riproporre un vecchio thread.


Lotta studentesca movimento giovanile di Forza Nuova e Movimento studentesco manifestano insieme a Bergamo


 (1)




A Bergamo il movimento studenti diventa bipartisan in nome della protesta contro la riforma Gelmini: Movimento studentesco e Lotta studentesca, legata al controverso movimento Forza Nuova manifestano insieme, ovvero sinistra e destra estreme o radicali che dir si voglia si trovano d'accordo.

"Preso atto delle intenzioni del presidente Berlusconi di reprimere con la forza la polare insurrezione contro la riforma Gelmini, Lotta studentesca sarà in prima linea per combattere insieme agli studenti di sinistra per il futuro di noi giovani", si legge in una nota e gli studenti 'di destra' sembrano altrettanto agguerriti: "Noi difenderemo con le unghie e con i denti la natura pubblica della scuola. Riteniamo, infatti, che in epoca di crisi economica gli investimenti debbano essere fatti principalmente sui giovani".

Certo è suggestiva la saldatura tra sinistra radicale  e destra radicale.Non è un tema nuovo,quello del cosiddetto "fasciomunismo" eppure sempre suggestivo.In effetti è fatto noto che moltissimi reduci della R.S.I. della corrente di sinistra e molti sindacalisti fascisti, nel dopoguerra aderirono al P.C.I. Certe suggestioni vengono da lontano, si pensi al nazionalbolscevico Ernst Von Salomon, sposato ad una ebrea e perseguitato dalla repubblica di Weimar poi durante i nazismo per la dichiarate simpatie verso i comunisti e nel dopoguerra perchè considerato nazista, che  riconosceva ai comunisti un "rigore prussiano"di cui parla nel romanzo " I Proscritti "oppure si pensi a Yukio Mishima, icona in egual misura della destra e della sinistra radicale giapponese , o per rimanere sul territorio nazionale alla politicamente ambigua "Reggenza del Quarnaro" nella quale affluirono entusiasticamente i cosiddetti arditi del popolo  o arditi bolscevichi e nazionalisti inveterati , saldati dalla personalità  del poeta soldato Gabriele D'Annunzio nell' effimera avventura politica, guardata non a caso  da Lenin con estremo interesse per i non pochi elementi socialistoidi e con molto sospetto per non dire una robusta diffidenza, da Benito Mussolini che invece voleva accreditarsi quale "moderato" presso Casa Savoia ( e forse non amava farsi rubare la scena dal poeta soldato ). Guardate la bandiera dell'effimero Stato Libero di Fiume,detto " Reggenza del Quarnaro" e capirete il perchè della simpatia di molti comunisti per l'impresa fiumana.L'ammiccamento al vessillo bolscevico e alla simbologia socialista è evidente e voluto .

hj

Ma torniamo ai giorni nostri e analizziamo i due manifesti pubblicati in testa  (1) qui volutamente affiancati.La somiglianza dello stile di comunicazione , dell'uso dei colori è  notevole, malgrado i messaggi che si vogliono veicolare siano diametralmente opposti.

La stessa militanza politica, vissuta come "comunità" dalle ali estreme è oggettivamente simile, resa più simile poi dalla forma "liquida" dei maggiori partiti attuali, ossia PDL e PD .
 
Non solo: c'è da notare che sia l'estrema destra che l'estrema sinistra sono saldate da un vago antisemitismo/antisionismo , condito da bandiere dello Stato d'Israele bruciate in piazza e da una malcelata simpatia comune per il regime islamico iraniano , annaffiato da un robusto sentimento antiamericano e da una comune simpatia per la causa palestinese.

Anche se è difficile da far digerire alle controparti di sinistra, è noto un ruspante ( e contradditorio) terzomondismo di destra, che si rileva specie dei movimenti Forza Nuova e Fiamma Tricolore e in misura molto più addolcita nella Destra Sociale,specie dopo l'incontro a " tarallucci e vino  kasher " tra esponenti della comunità ebraica romana, avvenuto dopo le elezioni comunali  vinte da Gianni Alemanno, grazie anche all'apporto entusiastico e probabilmente decisivo della comunità ebraica locale, appoggio malvisto e criticato  da alcuni (pochi)  esponenti della comunità ebraica, tra i quali Ariel Toaff, figlio del rabbino  emerito di Roma, Elio Toaff,

E' anche vero che i molti tentativi di saldatura,che spesso furono molto vicini ad andare a buon fine, vennero sempre frustrati da elementi dogmatici delle due parti , magari anche  interessati a premettere il loro spicchio di potere e alla loro visibilità personale, alla buona riuscita di singole iniziative su cui le ali estreme si trovarono a convergere.

Personalmente credo che questi tentativi di avvicinamento siano velleitari  temporanei e destinati al fallimento, ma questo nulla toglie alla suggestione di questi curiosi ammiccamenti,  ai quali neppure io resto indifferente, per quanto sia fortemente negativo su due degli elementi collanti della destra e della sinistra radicale,ossia sia su antisemitismo e antisionismo e la comune simpatia per il regime iraniano, che non condivido affatto.



Pike
 





8 gennaio 2009

il fascismo degli antifascisti - la riverginazione dei fascisti

 

il fascismo degli antifascisti - la riverginazione dei fascisti

 
































E' fatto arcinoto che molti intellettuali del dopoguerra, codificatori dell'antifascismo religione laica, furono perlopiù ex fascisti, vedi  ,http://caffenero.ilcannocchiale.it/post/2033083.html e http://caffenero.ilcannocchiale.it/2008/10/03/crapa_pelada_jazz_fascismo_rep.html spesso anzi i fascisti della seconda generazione, i cosiddetti "giovani turchi " che gravitavano intorno alla rivista "Primato" aderirono entusiasticamente all'antisemitismo propugnato in forma virulenta da Giuseppe Bottai*- vedi nota-  .

