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8 gennaio 2009

il fascismo degli antifascisti - la riverginazione dei fascisti

 

il fascismo degli antifascisti - la riverginazione dei fascisti

 
































E' fatto arcinoto che molti intellettuali del dopoguerra, codificatori dell'antifascismo religione laica, furono perlopiù ex fascisti, vedi  ,http://caffenero.ilcannocchiale.it/post/2033083.html e http://caffenero.ilcannocchiale.it/2008/10/03/crapa_pelada_jazz_fascismo_rep.html spesso anzi i fascisti della seconda generazione, i cosiddetti "giovani turchi " che gravitavano intorno alla rivista "Primato" aderirono entusiasticamente all'antisemitismo propugnato in forma virulenta da Giuseppe Bottai*- vedi nota-  .

Come d'altronde è incontrovertibile che moltissimi intellettuali sulla breccia nel dopoguerra nel campo comunista, citiamo ad esempio il regista Luchino Visconti, Michelangelo Antonioni , Elio Vittorini , Vasco Pratolini  e perfino Pierpaolo Pasolini  e molti altri , militarono nei GUF e 
 furono in alcuni casi addirittura "littori".

Di certo per il PCI  che durante il ventennio nella clandestinità non potè attirare "masse" fu molto utile attuare una polica di "braccia aperte" verso chi , per opportunismo o per sincera condivisione di ideali, credette di riciclarsi militando nel PCI .

Il cinico e pragmatico Palmiro Togliatti, spesso in dissenso con altri dirigenti meno "elastici" credette di poter arruolare masse di intellettuali pronti a codificare la "supremazia intellettuale e morale" del PCI, potendo contare su una fedeltà pressochè canina.

In sostanza Togliatti garantiva la riverginazione  degli imeni lacerati dalla passata militanza in camicia nera, pretendendo per contro fedeltà pronta cieca ed assoluta.

I reverginati ovviamente subivano un ricatto continuo per il  passato fascista, per cui non potevano in alcun modo dissentire dalle linee guida stabilite dal Comitato Centrale, pena la dereverginazione e i panni sporchi del passato stesi  in piazza.

Ma di questa reverginizzazione dei fascisti, si sono occupati Renzo De Felice, Giuseppe Parlato  , Luca La Rovere. Di cui non posso  che consigliare la lettura, molto interessante , sebbene sgradevole per molti.

Risulta difficile credere che  il popolo italiano abbia : «riacquistato in una notte il suo sicuro, istintivo senso della realtà storica» (l'Unità, 27 luglio 1943), senza che parte dell'eredità storica del fascismo non abbia contaminato i post-fascisti.

Ma senza dilungarmi oltre ,
vediamo oggi quanto di fascista ci sia negli antifascisti, con degli esempi pratici.

E' evidente un fondo antisemita nella sinistra italiana e un terzomondismo anticapitalistico, antioligarchico , di evidente estrazione fascista. Come si diceva ( e si dice ) antidemoplutocattomassosionisti.** - vedi nota -  

Ora ed oggi Israele è un tabù 
http://archiviostorico.corriere.it/2008/aprile/26/Corteo_contestati_brigata_ebraica_fratelli_co_9_080426128.shtml.

Ora e oggi Vauro tratteggia Fiamma Nirenstein , rea di essersi candidata ed eletta nelle liste del PDL in quota AN , con tratti somatici chiaramente e parodisticamente  semiti.
.


Confrontate i nasi adunchi. della prima vignetta è autore il controverso Vauro, della seconda un ignoto fumettista tedesco, ma a me paiono non molto diverse. Uno era nazista e l'altro co-custode della memoria della shoah, ma potrebbero essere i due "artisti" , fratelli di latte.

