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18 marzo 2009

Il fascino della fogna



- pubblico un pezzo pubblicato da un blog di sinistra. A parte gli insulti talvolta gratuiti ( previsti e prevedibili )  , mi è parso intellettualmente onesto oltre che  interessante. Non ci potevamo non aspettare contumelie  dalla controparte, ma il pezzo è comunque acuto : non è  autoassolutorio o autoreferenziale  per la sua parte politica , già questo caso più unico che raro. L'ho letto con interesse, come spero farete voi -

I compagni fanno tam-tam, bussano alla casella di posta elettronica. Segnali di fumo per sparpagliare, sulle corde tese del web, la notizia che un nuovo video sta per insegnarci qualcosa di utile. Se non di nuovo.

Link. Click. Play.
“Blocco Studentesco sta menando i ragazzi”, sono le prime parole udibili, provenienti direttamente da una giornata d’inverno dell’Onda anomala.
La voce accorata dello speaker, il montaggio veloce delle immagini di strada, uno sprazzo di bastoni, poi il frame di una scritta sul muro, uno slogan, la musica incalzante. Nella norma. Abbiamo ingoiato “Nazirock”. Ingoiamo anche questo. Si chiama “Fuori dalle fogne”, ed è una microinchiesta (49’) sulla destra romana, curata da Bonini, Teodonio, Tonacci e Zunino per Repubblica Tv.

Simboli, gadget e vibrazioni di chitarra elettrica. Un pensiero a Benito Mussolini, uno ad Anna Frank e al suo falso lascito, un tatuaggio, una medaglietta. “Fascisti del terzo millennio”, col cuore attardato e il pensiero oltre la staccionata di questi anni. Giù le maschere.
Fossi un ragazzetto – e un ragazzetto, anche in questo senso, sono stato – li troverei affascinanti.

Perché la sconfitta imprigiona più di una falsa vittoria, e l’assedio presunto rafforza i legami, forgia la comunità combattente. Sfilano gli studenti, e riempiono il video. Poi è l’elenco delle aggressioni, lo stillicidio degli aggrediti. Ci si commuove. L’intento è didascalico, la forma consueta: spingere alla commiserazione di questa gioventù deviata, figlia della crisi di valori, o al timore reverenziale, alla paura, all’ineluttabile. Parla il primo fascio, poi Iannone, che ha trentacinque anni ma ne dimostra cinquanta. Poi Avaro, che sottolinea come uno dei loro valga dieci dei nostri.

Non sono un ragazzetto. E questa è la mia unica fortuna. Li ho visti all’opera, i camerati. Ridicoli, grotteschi, impacciati, stupidi e vili. Ed è quel lasso, quello spazio tra il reale e l’immaginario, tra l’essenza e la rappresentazione di sé, che fa la differenza. Tutta la differenza, per intero.

Ma per molti compagni no, non è la stessa cosa. Noialtri (in senso lato) siamo affezionati, quasi più di loro, all’idea del fascista rude e violento, disposto a tutto per la causa, pericoloso e tenebroso. Siamo noi, divulgando con mani soddisfatte questi scoop per famiglie al caminetto, a farli sembrare quel che dicono di essere. A spazzare le piazze per il loro arrivo. A circondarli d’un alone magico, mistico, bellico. A renderli appetibili, misteriosi e, perciò, terribilmente seducenti. Perché l’orrore dei progressisti col pedigree verificato è esattamente l’obiettivo agognato da una fetta significativa di gioventù. E noi gli offriamo il fine, senza neppure costringerli ad impegnarsi a fare più di quel che appare dalle proprie biografie. Bastano quelle.

Perché certi colpi di teatro giornalistici li fa Repubblica, certo. E sappiamo cos’è Reppublica. Ma noi tutti dietro, a fare tam-tam, a dimostrare qualcosa che non ci è chiaro. Che – significativamente – non è chiaro a noi per primi.

E cioè che non si attacca il neofascismo di ritorno piazzando i riflettori sulla politica militante.

Qui – e chiamo le immagini a testimoniare – c’è un ragazzetto dalla faccia rassicurante che parla delle occupazioni. E mostra i progressi del Blocco, di Casa Pound e del movimento. Abitazioni per famiglie, sala prove, palestra. Dovremmo inorridire? Tremare, magari? Io, d’istinto, mi chiedo da quanto tempo i nostri hanno smesso di occupare, di liberare spazi, di renderli fruibili. Da quanto tempo non sono più affascinanti, appetibili, seducenti. Forse da quando i progressisti non inorridiscono più, guardandoci. E davanti agli occhi mi scorre un infinito rosario di piccoli burocrati, di adolescenti penitenti, di illustri Signor Nessuno dalle spalle coperte e la tessera nel giacchino.

