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30 aprile 2009

25 aprile a Milano, TODAY.

  

25 aprile a Milano, TODAY.

Ecco qua!

Dopo un anno, un altro corteo del 25 aprile da raccontare. E incominciamo.

Scendo dalla metro prima di Loreto e comincio a camminare verso il Corso Buenos aires. Casualmente, camminano con me un gruppetto di poliziotti con caschi e scudi trasparenti. Sembrano tranquilli, parlano tra loro (con accenti tipicamente sudisti! Per caso Bossi ha ragione?) di cose futili e disimpegnate.

Mentre siamo ancora sul viale Monza, gli extracomunitari stanziali fissano i poliziotti con occhi sbarrati... che ne abbiano paura?

Arrivato a piazzale loreto, si vedono i carabinieri, di quelli duri, con le vere tenute antisommossa.

Ma anche loro sono tranquilli e aspettano.

Camminando camminando, arrivo nella zona della manifestazione. Noto subito alcune differenze rispetto all'anno scorso. Non ci sono i venditori di salamelle. Ci sono invece degli spacciatori di magliette con delle curiose rastrelliere semoventi. Quando la coda del corteo si muove, le sollevano e si spostano pure loro. Oddio, la magliette sono piuttosto banali, tutte CCCP, AEROFLOT (?) il chec'ho ghevara, tranne una con l'immortale Abatantuomo che grida “VIUUULENZA”...

Resisto a fatica all'impulso di comprarla e proseguo.

Mi rendo conto di una cosa. C'è meno gente dell'anno scorso, e sembrano meno nervosi...magari rassegnati?

E ci sono più bandiere tricolori dello scorso anno! Questo non può che farmi piacere. Le bandiere del PD sono in un gruppo compatto, e non vedrò altre.

Tranquilamente, risalgo il corteo camminando sul marciapiede. Noto un giovane che attacca un adesivo su una vetrina... ma lo fa di soppiatto, cercando di non essere notato, e poi scappa via.

Guardo l'adesivo :”un pendente è per sempre” con la figura di mussolini...

Il tizio aveva una brutta faccia, e anche paura di quello che stava facendo.

Passando attraverso il corteo da una parte e dall'altra, rilevo la presenza di molti negri che cercano di vendere dei libri ai manifestanti, ma il poppolo demmograttico li snobba... dobbiamo considerarlo razzismo o semplicemente mancanza di pecunia?

Teso come sono all'ottimismo, lo considero razzismo progressista. I negri (e gli zingari) stanno bene nell'orto del vicino, nello stesso posto dove il progressista butta nottetempo la spazzatura...

Il corteo è più corto, e riesco senza problemi (e senza fretta) a risalire fino quasi fino alla cima della manifestazione, dove c'è la banda musicale e i rappresentanti dei sopravvissuti dei lager.

Intermezzo comico.

Mi si avvicina un simpatico ragazzo (orientale, forse filippino) e mi chiede, in un inglese migliore del mio, se è una manifestazione religiosa, cristiana, per usare le sue testuali parole... Effettivamente, a ripensarci adesso, mi vengono dei dubbi... cristiana no di sicuro, religiosa probabilmente...

Al momento, però, gli rispondo che è una manifestazione politica. Discorrendo, mi dice che cerca un negozio “Dolce & Gabbana”. Poveretto! Avrà molto da camminare. Lo indirizzo verso il centro.

Nel frattempo, la manifestazione si muove lentamente.

Dopo i sopravvissuti dei campi, un vecchio signore in camicia rossa e berretto garibaldino avanza dignitosamente....

Noto un capannello di persone che si muove compatto, sul marciapiede dove sto, e noto una faccia conosciuta. Il mitico trebbiatore! Oppure cappellaio, dato che cerca di mettere il cappello un po' a tutto....