D'altronde è paradossale che i libertari di sinistra siano sempre pronti a mettere a tacere con insulti e talvolta con minaccie chi non la pensa come  loro, mentre dovere di un libertario sarebbe di difendere anche chi non la pnesa come loro, oppure a condannare ad una sorte di "morte civile" gli intellettuali e gli artisti non conformi, cosa che sa molto di "fascista". Si noti come Corrado Guzzanti, dopo essersi scontrato con la sinistra italiana sia pressochè sparito dagli schermi, malgrado le indubbie qualità artistiche.

Stessa sorte è toccata ad altri,com'è noto. Viceversa il fazioso e benpensante fintobuono cattocomunista Fabio Fazio viene paragonato nientepopopòdimeno che a David Letterman e il Benigni di oggi, sempre più spento e buonista è quasi un paladino delle "masse" di sinistra.

Del resto è paradossale che da parte di laici  libertari , vi sia un approccio alla politica di stampo fideistico, religioso e dogmatico, con precetti ( l'odio verso Berlusconi ) dogmi ( l'antifascismo astorico ) riti e simboli distintivi della militanza ( le borse di stoffa e in generale il look )  finalizzati ad una massificazione e alla propria omologazione. A mio avviso retaggio diretto se pure inconscio del "Sabato Fascista " in
camicia nera.

E' disgustoso , girando per blog vedere come manchi assolutamente spirito critico dei commentatori di sinistra, come dai libertari venga la più assolta antidemocraticità , invettive per le invettive attenzione ,non durante dibattiti accesi, quando ci potrebbero stare , ma invettive e insulti in via preventiva , quasi degli anatemi, a conferma della politica vissuta come "religione laica" .

E si noti come, relativamente alle vicenda israelo-palestinese, vi sia un sostanziale sintonia tra destra radicale e sinistra radicale. Segno di una comune radice?

Quanto fascismo negli antifascisti.

Pike

* : Giuseppe Bottai, peraltro sospetto d'essere d'origine ebraica ,tant'è che veniva chiamato per dileggio "Pino er giudio" fu tra i gerarchi, uno di quelli più attenti alla cultura ed intellettuale esso stesso e uno dei più accessi antisemiti del Regime . Non a caso molti " giovani turchi" già protetti da Bottai, dopo essre stati reverginati continuarono ad essere se non antisemiti almeno antisionisti. 







3 gennaio 2009

il fascismo degli antifascisti - la riverginazione dei fascisti

 





















E' fatto arcinoto che molti intellettuali del dopoguerra, codificatori dell'antifascismo religione laica, furono perlopiù ex fascisti, vedi  ,
http://caffenero.ilcannocchiale.it/post/2033083.html e http://caffenero.ilcannocchiale.it/2008/10/03/crapa_pelada_jazz_fascismo_rep.html spesso anzi i fascisti della seconda generazione, i cosiddetti "giovani turchi " che gravitavano intorno alla rivista "Primato" aderirono entusiasticamente all'antisemitismo propugnato in forma virulenta da Giuseppe Bottai*- vedi nota-  .

Come d'altronde è incontrovertibile che moltissimi intellettuali sulla breccia nel dopoguerra nel campo comunista, citiamo ad esempio il regista Luchino Visconti, Michelangelo Antonioni , Elio Vittorini , Vasco Pratolini  e perfino Pierpaolo Pasolini  e molti altri , militarono nei GUF e 
 furono in alcuni casi addirittura "littori".

Di certo per il PCI  che durante il ventennio nella clandestinità non potè attirare "masse" fu molto utile attuare una polica di "braccia aperte" verso chi , per opportunismo o per sincera condivisione di ideali, credette di riciclarsi militando nel PCI .

Il cinico e pragmatico Palmiro Togliatti, spesso in dissenso con altri dirigenti meno "elastici" credette di poter arruolare masse di intellettuali pronti a codificare la "supremazia intellettuale e morale" del PCI, potendo contare su una fedeltà pressochè canina.

In sostanza Togliatti garantiva la riverginazione  degli imeni lacerati dalla passata militanza in camicia nera, pretendendo per contro fedeltà pronta cieca ed assoluta.