Eppure, certo, una volta pesati, questi fasci sono ridicoli come gli altri. Ed è questo il piano inclinato su cui far sibilare le nostre pallottole. Sono questi i barattoli da colpire: ridicolizzare, mettere in mutande, questi figli di buona famiglia che parlano di borgate, che chiedono allo stato liberale d’accettare, tutelare e proteggere la loro diversità. Per statuto. Affondare le mani nello stesso armamentario goliardico che, per troppo tempo, abbiamo lasciato incustodito. Destrutturare l’aggregato, togliendo linfa all’epica.

Ma né sulla storia, né sulla militanza.

Ne ho le tasche piene degli intellettuali che guardano dall’alto in basso certe manifestazioni sub-culturali, padri padroni della Torre d’avorio, custodi dello status-quo occasionalmente inviati ad esplorare il suburbio, autoritari senza mai il cruccio di spiegare da quale fonte del Po provenga la loro autorità. Quelli per cui i fascisti sono “ignoranti” tout court e non meritano risposte sul fare, ma lezioni sull’essere. Eppure, lo insegnavano le scuole di partito un tempo, la politica è rapporto di forze. E una leggenda che serve ad aggregare è infinitamente più potente di una verità da biblioteca custodita con gelosa saccenza e dispensata col contagocce. Negli ambiti concessi. Questi mostrano Piazza Vescovio e dicono che un tempo, di fronte, c’era una sede del Pci. E che oggi nessuno osa addentrarsi nel loro fortilizio. Che il quartiere è il loro. Dovrei inorridire, trovarlo assurdo? Ma per me, che dedico la vita ad innaffiare certi fiori periferici, sembra assolutamente logico. Direi: consequenziale. E, piuttosto che scandalizzarmi, mi chiedo da quanto i nostri non agiscono sui quartieri, non usano la forza per strapparli all’apatia, al qualunquismo, al sonno. O ai fasci.

Un brivido mi corre dietro la schiena quando sento parlare la ragazzina di aborto e foibe, certo. Ma lei s’afferma nello smembramento di un tabù che i nostri “cattivi maestri” hanno innalzato a totem. Se solo sapesse quanto innocuo, quanto conforme, è il suo modo di ragionare, probabilmente scatterebbe il corto circuito. Invece: telecamere e scandalo per una banalità. Come per Ratzinger. La costruzione del mito negativo fascista, a uso e consumo dell’antifascismo in ginocchio. Un mito che fa il gioco dei fascisti. Come “Il cuoco di Salò”: Dalla parte sbagliata. Se solo conoscessero la scarica adrenalinica che si prova ad essere dalla parte sbagliata, questi imbalsamati custodi del politicamente corretto. Forse farebbero più attenzione alla lente d’ingrandimento. Ammesso che gli interessi sul serio.

“A Roma oggi ci sono 50mila neofascisti”, sancisce l’ultima schermata del video. Un motivo in più per evitare di farli moltiplicare.


Dal blog : illaerte.ilcannocchiale.it




31 gennaio 2009

Una fassa una rassa - estremisti di destra e di sinistra a confronto

Vengo attaccato relativamente al mio penultimo thread.

Si arriva ad ipotizzare che la mia sia un " excusatio non petita "  , atta a coprire i veri colpevoli dell'attentato intimidatorio di Arcene, che apparterrebbero alla destra radicale di cui io sarei fiancheggiatore (!)

Addirittura, un Kompagno demoKratiKo, arriva a suggerire di sottoporre i miei scritti all'attenzione delle competenti autorità ( wow! )  

Non da ieri sostengo che i militanti della destra radicale siano dei comunisti mancati come d'altronde sostengo da tempo che i militanti della sinistra radicale siano dei fascisti malriusciti.

Pertanto credo sia interessante riproporre un vecchio thread.


Lotta studentesca movimento giovanile di Forza Nuova e Movimento studentesco manifestano insieme a Bergamo


 (1)




A Bergamo il movimento studenti diventa bipartisan in nome della protesta contro la riforma Gelmini: Movimento studentesco e Lotta studentesca, legata al controverso movimento Forza Nuova manifestano insieme, ovvero sinistra e destra estreme o radicali che dir si voglia si trovano d'accordo.

"Preso atto delle intenzioni del presidente Berlusconi di reprimere con la forza la polare insurrezione contro la riforma Gelmini, Lotta studentesca sarà in prima linea per combattere insieme agli studenti di sinistra per il futuro di noi giovani", si legge in una nota e gli studenti 'di destra' sembrano altrettanto agguerriti: "Noi difenderemo con le unghie e con i denti la natura pubblica della scuola. Riteniamo, infatti, che in epoca di crisi economica gli investimenti debbano essere fatti principalmente sui giovani".