Il trebbiatore coi suoi schiavi mi passa a meno di 5 mt di distanza. Vorrei esprimere il mio apprezzamento su di lui, ma mi manca il treppiede, e sputargli addosso potrebbe essere considerato offensivo, senza considerare che se dovessi misurare in saliva la mia stima verso il personaggio, non basterebbe una cisterna...

il bisaccese, salvato dall'inondazione, si allontana velocemente.... ho mancato una buona occasione per entrare nella cronaca.

Per nulla dispiaciuto, ricomincio a attraversare di qua e di là.

Un demente agita come un pazzo una bandiera palestinese enorme, più grande delle bandiere italiane che ho visto... a livello simbolico, significa che questa è diventata una manifestazione palestinese? Comunque un gruppetto di ragazzi dotati di camicia azzurra con stella di davide, passa in mezzo al corteo senza essere molestati...

Un sacco di volantinaggio, un sacco di sigle diverse..dipietro Italia dei valori (immobiliari), uaar, carc, milano città aperta, comitato nazionale di ricostruzione del partito comunista d'Italia (marxista-leminista) eccetera eccetera.... nessuna voce comune, anzi no. L'unica cosa comune :

Berlusconi cattivo! (a me sembra un po' puerile). Passano persone avvolte nel tricolore, e anche questo lo considero un buon segno.

Staziono nella zona dei camioncini dei centri sociali. Musica alta, soliti insulti, le solite cose, insomma. Uno sbarbato attacca col nastro adesivo dei manifestini a una vetrina. Una donna, evidentemente la proprietaria, esce dal negozio e li strappa subito. Allo sbarbato che la guarda risponde “insomma, devi capire!”. Lo sbarbato fa cenno di si, si allontana di qualche passo e attacca velocemente l'ultimo manifestino alla vetrina e scappa. Un dispetto infantile.

Bandiere dei pirati, bandiere nere anarchiche, ma in sottotono...

casi umani... due donne innalzano un cartello con sopra la sigla di un'organizzazione lesbica... ammazza che grugni! Ma sono lesbiche per intimo sentire o per disperazione?

Associazione uomini casalinghi, con uomini in grembiule che brandiscono fieramente degli spazzoloni..

Qua e là, zaffatine di mariagiovanna…

Un tale con i vestiti da skin e l’aspetto da skin, passeggia poco lontano ?!?

Il corteo si avvicina al duomo, e dato che i discorsi mi fanno venire il latte alle ginocchia me ne vado a vedere le vetrine (perdendo così la kontestazione a Formigoni, ma tant’è…)

Ritorno un’oretta dopo, e il corteo si sta smobilitando. Poca gente, poche facce convinte.

Paragonando questo corteo a quello dell’anno scorso, mi vengono in mente due parole:

normalizzazione e scherzi da bambini…

normalizzazione.

Il PD è riuscito a addormentare tutti. Il governo è una realtà e lo si contesta solo per abitudine, senza convinzione e senza una vera alternativa. La manifestazione, immaginata come contrasto al governo, è ormai diventata una stanca cerimonia.

Scherzi da bambini.

I Kosidetti alternativi erano molti di meno e molto meno incattiviti di un anno fa. Suppongo che la mamma gli abbia detto di fare i bravi. Le uniche eccezioni sono appunto scherzi da bambini dell’asilo , fischi a Formigoni compresi (1).

(1) casualmente, ho visto al fedegiornale una scenetta emblematica.

Alla manifestazione, un pistolotto stava imbrattando un muro con uno spray. Una signora sui 50 se ne accorge e lo spintona. Il vigliaccone fugge.

Dato quello che ho visto alla manifestazione, non ho nessun dubbio che sia realmente avvenuto…

Caposkaw




25 aprile 2009

la sinistra radicale e il valoroso compagno Jeeg robot d'acciaio

 .




IN PRESA DIRETTA , IL CORTEO DEI MORTI CHE CAMMINANO




Ovvero la sinistra radicale e il valoroso compagno Jeeg robot d'acciaio

Ho fatto una cosa mai fatta.