I reverginati ovviamente subivano un ricatto continuo per il  passato fascista, per cui non potevano in alcun modo dissentire dalle linee guida stabilite dal Comitato Centrale, pena la dereverginazione e i panni sporchi del passato stesi  in piazza.

Ma di questa reverginizzazione dei fascisti, si sono occupati Renzo De Felice, Giuseppe Parlato  , Luca La Rovere. Di cui non posso  che consigliare la lettura, molto interessante , sebbene sgradevole per molti.

Risulta difficile credere che  il popolo italiano abbia : «riacquistato in una notte il suo sicuro, istintivo senso della realtà storica» (l'Unità, 27 luglio 1943), senza che parte dell'eredità storica del fascismo non abbia contaminato i post-fascisti.

Ma senza dilungarmi oltre , vediamo oggi quanto di fascista ci sia negli antifascisti, con degli esempi pratici.

E' evidente un fondo antisemita nella sinistra italiana e un terzomondismo anticapitalistico, antioligarchico , di evidente estrazione fascista. Come si diceva ( e si dice ) antidemoplutocattomassosionisti.** - vedi nota -  

Ora ed oggi Israele è un tabù http://archiviostorico.corriere.it/2008/aprile/26/Corteo_contestati_brigata_ebraica_fratelli_co_9_080426128.shtml.

Ora e oggi Vauro tratteggia Fiamma Nirenstein , rea di essersi candidata ed eletta nelle liste del PDL in quota AN , con tratti somatici chiaramente e parodisticamente  semiti.


Confrontate i nasi adunchi. della prima vignetta è autore il controverso Vauro, della seconda un ignoto fumettista tedesc, ma a me paiono non molto diverse. Uno era nazista e l'altro co-custode della memoria della shoah, ma potrebbero essere i due "artisti" , fratelli di latte.

D'altronde è paradossale che i libertari di sinistra siano sempre pronti a mettere a tacere con insulti e talvolta con minaccie chi non la pensa come  loro, mentre dovere di un libertario sarebbe di difendere anche chi non la pnesa come loro, oppure a condannare ad una sorte di "morte civile" gli intellettuali e gli artisti non conformi, cosa che sa molto di "fascista". Si noti come Corrado Guzzanti, dopo essersi scontrato con la sinistra italiana sia pressochè sparito dagli schermi, malgrado le indubbie qualità artistiche.

Stessa sorte è toccata ad altri,com'è noto. Viceversa il fazioso e benpensante fintobuono cattocomunista Fabio Fazio viene paragonato nientepopopòdimeno che a David Letterman e il Benigni di oggi, sempre più spento e buonista è quasi un paladino delle "masse" di sinistra.

Del resto è paradossale che da parte di laici  libertari , vi sia un approccio alla politica di stampo fideistico, religioso e dogmatico, con precetti ( l'odio verso Berlusconi ) dogmi ( l'antifascismo astorico ) riti e simboli distintivi della militanza ( le borse di stoffa e in generale il look )  finalizzati ad una massificazione e alla propria omologazione. A mio avviso retaggio diretto se pure inconscio del "Sabato Fascista " in camicia nera.

E' disgustoso , girando per blog vedere come manchi assolutamente spirito critico dei commentatori di sinistra, come dai libertari venga la più assolta antidemocraticità , invettive per le invettive attenzione ,non durante dibattiti accesi, quando ci potrebbero stare , ma invettive e insulti in via preventiva , quasi degli anatemi, a conferma della politica vissuta come "religione laica" .

E si noti come, relativamente alle vicenda israelo-palestinese, vi sia un sostanziale sintonia tra destra radicale e sinistra radicale. Segno di una comune radice?

Quanto fascismo negli antifascisti.

Pike

* : Giuseppe Bottai, peraltro sospetto d'essere d'origine ebraica ,tant'è che veniva chiamato per dileggio "Pino er giudio" fu tra i gerarchi, uno di quelli più attenti alla cultura ed intellettuale esso stesso e uno dei più accessi antisemiti del Regime . Non a caso molti " giovani turchi" già protetti da Bottai, dopo essre stati reverginati continuarono ad essere se non antisemiti almeno antisionisti. 





