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6 gennaio 2009

Non solo Duomo. Preghiera islamica di massa davanti alla cattedrale di San Petronio a Bologna

 


























A molti è sfuggito che la preghiera sul sagrato del Duomo non è stato una caso isolato. Vedi la fotografia della cattedrale di San Petronio a Bologna. 

Una  manifestazione simile , culminata -  si noti -
culminata , con una preghiera collettiva a sottointendere un valore religioso oltre che politico della manifestazione, inizialmente propalestina, trasformatasi a mio avviso in una prova di forza degli islamici, ad affermare la loro forza politica nel nostro paese.

Con grande stupore sento voci , dall'estrema  sinistra come dall'estrema destra, a difesa dei musulmani che ieri hanno pregato di fronte a cattedrali cattoliche. Da "quelle parti" si dice :" Eh sì ma la piazza è un luogo laico".

Grazie al cazzo, signori miei, grazie al cazzo: immaginiamo che dei cattolici si mettano in preghiera nel piazzale antistante una moschea e vedrete che frizzi lazzi e cotillons.

Possibile che sfugga che le preghiere , contemporanee in più città d' Italia e d'Europa  , non vengano percepite per quello che sono, ossia come un monito agli italiani  a non sottovalutare la forza della minoranza islamica, nel migliore dei casi,  una minaccia nel peggiore ?

Possibile che sfugga ai più che a capitanare la protesta pro-palestina di ieri , c'era Abu Imad, già condannato per terrorismo e considerato " indesiderabile" anche dalle nazioni islamiche ?

Ma poi si pensi, un religioso come l'imam Abu Imad, insieme a feroci ultralaicisti dei centro sociali.Parafrasando di Di Pietro : " Ma che c'azzeccano?"

Possibile che non venga un brivido pensando alla capacità di coordinamento che ha portato gli islamici, con la cortese collaborazione di quei "bravi ragazzi" dei centri sociali (che evidentemente stanno sostituendo il poster del "Che" con quello di Osama Bin Laden)  a organizzare una protesta eclatante e dall'alto valore simbolico? Si noti che i simboli hanno una forte valenza , nella società islamica.
Nella fattispecie, la preghiera dinnanzi un luogo di culto di diversa fede, potrebbe stare a sottointendere il prossimo cambio di "destinazione d'uso" dell'edificio. Da chiesa a moschea.

Possibile che non venga percepita in pieno il messaggio di minaccia e la provocazione di organizzare più preghiere di massa in diverse città e diverse nazioni, dinanzi a chiese cattoliche ?

Certamente finchè ci saranno sacerdoti come Mons. Bianchi 
http://bergamoblog.it/modules.php?name=IndyNews&file=article&sid=7990&mode=&order=0&thold=0 ,  saremo fermi a schemi tardosessantotteschi.

Finchè ci saranno sacerdoti come Monsignor Bianchi, che  si è rifiutato di mettere la statuetta di Gesù Bambino nel presepe (come accade, per tradizione, il 24 dicembre), perché la gente e il sindaco ”non è pronta ad accogliere e non è tollerante verso il diverso", o come il Cardinale Dionigi Tettamanzi, che ha proposto "una moschea per ogni quartiere ", non saremo in grado di prendere di petto il problema, di una convivenza sempre più difficile.

Ma non si sottovaluti la gravità dell'avvertimento e non si ascoltino le sirene dell'ecumenismo o peggio le "mosche cocchiere" degli islamici ossia la sinistra radicale,  perchè noi possiamo si "ascoltare le ragioni della laicità" ed essere relativisti, ma non dimentichiamo che le nostre controparti non sono ne laiche ne ecumeniche  ne sono inclini al relativismo.

Si noti che i "calabraghisti", come li ha definiti efficacemente Caposkaw, falciano l'erba sotto i piedi a chi , come il sottoscritto, sostiene  venendo guardato con sospetto, che un Islam moderato esiste ( ed esiste ) e forse dovremmo tirargli dei ponti. Con diffidenza, ma dovremmo tirare ponti. Dialogare, sia pure con una mano davanti e una di dietro, ma almeno tentare, provare a dialogare.

Ma vedendo le fotografie di Bologna o Milano, mi viene voglia di tirare ben altro che ponti.

Accettare manifestazioni come quella di ieri, emargina anche gli islamici moderati.Perchè le masse islamiche vedendo l'eclatante gesto di sfida non punito,andato a segno,  anzichè avvicinarsi a imam moderati ( e ne esistono ) si avvicina a imam legati al'UCOII.