Certo è suggestiva la saldatura tra sinistra radicale  e destra radicale.Non è un tema nuovo,quello del cosiddetto "fasciomunismo" eppure sempre suggestivo.In effetti è fatto noto che moltissimi reduci della R.S.I. della corrente di sinistra e molti sindacalisti fascisti, nel dopoguerra aderirono al P.C.I. Certe suggestioni vengono da lontano, si pensi al nazionalbolscevico Ernst Von Salomon, sposato ad una ebrea e perseguitato dalla repubblica di Weimar poi durante i nazismo per la dichiarate simpatie verso i comunisti e nel dopoguerra perchè considerato nazista, che  riconosceva ai comunisti un "rigore prussiano"di cui parla nel romanzo " I Proscritti "oppure si pensi a Yukio Mishima, icona in egual misura della destra e della sinistra radicale giapponese , o per rimanere sul territorio nazionale alla politicamente ambigua "Reggenza del Quarnaro" nella quale affluirono entusiasticamente i cosiddetti arditi del popolo  o arditi bolscevichi e nazionalisti inveterati , saldati dalla personalità  del poeta soldato Gabriele D'Annunzio nell' effimera avventura politica, guardata non a caso  da Lenin con estremo interesse per i non pochi elementi socialistoidi e con molto sospetto per non dire una robusta diffidenza, da Benito Mussolini che invece voleva accreditarsi quale "moderato" presso Casa Savoia ( e forse non amava farsi rubare la scena dal poeta soldato ). Guardate la bandiera dell'effimero Stato Libero di Fiume,detto " Reggenza del Quarnaro" e capirete il perchè della simpatia di molti comunisti per l'impresa fiumana.L'ammiccamento al vessillo bolscevico e alla simbologia socialista è evidente e voluto .

hj

Ma torniamo ai giorni nostri e analizziamo i due manifesti pubblicati in testa  (1) qui volutamente affiancati.La somiglianza dello stile di comunicazione , dell'uso dei colori è  notevole, malgrado i messaggi che si vogliono veicolare siano diametralmente opposti.

La stessa militanza politica, vissuta come "comunità" dalle ali estreme è oggettivamente simile, resa più simile poi dalla forma "liquida" dei maggiori partiti attuali, ossia PDL e PD .
 
Non solo: c'è da notare che sia l'estrema destra che l'estrema sinistra sono saldate da un vago antisemitismo/antisionismo , condito da bandiere dello Stato d'Israele bruciate in piazza e da una malcelata simpatia comune per il regime islamico iraniano , annaffiato da un robusto sentimento antiamericano e da una comune simpatia per la causa palestinese.

Anche se è difficile da far digerire alle controparti di sinistra, è noto un ruspante ( e contradditorio) terzomondismo di destra, che si rileva specie dei movimenti Forza Nuova e Fiamma Tricolore e in misura molto più addolcita nella Destra Sociale,specie dopo l'incontro a " tarallucci e vino  kasher " tra esponenti della comunità ebraica romana, avvenuto dopo le elezioni comunali  vinte da Gianni Alemanno, grazie anche all'apporto entusiastico e probabilmente decisivo della comunità ebraica locale, appoggio malvisto e criticato  da alcuni (pochi)  esponenti della comunità ebraica, tra i quali Ariel Toaff, figlio del rabbino  emerito di Roma, Elio Toaff,

E' anche vero che i molti tentativi di saldatura,che spesso furono molto vicini ad andare a buon fine, vennero sempre frustrati da elementi dogmatici delle due parti , magari anche  interessati a premettere il loro spicchio di potere e alla loro visibilità personale, alla buona riuscita di singole iniziative su cui le ali estreme si trovarono a convergere.

Personalmente credo che questi tentativi di avvicinamento siano velleitari  temporanei e destinati al fallimento, ma questo nulla toglie alla suggestione di questi curiosi ammiccamenti,  ai quali neppure io resto indifferente, per quanto sia fortemente negativo su due degli elementi collanti della destra e della sinistra radicale,ossia sia su antisemitismo e antisionismo e la comune simpatia per il regime iraniano, che non condivido affatto.



Pike
 





23 maggio 2008

Gli orfani di Salò - il «Sessantotto nero» dei giovani neofascisti nel dopoguerra 1945-1951 - la recensione

 Gli orfani di Salò


Da Salò al MSI: alle origini della destra italiana del Dopoguerra. Poco dopo la fine della guerra irrompe nelle scuole, nelle università e nelle piazze d’Italia una presenza rumorosa e inaspettata: migliaia di giovani che agitano i simboli e cantano gli inni del fascismo, guidando le più affollate manifestazioni studentesche dell’epoca, quelle per il ritorno di Trieste alla madrepatria. Molti sono reduci della RSI, altri non hanno fatto in tempo a parteciparvi, ma tutti vivono l’avventura di Salò come un mito eroico, l’ultimo sussulto di dignità della nazione. Rifiutano l’Italia democratica, ma spesso contestano duramente anche i dirigenti del MSI per la loro linea moderata e compromissoria. Non si limitano a lottare nelle piazze, ma studiano, discutono, pubblicano riviste, trovano maestri come il filosofo tradizionalista Julius Evola. Sono i protagonisti di un «Sessantotto nero» che lascia il segno nella vicenda della destra italiana. Questa è la loro storia.

di Antonio Carioti (Feltrinelli, € 17,00 )


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permalink | inviato da Pike il 23/5/2008 alle 15:51 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (9) | Versione per la stampa


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