Io, che non ho mai partecipato a un corteo o a una manifestazione in vita mia, spinto da una curiosità da cronista, sono andato al corteo del 25 aprile alla mia città , Milano.

Arrivato in metropolitana alla stazione di Loreto, scendo. C'è un banchetto grillesco per i tre referendum. Da bravo , faccio la fila per firmare (così il caro pike è contento (ahr ahr ahr!) e riparto.


Stranamente, c'è relativamente poca gente in giro. Per chi non conosce Milano, da piazzale Loreto c'è un viale diretto che porta al centro , dove c'è il Duomo e dove c'è la coclusione del corteo. Cammino cammino e accendo la prima sigaretta della giornata. Dove finisce il corso Buenos Aires (e inizia il la zona centrale della città) ci sono i vigili urbani che deviano il traffico. D'ora in poi è diventata una zona pedonale. Dopo i vigili ci sono dei camioncini (due ) che vendono salsicce e frittelle. Un buon odore di ciccia permea l'aria. Dei tali spacciano il PROGRAMMA DEL PARTITO COMUNISTA INTERNAZIONALE e giornali consimili (?)....


Continuo ad ad andare avanti.


Il corteo.


Prima impressione.


È una festa nazionale italiana? Ci sono troppe bandiere rosse. C'è anche una bandiera cubana, bandiere anarchiche, una bandiera del paese basco, tante bandiere del PD... ma una sola bandiera italiana... grande si, in cima al corteo , ma solo quella... (ne vedrò un'altra , solo una)


Continuo a camminare. Mi sento un virus in mezzo alle cellule. Sbarbati, tantissimi. Anche persone più vecchie con bambinaggio al seguito. Anziani, ma non molti. Striscioni vari , autocarri con altoparlanti che sbraitano musica... ma non inni della resistenza , canzoni rock o , il primo che incontro, una bella canzone sulla mariagiovanna che gli riempie la vita (c'è da chiedersi se il personaggio la coltiva o la compra al marocchino all'angolo...) . La cosa che mi basisce (ma non tanto) è che ogni tanto un autocarro ulula la canzone dell'armata rossa (1).... sui camion dei centri sociali l'oratore sbraita contro berlusconi , MA ANCHE contro Veltroni , Prodi e Bertinotti...


Alcuni arterio fanno discussioni accalorate: Mao Tze Dong ha cercato di costruire l'uomo nuovo....interessanti come il sesso degli angeli.


In mezzo al corteo degli uomini trascinano delle vasche di plastica con dentro del ghiaccio e dei beveraggi, tra le quali , mi stupisco, la capitalistica e multinazionale Coca-cola. Prezzi poppolari, grazie al cielo.


Ogni tanto , degli sbarbati attaccati agli striscioni intonano Bellaciao... fate pupi, fate.


Attorno al corteo non si nota una divisa... immagino per non eccitare gli sbarbati (è iniziato il periodo dell'allergia...e gli sbarbati sono portati all'allergia, complice qualche birra e qualche spinellone).


Mi infilo in mezzo a loro, e continuo a camminare. E forse percepisco qualcosa... un senso di annullamento... essere massa. Qualcosa che si prova allo stadio o ai concerti rock.


Mi riscuoto subito e proseguo. Arrivo a San Babila, mi infilo nel corso Vittorio Emanuele. I mimi in bianco, con un fissità di statue, assistono al passaggio di tanta gente , tutti con un qualcosa di rosso, una camicia , un fazzoletto. La cosa interessante è che non sono poi tantissimi. Altra gente mangia il gelato o guarda le vetrine , sbattendosene alquanto.


Piazza del Duomo è una calca di gente che assiste al discorso di un oratore. Non ho voglia di infilarmi là in mezzo e entro nel Duomo. Altra scoperta. Dentro il Duomo, una calma millenaria. Gli ululati dell'oratore e della folla si sentono sommessi, scompaiono. Dopo questa parentesi spirituale, mi rituffo nella folla. Risalgo all'indietro il corso vittorio emanuele e all'altezza del Disney Shop un incidente ridicolo. Uno sbarbato sui 17 anni (buttati nel cesso) ulula: I PUPAZZI SONO FATTI DAI BAMBINI DEL TERZO MONDO E VOI LI DATE AI VOSTRI BAMBINI e via delirando. Particolare curioso, i suoi amichetti attorno sembrano imbarazzati... magari, a loro, Topolino piace ....