Pike




5 gennaio 2009

Hamas: conquisteremo Roma

  

Gli obiettivi e gli strumenti, per raggiungere i propri scopi, Hamas li chiarisce nei discorsi pubblici dei leader. Anche quelli pronunciati in Parlamento, in Palestina.

 Uno dei sermoni del parlamentare e chierico di Hamas, Yunis al-Astal lancia un appello chiaro. Un appello ai fedeli, spiegando che «l'islam presto conquisterà Roma, la capitale dei cattolici, la capitale crociata che ha dichiarato guerra all'islam e che ha insediato in Palestina i fratelli delle scimmie e dei maiali (gli ebrei, ndr) per impedire il risveglio dell'islam».


Il rappresentante di Hamas, movimento nell'elenco delle organizzazioni terroristiche dell'Unione europea e non solo, prosegue spiegando che Roma diventerà «un avamposto della conquista islamica che si estenderà su tutta l'Europa e poi si volgerà alle due Americhe ed anche all'Europa orientale». «Allah ha scelto voi - dice al popolo palestinese - per sé e per la sua religione affinché serviate da motore che traini questa nazione verso la fase della successione, della sicurezza e del consolidamento del potere, e verso la conquista delle capitali di tutto il mondo per mezzo della predicazione e delle conquiste militari».


Al-Astal guarda al futuro e al proseguo del lavoro portato avanti da Hamas: «Credo che i nostri figli e i nostri nipoti erediteranno la nostra jihad (guerra santa, ndr) e i nostri sacrifici e, a Dio piacendo, i comandanti della conquista si leveranno fra loro. Oggi noi instilliamo queste buone nozioni nelle loro anime e, mediante le moschee, i libri coranici e le storie del nostro profeta, dei suoi compagni e dei grandi condottieri, li prepariamo per la missione di salvare l'umanità dal fuoco dell'inferno sul cui orlo oggi si trova».


Il sermone di Yunis al-Astal è in piena linea con gli obiettivi dichiarati di Hamas, il gruppo armato che dopo aver scagliato i suoi Qassam su Israele, oggi viene bombardato da Tel Aviv. È la stessa Carta di Hamas, infatti, a definire lo scopo di questa organizzazione. Un documento ideologico, formato da 36 articoli, varato il 18 agosto 1988 e mai modificato. In cui si spiega, chiaramente, l'atteggiamonto che le milizie islamiche devono tenere nei confronti degli israeliani. Chi uccidere e perché. Con quali metodi lo stato ebraico dovrebbe completamente scomparire per lasciare il posto a uno stato palestinese nella zona che ora è Israele, la Cisgiordania e la Striscia di Gaza.


Nel preambolo della Carta è scritto che «Israele esisterà solo finché l'islam non lo cancellerà, esattamente come ha cancellato altri prima di lui». L'artico 13 del testo dice: «Le iniziative, le cosiddette soluzioni di pace e le conferenze internazionali sono in contraddizione con i principi di Hamas. Queste conferenze non sono altro che un mezzo per rendere gli infedeli arbitri in terra islamica. Non c'è altra soluzione per la questione palestinese al di fuori della jihad. Iniziative, proposte e conferenze internazionali sono una perdita di tempo, un esercizio di futilità».

Poco sopra, l'artico 7: «Il Giorno del Giudizio non arriverà finché i musulmani non avranno combattuto e ucciso gli ebrei». La Carta chiarisce così quale «dialogo» Hamas deve tenere con Israele.

Tratto da : Il Tempo
Per concessione di:
www.Liberaliperisraele.ilcannocchiale.it




2 gennaio 2009

IN PUNTA DI FORKETTA

 

Le Hamasbestie, nonostante il giusto pestaggio di T'zhal, continuano imperterriti a lanciare razzi Qassam, precisi quanto un maiale ubriaco e costosi quanto basta (1), sulla città israeliana di Ashkelon (e lo facevano anche prima che Israele perdesse la pazienza)...

Sembra che non sappiano che l'ospedale di Ashkelon si prende carico anche dei malati di Gaza... ovviamente quei casi in cui i medici palestini alzano gli occhi al cielo e escamano “inshallah...” (che stakanovisti 'sti ebrei! (2)

E poi, quando uno dice che Hamas se ne frega altamente della sua gente, c'è “sempre” un cretino che che dice che non è vero....

(1) mi domando e dico, quanto pane si può comprare con i soldi necessari per un Qassam? Immagino un po' più del suo peso ....

(2) non c'è nessuna ironia nel giuramento di Ippocrate. Ti fa curare anche chi ti considera tuo nemico.

