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6 ottobre 2008

Un ragazzo di origine straniera tra i componenti della baby gang di Roma ?



Pare che un ragazzo di origine marocchina sarebbe stato tra i componenti della baby gang che si è resa colpevole del pestaggio cui è stato fatto oggetto Tong Hongsheng, il cittadino cinese vittima dell'aggressione.

Pare inoltre che , la fidanzata di uno degli aggressori, sia di origine somala.Ci sono sempre più dubbi  sulla matrice razzista dell'aggressione. 

Si noti come questi dettagli che danno alla vicenda un sapore diverso,hanno avuto una visibilità mediatica uguale a zero.

Si noti , che un consigliere comunale di  A.N. è stato uno dei  pochi  italiani  intervenuti in difesa della vittima oltre che  testimone chiave per individuare i colpevoli, particolare "curiosamente"  ignorato dalla "grande stampa" , troppo occupata a raffigurare l'Italia del 2008 come l' Alabama del 1950 .





26 luglio 2008

BUFALE - l'attentato incendiario al campo nomadi della Magliana è un falso. L'operatore che ha telefonato denunciando l'attentato è stato denunciato per "procurato allarme"

 

E così l'attentato incediario al campo nomadi del quartiere Magliana è stata una bufala.

Nei giorni scorsi la grande stampa, a cavallo dell'inizio del censimento dei rom titolava "
attentato con molotov a campo rom " .

Gli stessi rom residenti hanno smentito che il campo fosse stato oggetto di un lancio di bombe molotov e si è appreso che l'allarme, lanciato da un operatore dell'Arci, associazione che ha in gestione il campo,  riguardasse un incendio accidentale e non  doloso.

Peccato che la grande stampa e i media in generale, non hanno riportato la notizia che l'operatore dell'Arci che telefonò alla Polizia, è stato denunciato per "procurato allarme". Ora l'operatore smentisce di aver mai parlato di lanci di molotov. Peccato per lui che la telefonata è stata registrata dalla Polizia.

Dopo la monumentale figura di merda del "Pigneto " , addebitata a "nazifascisti" termine inappropriato, posto che non vedo in giro ne camicie nere ne reparti della Whermacht  (del resto siamo nel 2008 e non nel 1944)  , che poi si scoprì essere stato messo in atto da un nero ( nel senso di africano ) e da un tizio con tanto di " Che Guevara" tatuato sul braccio ( si sa che i nazifascisti hanno tutti un tatuaggio del " Che " ) ci hanno riprovato.
Rimediando un altra figura di merda. 

La sinistra, sempre più frastrornata e senza temi, sballottata tra il giustizialismo di Di Pietro e i propri guai giudiziari , l'affaire Del Turco ,l'inchiesta  Unipol Bnl da cui è conseguito  il trasferimento della Forleo, peraltro  già prosciolta da provvedimenti disciplinari,  per " incompatibilità ambientale " , l'intervista di Tavaroli, già 007 della Telecom, che dalle colonne della "Repubblica"  ha parlato di conti esteri nella disponibilità di Piero Fassino , s'aggrappa alla xenofobia, ma gli esiti sono quelli che sono . 

Ma si sa, quando si va a fondo , ci si aggrappa a delle certezze.


 


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permalink | inviato da Pike il 26/7/2008 alle 9:0 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (18) | Versione per la stampa



30 maggio 2008

UN NERO ( NEL SENSO D'AFRICANO) TRA I FASCISTI SQUADRISTI NAZISTI DEL PIGNETO?

<b>Parla la banda del Pigneto</b><br><b>"Con noi anche un nero"</b>


TAFAZZIANAMENTE (nella foto) LA SINISTRA INSISTE SULLA MATRICE FASCISTA NAZISTA SQUADRISTA DEI FATTI DEL PIGNETO.RIPORTO UN ARTICOLO DEL NOTO QUOTIDIANO NEOFASCISTA " REPUBBLICA"

ROMA - C'è un ragazzo con la pelle nera nel sabato del Pigneto. Ma non è nato in Bangladesh, né nel Maghreb. Perché in questa storia non è uno degli aggrediti, ma uno degli aggressori. In via Ascoli Piceno, impugnava una mazza come i "pischelli" bianchi cui si era unito. Un nero contro altri neri. Chi era insieme a lui nel raid ne parla da un telefono che ne protegge l'anonimato ("Purtroppo bisogna fà così perché ci sono ancora troppe guardie in giro e io devo ancora decidere se mi presento o no"). 

La confessione di Dario Chianelli, "Ernesto", ha scosso un gruppo che, da sei giorni ormai, vive acquattato nel quartiere e sembra averlo convinto "
che non c'è proprio più nulla da nascondere e tanto vale allora dire anche questa del "nero", così forse si placano tutti".
Il "nero" ha un nome e un cognome.
E' un ragazzo di colore che ha meno di trent'anni. E' cresciuto tra il Pigneto e il Prenestino. Lavora. E sabato, a quanto pare, non c'è stato bisogno di convincerlo ad unirsi al resto dei mazzieri.

