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28 novembre 2008

Dal sol dell'avvenire a l'isola dei famosi. La parabola discendente della sinistra italiana

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Liberazione esulta per Luxuria all'Isola dei Famosi: Vladimir come Obama (sic!)


I comunisti italiani : da Vladimir Lenin


A Vladimir Luxuria.

Da comunisti a homo-nisti. Dal sol dell'avvenire all'isola dei famosi.

Operai , compagni : il compagno Luxuria è dietro di voi!



Pike




2 luglio 2008

VOLETE VEDERE UN GHETTO? SENZA SCOMODARE LE BANLIEUES PARIGINE FATEVI UN GIRO A ZINGONIA, IN PROVINCIA DI BERGAMO

 

Ieri, per lavoro, ho visitato Zingonia, più precisamente piazza Affari e poi la poco distante zona artigianale di via Bergamo.

Appena sceso dall'auto, mi si è avvicinato un magherebino che mi ha offerto della droga.E questa è la premessa.

Impressionante di piazza Affari, è il numero di immigrati di origine maghrebina, ben vestiti ben pasciuti ma sfaccendati, che affollavano i tavolini all'aperto dei numerosi bar e kebab durante orari di lavoro .

Mi ha stupito l'assenza di senegalesi e indiani, che purtuttavia sono le etnie più presenti a Zingonia oltre ai maghrebini . 

Nei giardini adiacenti piazza Affari, numerosi scooter senza targa e rifiuti;  perlopiù lattine e bottiglie di birra vuote.

Ho scambiato due parole con un ragazzo di origine maghrebina (anche se  teneva a precisare di essere cittadino italiano ) . M'ha detto :  " Vedi ( e li indicava con il dito gli sfaccendati ) quella gente, danneggia chi, come me e mio padre, viviamo qui da trent'anni e siamo cittadini italiani, perchè quando arrivano i Carabinieri, non stanno troppo a distinguere tra balordi e brava gente, colpiscono nel mucchio".

Si riferiva evidentemente ai molti sfaccendati ben pasciuti e ben vestiti. Quel ragazzo mi ha raccontato di tensioni tra immigrati di diversa nazionalità, precisamente di pessimi rapporti tra senegalesi e maghrebini.Tensioni che si accendono verso sera quando i senegalesi e gli indiani scendono dagli appartamenti  per portare i figli a prendere una boccata d'aria.Tensioni a quanto riferitomi , sfociate in risse interetniche.

Io gli ho detto di essere impressionato dall'evidente stato di abbandono dell'area e in risposta m'ha detto : " Il movimento "vero" comincia la sera, con i viados che battono e con lo spaccio e le maxirisse ; questo che vedi non è nulla, al confronto."

L'area artigianale di via Bergamo e le sue immediate  adiacenze,nei pressi dell'Istituto Iperbarico, dietro la filiale della banca UBI ,non è meglio di piazza Affari.

In un parcheggio, proprio dietro la filiale UBI   ho visto (e fotografato) non meno di cinque automobili senza targa, alcune anche recenti, quindi presumibilmente rubate e poi  " cannibalizzate" cioè mancanti di parti, pneumatici, cerchi, portiere, specchi retrovisori  etc .

A ridosso di piazza Affari c'è un quartiere di villette ordinate , a ridosso di via Bergamo c'è una zona artigianale .

Immagino che per gli italiani che vivono a ridosso di una bomba sociale, non sia bella la convivenza, credo che non si sentano un granchè "arricchiti" dall'opporto culturale degli extracomunitari.

Credo che non si sentano un granchè felici, gli italiani ma anche gli extracomunitari "regolari" di convivere con fenomeni di delinquenza diffusa e impunita.

Questa mio breve racconto, non ha pretese; ho visto una situazione di degrado urbano e sociale  assoluto e ne ho raccontato.Punto.

Sarò razzista-fascista-leghista-xenofobo-razzista ?oppure semplicemente mi viene spontaneo immedesimarmi negli imprenditori di via Bergamo o delle persone perbene, italiane o straniere che siano, che vivono dei pressi di piazza Affari ?

I luoghi che ho citato , sono visitabili. Appositamente ho dato dei riferimenti , perchè possiate verificare quanto affermo.

Anzi, consiglio specialmente a chi parla ( a sproposito ) di un emergenza sicurezza "non  reale" o strumentalizzata a fini politici , di andare a dare un occhiata .

Trovo repellente che borghesi radical chic  , non si sforzino neppure di immedesimarsi nei loro concittadini a basso reddito, che quindi non possono cambiare casa e si devono rassegnare a vivere in ghetti , gomito a gomito con viados e spacciatori.

Più che altro trovo repellente che i radical chic scrivano "trattati di sociologia" , inneggiando alla bellezza dell' " incontro tra culture " dall'alto dei loro bei attici o dalle ville o villette ben lontane da piazza Affari. 

Se non altro perchè il loro mi pare un razzismo al contrario , mi suona quasi come : " Non ti piacciono i viados e i pusher sotto casa? SEI RAZZISTA!FASCISTA, ANZI NAZIFASCISTA! "

Schematizzo? può darsi. Le astrazioni le lascio agli intellettuali di sinistra. Alle astrazioni preferisco il pragmatismo.