22 ottobre 2008

Io, fascista

 

La recensione di " Io, Fascista" è dedicata agli antifascisti. Loro dovrebbero leggere questo romanzo autobiografico di Giorgio Pisanò,per cercare di capire le idee di chi, dopo l'otto settembre del 1943,decise consapevolmente di rimanere "dalla parte sbagliata" , mettendo a repentaglio oltre la propria vita, anche quella dei  familiari.

Pisanò racconta vividamente ( se pure talvolta indulgendo a una certa autoreferenzialità ) i giorni immediatamente precedenti il 25 aprile e poi i mesi successivi,dalla parte di chi decise di seguire Benito Mussolini nella tragica avventura della R.S.I.  "a cercar la bella morte", come si diceva.

Agli antifascisti non chiedo simpatia per i ragazzi della R.S.I.  Chiedo di provare a vedere da un angolazione diversa la comune storia nazionale.Che non significa ne assolvere ne riabilitare chi si trovò dall'altra parte, ma semplicemente capire.O perlomeno provare a comprendere.Che non significa perdonare quelle che per una parte sono "colpe" ne tantomeno condividere, ma solo capire.

Il romanzo/autobiografia di Pisanò è "fosforoso" .Una saetta che arriva a cuore e cervello. Mi colpisce il rispetto di Pisanò verso i partigiani,la mancanza di odio verso i vincitori, la curiosità di Pisanò di vedere di persona, da vicino, i partgiani fino ad allora fisicamente lontani, mai visti in viso.
 
Racconta efficacemente il disorientamento di chi, credendo di avere combattuto "dalla parte sbagliata" in buona fede, per coerenza, onore e magari anche solo perchè dovette optare tra prigionia e arruolamento più o meno volontario nella R.S.I. credeva di potere in qualche modo essere assolto dalla storia. Invece a guerra finità si trovò a pagare tutte le colpe del fascismo, mentre molti altri ex fascisti si erano riciclati in altre formazioni politiche o che, si erano provvidenzialmente sfilati di fronte alla fine del fascismo e del suo leader.

Non si aspettino gli antifascisti apologie o riabilitazioni. E' il racconto degli ultimi giorni di guerra e dei primi della pace.

Da leggere se non altro per il valore letterario,tutt'altro che irrilevante.


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permalink | inviato da Pike il 22/10/2008 alle 12:30 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (5) | Versione per la stampa



3 ottobre 2008

CRAPA PELADA - jazz fascismo & repressione

Noi sappiamo che nella Germania nazista, venne proibito il jazz, considerato genere musicale "degenerato", d'origine negroide-semita musica-degenerata, decandente e estraneo alla cultura tedesca e europea.

Viceversa in Italia , nel 1936 venne stampato il trascinante motivo jazz  CRAPA PELADA, di Gorni Kramer, poi intepretato nella versione più nota ma meno incisiva meno rabbiosa insomma  meno " swing" e più melodica  dal "Quartetto Cetra".

Rileggiamone il testo, contestualizzandolo al periodo storico, pensando che era in corso la guerra d'Etiopia e che i " turtei e la fritada" potevano essere benissimo un' allusione all' Etiopia che l'Italia si voleva annettere, "  e i  fredei che ne dan minga a crapa pelada"  gli stati membri della Società delle Nazioni e la "crapa pelada" più importante dell'Italia, ossia Benito Mussolini. Ammettiamo pure che Gorni Kramer fosse in assoluta buona fede( cosa che non credo assolutamente)  resta il fatto che la canzone si prestava a sapide allusioni e a paralleli irriverenti. Non di meno la canzone ebbe un successo strepitoso e venne pubblicata, suonata e canticchiata, forse proprio perchè allusiva quel tanto che bastava , ma non troppo per fare scattare la censura.