"Se lo sentissi - dice il suo amico al telefono - non diresti mai che è un africano. E' uno de noi. Parla romano e magna romano come noi. Per questo è venuto con noi". Il ragazzo fa una pausa. "
Come bisogna spiegarlo ancora che la razza non c'entra? Ho visto che oggi (ieri ndr.) la politica sta continuando a parlà, a parlà. Stanno sempre a parlà. Non basta quello che ha detto Dario? Allora, forza, mettici pure questa. C'era uno de colore a menà. Si dice così, no? De colore. E sai perché? Lui al Pigneto è sempre stato rispettato. Nessuno l'ha mai fatto sentire di serie B. Questa è casa sua come è casa mia. E siccome stanno facendo lo schifo in casa nostra, a lui è salito il veleno come è salito a noi. Sai che gliene frega a lui del colore della pelle? Niente. A lui gliene frega ancora meno che a noi visto che è nero. Lui si è rotto il cazzo come noi. Punto e basta". 

Il ragazzo non ha nessuna voglia di spiegare come lui, il "nero" e gli altri ci siano finiti in via Macerata e via Ascoli Piceno. Se, come e quando le cose siano sfuggite di mano. "Dario ha detto bene. Ha raccontato bene quello che è successo. Quindi non c'è altro da aggiungere". Ha voglia invece di raccontare chi sono loro, "i pischelli". "Ma quali fascisti? Che te pensi? Siamo tutta gente che lavora. Che lavora con le mani. Il sabato sera con la donna o con la famiglia e, molti, la domenica allo stadio. Roma, Lazio. Ma niente ultras".
Per loro non è stato un portafoglio. Ma quello che dicono sia successo alle loro donne.
"A mia nonna gli hanno portato via la borsa e l'hanno pure insultata. A mia sorella l'hanno inseguita sotto casa di notte, che se c'ero io quella sera finiva male".

E così agli altri, sembra di capire. Tutti e quindici i protagonisti del raid avrebbero avuto uno sgarro da esibire nel pantheon del risentimento di quartiere. E dunque da vendicare. Con una scelta che sembrerebbe avere avuto il segno crudele e primitivo della decimazione. Colpirne uno per educarne cento. Punire l'indiano di via Macerata per dare man forte a Dario che chiedeva conto dello scippo alla sua ex moglie, vendicando così tutte le donne del Pigneto. Punire il bottegaio bengalese di via Ascoli Piceno che vende vino e birra fino all'alba, mettendo al proprio posto e sul chi vive tutta la filiera di balordi che normalmente vi si abbevera.

Eppure, forse, non è proprio così. Con i bengalesi sembra covi anche dell'altro. Il ragazzo al telefono dice: "Ma lo sai quanto sono impaccati di soldi? Li vedi che tirano fuori dalle tasche rotoli da 50 e 100 euro. Come fanno a tirarli su? Anche io lavoro, ma quello che guadagno io in un mese loro se lo portano a casa in una settimana. Com'è?". E' una domanda che anche Dario ha affacciato nel suo racconto. Una domanda che trova una risposta in ciò che i "pischelli" del raid e l'intero quartiere sembra diano da molto tempo per assodato. Dimostrato al di là di ogni ragionevole dubbio, senza perdersi dietro a inutili fronzoli. E cioè che la comunità dei bengalesi sia diventata il complice ombrello alla cui ombra si ripara lo spaccio capillare dei maghrebini. I bengalesi non danno nell'occhio. I bengalesi sono gente pacifica che non attira "le guardie".

Nelle loro botteghe, i maghrebini hanno capito che possono parcheggiare la droga che spacciano o la refurtiva che riciclano senza rischiare nulla. E con il minimo sforzo. Dice ancora il ragazzo:
"Io non lo so se questi bengalesi qua lo fanno perché hanno soltanto paura dei marocchini o se invece lo fanno, soprattutto perché dai marocchini prendono la stecca sulla roba che quelli gli inguattano. Sia come sia, la roba esce dalle botteghe loro. E quindi meritavano una ripassata. Voglio vedere se adesso se rimettono a fà come prima".

Il ragazzo dice che deve chiuderla qui. Ha fretta di parlare con gli altri. Perché ora, dopo la confessione di Dario, il gruppo deve decidere che fare. I "pischelli" hanno capito che la polizia sa chi sono. E hanno capito anche che il ritorno di Dario al Pigneto da uomo libero è una mano tesa a chiuderla davvero questa storia. Ha un'ultima battuta:
"Quello che abbiamo fatto, lo abbiamo fatto per il Pigneto. Ma adesso, qui al Pigneto, tutte queste guardie che girano cominciano a essere un bel casino".


(30 maggio 2008)


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permalink | inviato da Pike il 30/5/2008 alle 11:35 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (102) | Versione per la stampa


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