Come d'altronde è incontrovertibile che moltissimi intellettuali sulla breccia nel dopoguerra nel campo comunista, citiamo ad esempio il regista Luchino Visconti, Michelangelo Antonioni , Elio Vittorini , Vasco Pratolini  e perfino Pierpaolo Pasolini  e molti altri , militarono nei GUF e 
 furono in alcuni casi addirittura "littori".

Di certo per il PCI  che durante il ventennio nella clandestinità non potè attirare "masse" fu molto utile attuare una polica di "braccia aperte" verso chi , per opportunismo o per sincera condivisione di ideali, credette di riciclarsi militando nel PCI .

Il cinico e pragmatico Palmiro Togliatti, spesso in dissenso con altri dirigenti meno "elastici" credette di poter arruolare masse di intellettuali pronti a codificare la "supremazia intellettuale e morale" del PCI, potendo contare su una fedeltà pressochè canina.

In sostanza Togliatti garantiva la riverginazione  degli imeni lacerati dalla passata militanza in camicia nera, pretendendo per contro fedeltà pronta cieca ed assoluta.

I reverginati ovviamente subivano un ricatto continuo per il  passato fascista, per cui non potevano in alcun modo dissentire dalle linee guida stabilite dal Comitato Centrale, pena la dereverginazione e i panni sporchi del passato stesi  in piazza.

Ma di questa reverginizzazione dei fascisti, si sono occupati Renzo De Felice, Giuseppe Parlato  , Luca La Rovere. Di cui non posso  che consigliare la lettura, molto interessante , sebbene sgradevole per molti.

Risulta difficile credere che  il popolo italiano abbia : «riacquistato in una notte il suo sicuro, istintivo senso della realtà storica» (l'Unità, 27 luglio 1943), senza che parte dell'eredità storica del fascismo non abbia contaminato i post-fascisti.

Ma senza dilungarmi oltre ,
vediamo oggi quanto di fascista ci sia negli antifascisti, con degli esempi pratici.

E' evidente un fondo antisemita nella sinistra italiana e un terzomondismo anticapitalistico, antioligarchico , di evidente estrazione fascista. Come si diceva ( e si dice ) antidemoplutocattomassosionisti.** - vedi nota -  

Ora ed oggi Israele è un tabù 
http://archiviostorico.corriere.it/2008/aprile/26/Corteo_contestati_brigata_ebraica_fratelli_co_9_080426128.shtml.

Ora e oggi Vauro tratteggia Fiamma Nirenstein , rea di essersi candidata ed eletta nelle liste del PDL in quota AN , con tratti somatici chiaramente e parodisticamente  semiti.
.


Confrontate i nasi adunchi. della prima vignetta è autore il controverso Vauro, della seconda un ignoto fumettista tedesco, ma a me paiono non molto diverse. Uno era nazista e l'altro co-custode della memoria della shoah, ma potrebbero essere i due "artisti" , fratelli di latte.

D'altronde è paradossale che i libertari di sinistra siano sempre pronti a mettere a tacere con insulti e talvolta con minaccie chi non la pensa come  loro, mentre dovere di un libertario sarebbe di difendere anche chi non la pnesa come loro, oppure a condannare ad una sorte di "morte civile" gli intellettuali e gli artisti non conformi, cosa che sa molto di "fascista". Si noti come Corrado Guzzanti, dopo essersi scontrato con la sinistra italiana sia pressochè sparito dagli schermi, malgrado le indubbie qualità artistiche.

Stessa sorte è toccata ad altri,com'è noto. Viceversa il fazioso e benpensante fintobuono cattocomunista Fabio Fazio viene paragonato nientepopopòdimeno che a David Letterman e il Benigni di oggi, sempre più spento e buonista è quasi un paladino delle "masse" di sinistra.

Del resto è paradossale che da parte di laici  libertari , vi sia un approccio alla politica di stampo fideistico, religioso e dogmatico, con precetti ( l'odio verso Berlusconi ) dogmi ( l'antifascismo astorico ) riti e simboli distintivi della militanza ( le borse di stoffa e in generale il look )  finalizzati ad una massificazione e alla propria omologazione. A mio avviso retaggio diretto se pure inconscio del "Sabato Fascista " in
camicia nera.

E' disgustoso , girando per blog vedere come manchi assolutamente spirito critico dei commentatori di sinistra, come dai libertari venga la più assolta antidemocraticità , invettive per le invettive attenzione ,non durante dibattiti accesi, quando ci potrebbero stare , ma invettive e insulti in via preventiva , quasi degli anatemi, a conferma della politica vissuta come "religione laica" .

E si noti come, relativamente alle vicenda israelo-palestinese, vi sia un sostanziale sintonia tra destra radicale e sinistra radicale. Segno di una comune radice?

Quanto fascismo negli antifascisti.

Pike

* : Giuseppe Bottai, peraltro sospetto d'essere d'origine ebraica ,tant'è che veniva chiamato per dileggio "Pino er giudio" fu tra i gerarchi, uno di quelli più attenti alla cultura ed intellettuale esso stesso e uno dei più accessi antisemiti del Regime . Non a caso molti " giovani turchi" già protetti da Bottai, dopo essre stati reverginati continuarono ad essere se non antisemiti almeno antisionisti. 






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