Ad ogni modo, sarà un mio limite ma ;  è molto più spontaneo per me  immedesimarmi nella " sciura Maria " o nel " sciur Luigi " che si lamentano della maxirisse sotto il loro balcone , alle tre del mattino,  piuttosto che con Rachid Guardkebellohousol che m'ha offerto  droga in pieno giorno, a Zingonia. Si vede che sono "mentalmente chiuso" . 

Perdonatemi, nessuno è perfetto.

 Pike




13 giugno 2008

IL COMUNISMO HA UN FUTURO?

 

    
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Il comunismo ha due facce, una ideologica e una storico-politica
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Dal punto di vista ideologico, è immortale: rimarrà nei libri di filosofia e nei libri di economia non diversamente da come vi rimarranno il colbertismo o il monetarismo. Se invece si pone il quesito dal punto di vista storico-politico – se cioè in futuro si avranno Stati come l’Unione Sovietica – la risposta è del tutto diversa: il “socialismo reale”, come è stato a suo tempo chiamato il regime comunista incarnato nella storia, è definitivamente morto. Dove ancora sopravvive qualche regime che si ispira alla falce e al martello, si ha soltanto una dittatura che trova più comodo avvalersi delle ultime tracce di quell’ideale fallito per mantenerne in concreto la struttura poliziesca e il totale controllo della popolazione. Il fallimento del comunismo – in termini di benessere e di libertà dei cittadini – è stato così patente, che oggi nessuno prende seriamente in considerazione una sua riedizione.

C’è tuttavia un terzo modo di vedere il comunismo. Un modo che ha ben poco a che vedere con la sua teoria e molto, invece, con la palingenesi da esso promessa.

Molti credono che il comunismo sia una ideologia tendente ad una migliore giustizia sociale: e da questo è derivato il suo successo. Ben pochi saprebbero dire che cos’è il plusvalore, per Marx; non diversamente da come gli risulterebbero incomprensibili termini quali circolazione forzosa, dumping, utilità marginale, legge di Gresham, e perfino elementari evidenze come l’utilità dello scambio o il prezzo come incontro tra domanda e offerta. Essi sognano soltanto di porre un termine all’avidità e all’egoismo degli uomini, di sradicare definitivamente la corruzione e la povertà, di creare una società in cui tutti sarebbero felici, se solo gli uomini fossero angeli. Il bisogno di credere a queste cose è così forte che sopravvive a tutto.

La gente non riesce a rassegnarsi ai dati ineliminabili del reale e infatti i giornali sono sommersi da lettere che deprecano l’immoralità e propongono per ogni sorta di problema soluzioni tra l’inverosimile e l’infantile.

In generale, chi più vorrebbe il bene comune (e meno sarebbe capace di realizzarlo) ha una mentalità di sinistra. Ciò che la gente è pronta a percepire è il messaggio palingenetico: molti hanno creduto che “comunismo” significasse la fine dei privilegi e perfino di tutte le differenze fra gli uomini; un tipo di governo in cui la classe dominante fosse finalmente quella del popolo minuto; un regime economico che, smettendo d’ingrassare quelli che già sono ricchi, rendesse finalmente meno poveri i lavoratori.

Un messaggio di giustizia e redenzione non dissimile da quello del Cristianesimo, insomma. Con l’unica, fondamentale differenza, che mentre il Cristianesimo il raddrizzamento dei mali lo promette nell’aldilà, il comunismo lo prometteva nell’ “aldiquà”. Ed è fallito proprio per questo. La realtà ha permesso la verifica della promessa e s’è visto che essa non era mantenuta.

I lavoratori avrebbero dovuto essere più ricchi che nei paesi capitalistici ed erano invece più poveri. Avrebbero dovuto essere più liberi ed erano schiavi. Il comunismo avrebbe dovuto produrre l’uguaglianza, e invece i membri del partito erano “molto più uguali degli altri”, fino ad avere negozi loro riservati (Beriozka), vietati ai normali cittadini. Il risultato è stato un rifiuto viscerale da questo imbroglio, tanto che oggi, se vi sono paesi che non rischiano certo di divenire comunisti, sono proprio quelli che tali sono già stati.

Tutto questo appartiene al passato ma non tutti lo conoscono: e dunque la spinta che ha creato il successo del comunismo, cioè la tendenza all’utopia, è sopravvissuta a questa disfatta storica.

Su di essa si basa - per esempio – il successo dei Verdi. Tutti gli indicatori economici dicono che la produzione di elettricità col sistema fotovoltaico è rovinosa, dal punto di vista finanziario? Questo non scalfisce le convinzioni di chi sogna un mondo ecologicamente perfetto. Tutte le esperienze dicono che più si nazionalizzano i servizi più diventano costosi e inefficienti? Questo non impedisce che gli ingenui sperino in grandi enti disinteressati e innamorati del bene comune. E si potrebbe continuare a lungo. La quantità di persone indifferenti ai dati reali e capaci di sognare cose belle e perfette, è talmente alta da avere un’influenza sulla vita degli Stati sviluppati. I molti votano e se, per esempio, confondono bomba atomica e centrali nucleari, si hanno le conseguenze che conosciamo.

In questo senso il comunismo è eterno. Esso è infatti una delle molte incarnazioni di quella speranza utopica che ha prodotto tanti disastri: non ultimi il nazismo e il maoismo. E di questa tendenza l’umanità non guarirà mai. Proprio perché, se tutti raggiungono la maggiore età fisica, non tutti raggiungono la maturità mentale.

Gianni Pardo, giannipardo@libero.it

 



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