Del resto il titolo " Crapa Pelada" pare un evidente allusione alla calvizie di Benito Mussolini. Mi risulta inconcepibile che gli italiani, popolo di maliziosi e di pettegoli, non associassero " Crapa Pelada" al Duce. 

Ma leggiamone il testo :

Crapa Pelada la fà i turtei,
ghe ne dà minga ai sò fradei.
I sò fradei fan la fritada.
ghe ne dan minga a Crapa Pelada.
Oh! Oh! Oh! Oh!

 



Io dubito fortemente che nella Germania nazista come nell'URSS di Giuseppe Stalin, fosse concepibile canticchiare una canzone pregna di doppi e tripli sensi o  che solo  si prestasse all'ironia popolare sulle fattezze fisiche dei rispettivi dittatori .

Pensate se nella Germania nazista  sarebbe stato concepibile un motivo musicale che alludesse a degli  strani baffi a scopettone o a ciuffi bizzarri   (come quelli di Adolf Hitler )   oppure nell'URSS di Stalin se sarebbe stato solo pensabile un motivo che avesse canzonato o fatto più o meno esplicita  allusione  mettiamo il caso a un tizio con dei grandi baffi o che fosse stato anche vagamente allusivo.

Io credo che non solo le canzoni sarebbero state vietate , ma che gli autori della stesse avrebbero fatto una pessima fine, che avrebbero immancabilimente condiviso i malcapitati che fossero stati colti a canticchiarle .

Come oggi, se si canticchiasse una canzone su un tizio che s'è fatto fare il trapianto di capelli e fosse di bassa statura, verrebbe spontaneo associare il personaggio a Silvio Berlusconi, credo a maggior ragione che nel ventennio Fascista al titolo " CRAPA PELADA" fosse abbastanza automatico associarlo al calvo più importante d'Italia e d'Europa ( e forse del mondo )  : Benito Mussolini, più o meno benignamente sopprannominato     "  crapun " oppure " testun " oppure più a sud " capone ".

Ma Gorni Kramer non si accontentò di musicare "Crapa pelada": si ripetè con "Maramao    perché sei morto
(1939), composta dopo la morte del gerarca Costanzo Ciano, consuocero di Benito Mussolini, padre di Galeazzo (detto anche con feroce ironia " il genero del Regime" ) , fascista della primissima ora, chiaccheratissimo per presunti casi di malaffare e di corruzione e per l'evidente e improvviso arricchimento personale, culminato con il matrimonio del figlio Galeazzo con Edda Mussolini .

Il titolo del brano fu infatti allusivamente scritto da alcuni studenti sul piedistallo del monumento che il governo aveva deciso di costruire in memoria nella sua città natale,  Livorno. C'è da notare che la canzone poi ebbe un ritorno di fiamma, di successo, dopo la morte di Italo Balbo.

Insomma si associava con malizia la vicenda del defunto gatto Maramao  cui " pane e vin non gli mancava " alle scomparse di due gerarchi di primissima grandezza.Magari non c'era malafede degli autori, ma certamente il testo si prestava all'ironia .Che gli italiani colsero appieno . Magari fischiettando allusivamente sul muso di qualche Federale l'allegro motivo .  Difatti mi risulta che qualche Federale meno tollerante e forse meno ottuso, cogliendone  le allusioni abbia cercato di proibire i motivi ( senza esito ) e che qualche ceffone sia stato distribuito ai burloni colti a intonare gli allegri motivetti .

Per non parlare di 
"Pippo non lo sa": nel protagonista  che "quando passa ride tutta la città ", si riconosce l'esibizionista ( e oggettivamente clownesco )  Achille Starace, segretario del Partito Nazionale Fascista, che amava passeggiare impettito in divisa , sbertucciato e odiatissimo  per l'introduzione del saluto romano reso obbligatorio invece della stretta di mano, cunsurato e vietato,  e per il divieto di usare il "Lei" e per l'obbligo forzato ad adottare uno stile "fascista" anche nella vita privata, che lo resero in breve l'uomo più detestato del Regime, tant'è che venne scaricato brutalmente ( e cinicamente ) dallo stesso Mussolini e quindi messo in un angolo:C'è da dire che si riscattò morendo  con dignità  ,  ma questa è un altra storia.
 