Caposkaw




8 settembre 2008

GIANNI ALEMANNO: «Male assoluto le leggi razziali .Non definisco così il fascismo»

 
..


Alemanno oggi allo Yad Vashem: «In quel caso ci fu un cedimento al nazismo»:

DAL NOSTRO INVIATO
GERUSALEMME

«Yad Vashem ci ricorda il buco nero dell'umanità». Gianni Alemanno è seduto nella hall di un albergo di Tiberiade, sorseggia una granita di caffè ed è in attesa della macchina che lo porterà a Gerusalemme. Al museo dell'Olocausto c'è stato già nel 2003, quando era ministro dell'Agricoltura, ma questa volta la visita ha un sapore diverso: questa mattina, infatti, ci andrà da sindaco di Roma, il primo sindaco di centrodestra della Capitale. E Yad Vashem, per la destra italiana, non è un luogo come gli altri.

Oggi i rapporti con Israele sono buoni, tanto che nella commissione Amato che si insedierà il 10 settembre ci sarà un alto rappresentante della comunità ebraica romana, ma un tempo non era così. Un tempo, prima della visita di Gianfranco Fini, all'epoca vicepremier, a Gerusalemme nel febbraio del 2003. Un viaggio che ha fatto storia: Fini parlò del «fascismo come male assoluto», determinando un altro strappo dentro l'ex Msi.

Fiuggi e Yad Vashem: Alemanno, la svolta della destra italiana passa per queste tappe?
«Il percorso è stato più continuo ma Fini sbloccò una congiuntura internazionale che sembrava granitica».

Lei, all'epoca, fu critico con quella definizione del fascismo. Come mai?
«Mi sembrava sbrigativo definirlo il "male assoluto". Nemmeno gli storici di sinistra si sono mai spinti così avanti. Ma non criticai il viaggio di Fini. Anzi, dopo quella visita ci fu il distacco tra me e Francesco Storace: lui fece l'adunata dell'Hotel Hilton, io non partecipai».

Storace in verità, durante la campagna elettorale, venne accusato dalla comunità ebraica di essere antisemita...
«Non è giusto etichettarlo in questo modo. Lui fu il primo politico della destra ad andare in visita in Israele quando era presidente della Regione Lazio».

Per lei il fascismo fu il male assoluto?
«Non lo penso e non l'ho mai pensato: il fascismo fu un fenomeno più complesso. Molte persone vi aderirono in buona fede e non mi sento di etichettarle con quella definizione. Il male assoluto sono le leggi razziali volute dal fascismo e che ne determinarono la fine politica e culturale».

In che senso?
«Fu un cedimento al nazismo e al razzismo biologico, che non era nelle corde iniziali del fascismo».

Però un certo antisemitismo è serpeggiato anche dentro l'Msi...
«Nella mia esperienza, dentro l'Msi di Giorgio Almirante, chi era antisemita veniva espulso».

Può sostenere che non ci fosse nemmeno antisionismo?
«Adesso l'antisionismo è una variante dell'antisemitismo. Ma nell'Msi, allora, si faceva una certa confusione e c'era una maggiore indulgenza».

Fini parlò anche di epoca del male assoluto. Su questo è d'accordo?
«Sì. È un periodo che comprende comunismo, fascismo e nazismo. Con il totalitarismo di destra che fu una risposta a quello di sinistra. Però ci sono stati due pesi e due misure: per quello di sinistra c'è stata l'assoluzione».

Oggi come sono i suoi rapporti con gli ebrei?
«Buoni. Sono vicepresidente della Fondazione del museo della Shoah e mi sono impegnato per la prosecuzione dei viaggi della memoria ad Auschwitz. L'Olocausto è stato una tragedia immensa anche perché furono sterminati tantissimi bambini».

È vero che ha fatto benedire la sua croce celtica al Santo Sepolcro?
«Avvenne nella visita del 2003. Ma quello, per me, è un simbolo religioso, che non ostento perché non voglio intromissioni nella mia intimità».

Da quello che si vede sembra che non la porti più...
«Così così... Non voglio dare adito a strumentalizzazioni».

E oggi cosa pensa di quella visita di Fini?
«Quella scelta, di dare un segnale così chiaro, è stata giusta. Ha contribuito a creare quella destra democratica che era mancata».

 

Come mai?
«Perché il dopoguerra da noi è durato tantissimo, a causa della sinistra comunista e della destra che poteva essere più coraggiosa».

Ernesto Menicucci
07 settembre 2008
(Fonte:Corriere della Sera)



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