Insomma, quando si usa il termine "nazi-fascismo" si offende la reltà storica, che attesta l'enorme differenza tra Fascismo e Nazismo . C'è chi sostiene  che la possibilità di  contestare il Regime, stando in limiti tollerabili, fosse offerta come valvola di sfogo per evitare contestazioni o fronde di maggiore spessore e portata , può essere, ma ciò non toglie  che  è impensabile in URSS o nella Germania hitleriana nella stessa epoca , una satira  evidente e gustosa , sebbene camuffata (male) , di esponenti dei Regimi oppure ed è il caso  di "Crapa Pelada" addirittura  del Capo del Governo   .

Si noti che questo tipo di satira, magari bonaria ma  immediata e popolare, non giungeva  a delle elites culturali peraltro in larga parte già antifasciste, ma attraverso l' Eiar e le "Radio Balilla" prodotte a basso prezzo per fare arrivare gli apparecchi radiofonici alle masse,  questi brani  popolari e orecchiabili e le orchestre nelle sale da ballo, le evidenti allusioni al Regime arrivavano a masse di persone e perdipiù attraverso un genere musicale , il jazz, inviso e proibito nella Germania nazista come nella Spagna di Franco come nella Francia di Vichy e in generale in tutti i Regimi "fascistoidi" .

Ma si pensi anche al film " Ossessione " di Luchino Visconti ( altro antifascista fuori tempo massimo,  definizione del caustico  Curzio Malaparte )  come Moravia e molti molti  altri ) . Il film è un  "noir" a forte contenuto erotico che forse sarebbe finito sotto la censura in un paese democratico ,comunque   quanto più lontano dall'estetica del Regime, uscito nelle sale nel 1943 , in piena guerra.


 
Tornando ai rapporti tra musica jazz e fascismo, è curioso notare che la radio della R.S.I. trasmetteva brani jazz a pochi giorni dal 25 aprile 1945 , suscitando non poche perplessità negli alleati nazisti e in molti gerarchi più ortodossi , che avrebbero volentieri censurato il genere, trovando però l'opposizione di Romano Mussolini  , cultore del jazz e infatti jazzista di fama internazionale nel dopoguerra e probabilmente di valore, posto che raggiunse il successo malgrado il cognome e la parentela divenuta ingombrante .

Facciamo un parallelo tra la Germania nazista e l'Italia fascista.Mentre in Italia la fronda interna del Regime veniva accettata , sopportata e talvolta finanziata dal munifico Giuseppe Bottai  , Ministro della Cultura Popolare,  tant'è che Alberto Moravia pubblicò il romanzo "Gli indifferenti" nel 1929 , peraltro con un notevole  successo di vendite.

Nella Germania nazista sarebbe stato inconcepibile che un dissidente e per giunta di padre ebreo, già vigenti le leggi razziali  scrivesse ad Adolf Hitler per poter tornare a pubblicare i suoi lavori  (su questo credo saremo tutti d'accordo)  in Italia il presunto criptoantifascista Moravia supplicava Benito Mussolini perchè gli fosse  tolto il veto di esercitare la professione di giornalista ( vedi link 
http://caffenero.ilcannocchiale.it/2008/09/24/il_fascista_alberto_moravia_ri.html .La stessa Spagna franchista, aveva un sistema di censura  sulla cultura "pop" molto più rigido di quello italiano.Dell'URSS di Stalin non accenno neppure, posto che è evidente che gli artisti, fossero registi, scrittori o pittori  dovettero rifarsi rigidamente  a canoni predeterminati dal PCUS , pena la deportazione nei gulag o la soppressione fisica .  

Si cerca di ridurre il Fascismo a una barzelletta, a una serie di stereotipi indigesti e farlocchi come il "Federale" interpretato da Tognazzi nel film di Dino Risi ma più si cerca di eludere la verità , più risultano evidenti i limiti della storia ufficiale concepita da una parte politica per la maggioranza degli italiani, ma ormai contestata per l'evidente faziosità e scorrettezza .

Riparlare del Fascismo, della condizioni degli italiani sotto dentro e durante il Regime, non significa necessariamente riabilitarlo, come credono molti antifascisti "fuori tempo massimo" ottusi o in malafede , ma cercare la verità. O almeno così la penso io.

Pike






24 settembre 2008

IL FASCISTA ALBERTO MORAVIA - il testo di una lettera di Alberto Moravia indirizzata a Benito Mussolini


Moravia m'ha sempre annoiato, ho trovato i suoi romanzi presuntuosi e malsani ,  ma questo è un mio giudizio estetico  non morale o politico . Moravia viene oggi considerato uno dei grandi romanzieri  del '900 italiano, sebbene i due grandi scrittori italiani che in termini di vendite e di interesse del pubblico , specie internazionale, sarebbero da considerare al vertice della narrativa  italiana ,  dovrebbero essere  Curzio Malaparte Giuseppe Tomasi di Lampedusa , che però ebbero il grave limite di non  essere organici al PCI , che decideva quali romanzi andavano pubblicati e quali no, e quali andavano promozionati e quali no.

Colpisce nelle biografie di  Alberto Moravia, la sovraesposizione di una parentela lontana con i fratelli Rosselli e per contro la sottoesposizione della parentela diretta con lo zio  
Augusto De Marsanich, fratello della madre di Moravia, deputato fascista, dirigente sindacale durante il ventennio , importante esponente  della R.S.I. e poi cofondatore del M.S.I. di cui peraltro fu Presidente dal 1950 al 1954 . Deputato e successivamente Senatore della Repubblica Italiana, nelle liste del M.S.I.   dal 1953 sino alla morte, avvenuta nel 1973 .

Fatta questa premessa, è interessante riportare una missiva di Alberto Moravia a Benito Mussolini :

" DUCE , mi è stato ufficialmente comunicato di interrompere la mia attività professionale nei periodici di cui sono collaboratore.

Non so a quale fatto specifico si debba questo provvedimento a mio danno.

Da quando Voi, o DUCE , nel 1938 mi avete autorizzato a riprendere la mia attività professionale, ho la coscienza di non aver scritto nè pubblicato cosa alcuna che potesse dispiacerVi .

In questi ultimi tempi, ho abbandonato molti degli elementi che costituivano la mia prima letteratura.

La stessa critica l'ha ampiamente riconosciuto a proposito del mio ultimo libro I SOGNI DEL PIGRO . mi permetto perciò , rivolgerVi DUCE la preghiera di potere riprendere la mia attività giornalistica dalla quale io traggo i mezzi per vivere: anche perchè tra poche settimane mi sposo e mi preparo a assumere resposabilità, , alle quali, in queste condizioni, non posso andare incontro con animo sereno.

Devotamente.

Alberto Moravia
  

Roma, 7 marzo 1941 anno XXIX Era Fascista

Colpisce della missiva di Moravia l'italianissimo " tiengo famiglia " , il tono servile del " devotamente " .

Mi chiedo dove fossero, Sibilla Aleramo, Ignazio Silone, Vasco Pratolini, Elio Vittorini , Italo Calvino, e molti altri , durante il ventennio fascista.

Mi chiedo se , molti intellettuali italiani , non abbiano trovato un modo migliore per camuffare il loro passato fascista di divenire intellettuali organici al PCI , che immagino avrà chiesto per contro a una ripulitura del passato fascista  , un atteggiamento altrettanto servile a quello avuto nei confronti del padrone precedente.

Mi chiedo talvolta se i codificatori dell'antifascismo militante , non siano stati essi stessi per conformismo o per avere dei vantaggi economici*  ,  fascisti .

Certo che l'arroganza, un certo atteggiamento dogmatico , l'illiberalità ed il conformismo di tanti intellettuali comunisti  ha un sapore    fascista.

Ad avvalorare la tesi di una conversione  in massa degli intellettuali italiani nel dopoguerra*, contribuisce l'attenzione del Regime a formare una classe dirigente/intellettuale fascista.L'attenzione del Regime verso la cultura, l'architettura e il cinema e le arti in genere. Piaccia o no mentre nella Germania nazista si bruciavano i libri, in Italia Giuseppe Bottai , Ministro della Cultura Popolare, incoraggiava e proteggeva  giovani intellettuali spesso garantendo per qualche eresia o per qualche articolo sopra le righe .

Mi pare quindi davvero strano che la classe intellettuale italiana del dopoguerra , formatasi durante e dentro il fascismo , posto che il regime fu molto attento agli intellettuali , cui riservava molto interesse ( e molto denaro ) oltre a  prebende varie   , non abbia ne assorbito nulla di fascista ne partecipato più o meno attivamente al fascismo .

Nulla di meglio, per Togliatti & C. di arruolare  yesman già rodati nel ventennio e oltretutto ricattabili per il passato in camicia nera , per garantirsi  manleve intellettuali a costo  zero  e uno zoccolo duro di intellettuali comunisti pronti a ululare alla luna dell'antifascismo e costantemente sotto scacco dal PCI , quindi scarsamente inclini a pericolosi deviazionismi  ideologici .

Certo ricordiamo tutti il feroce fuoco di sbarramento che venne riservato all'anticonformista Renzo de Felice, già comunista anch'egli  che però non avendo un passato in camicia nera , non era ricattabile.

Tutt'oggi i nipotini degli intellettuali comunisti del dopoguerra , sebbene si riempiano la bocca di termini come libertà e democrazia, paiono scarsamente democratici. Provate a lasciare un commento che non sia " fedele alla linea " in un blog di sinistra o peggio dichiaratamente comunista
 e ne avrete la prova  provata in men che non si dica .

Ora, il caso di Moravia , nipote di un fondatore del M.S.I. , autore di una missiva indirizzata al " buonanima" che, si può presumere sia arrivata a destinazione anche grazie al potente zio , farebbe defalcare parecchio dell'antifascismo cui è accreditato il nipote Alberto. Che giova dirlo, viene presentato come un perseguitato del Regime, quando invece con il Regime, senza magari esserne un fiancheggiatore dei più attivi, il nostro Alberto Pincherle in arte Moravia ha fatto un pezzo di strada arrivando ad essere piuttosto noto già durante il ventennio , arrivando a chiedere direttamente a Mussolini la fine dell'ostracismo editoriale nei suoi confronti.  Ostracismo che  più che derivare da un presunto antifascismo. era conseguenza di uno stile letterario troppo borghese e malsano, per i canoni "staraciani" allora imperanti .

Invece no. Invece fino ad oggi , la lettera di Alberto Moravia a Benito Mussolini, la parentela con De Marsanich erano  sconosciute ai più .

Moravia è un uomo simbolo della sinistra. Chissà quanti personaggi più o meno minori, per rifarsi un integrità " morale " o semplicemente per conformismo hanno codificato le linee guida del PCI del dopoguerra, creando la mitopoetica di cui, ancora oggi, si nutre la sinistra.   

Con una battuta mordace ,  Leo Longanesi diceva che " I fascisti si dividono in due categorie: fascisti e antifascisti " . Breve efficace tagliente e  quanto mai d'attualità.

Pike




* : Benito Mussolini definiva gli intellettuali " canguri dalle grandi tasche "  alludendo alle loro continue richieste di denaro . Si noti come un dittatore possa avere senso dell'umorismo .


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permalink | inviato da Pike il 24/9/2008 alle 8:0 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (37) | Versione per la stampa


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