Sempre rinculando, compro una birretta da un tizio con un vasca. 2 Neuro, bella fresca.


Forse rigalluzzito dalla birrozza, compio un autentico atto controcorrente e anticonformista:


VADO IN MEZZO ALLA STRADA E CAMMINO IN SENSO CONTRARIO ALLA MANIFESTAZIONE.


Coraggio da leone? Sicuramente no.

Ma di certo pari al coraggio di questi qua che ululano in mezzo alla folla.

Dopo questo atto , che molti dei miei lettori giudicheranno da fascista intollerante, esco dalla fine del corteo, dove c'è il camion dei leoncavallini.


Dietro la coda del corteo, a una ventina di metri, una dozzina di carabinieri in assetto antisommossa. Davanti a loro , un gigante in divisa , evidentemente il loro comandante.


L'oratore dei leoncavallini sbraita sull'assoluzione al processo per i fatti di Genova e invoca il tribunale per Bush, Berlusconi eccetera eccetera. Sembra che se la prenda proprio con il gigante, che da parte sua, freme incazzoso.


Dietro i carabinieri, gli spazzini che puliscono la strada , dall'immondizia che i compagnuzzi hanno seminato.

....

(piccola parentesi sclero. Alla stazione delle metropolitana del ritorno , nella banchina opposta alla mia , un 50/60 enne fa versi e gesti da jeeg robot d'acciaio. Si è capito che perdere le elezioni dà alla testa....)



Kaposkaw

(1) spiegatemi cosa c'entra con la resistenza italiana....





1 ottobre 2008

IL CAMERATA SPIKE LEE

 Ecco come la sinistra vede  Spike Lee oggi , dopo "Miracolo a Sant'Anna"

Spike Lee visto dalla sinistra prima del film "Miracolo a Sant'Anna"

Il regista americano Spike Lee , un nero di colore negher (tanto per specificare , perché adesso c’è gente che crede appartenga alla Fratellanza Ariana…) ha fatto un film intitolato “Miracolo a Sant’Anna”.

Il film credo (dato che non l’ho ancora visto) che parli essenzialmente dei “Buffalo soldiers” cioè di quelle unità di soldati neri americani che combatterono in Italia durante la II° guerra mondiale.

Bisogna appunto spiegare che durante le guerre mondiali, nell’esercito statunitense vigeva la segregazione razziale, e questo portava ad avere reparti di soldati neri comandati da ufficiali bianchi. Erano gli ultimi epigoni di una tradizione iniziata durante la guerra di Secessione e continuata durante le guerre indiane (il soprannome Buffalo Soldier gli fu dato dagli indiani Utes)

Erano erroneamente creduti soldati di bassa qualità (1) , e destinati in teatri di guerra secondari (dopo lo sbarco in Normandia, l’Italia fu considerata tale).

Ma invece erano coraggiosi e motivati, e guadagnarono molte onorificenze al valore (2).

Allora, il signor Spike Lee, per fare questo film, si informa sugli avvenimenti in cui vennero coinvolti questi soldati e , bontà sua, descrive i fatti da un punto di vista terzo.

Sembra che nel film i nazisti non siano tutte delle bestie, e che i partigiani facciano quello che facevano, cioè colpire alle spalle e fuggire, fregandosene altamente delle rappresaglie sui civili…

Apriti cielo!

Le vecchie carampane dell’ANPI si offendono e alzano alti lai. Un sacrilegio!

I giovani tromboni komunisti si mettono a frignare che queste cose non si possono dire, che non è vero, e Spike Lee è un razzista ecc acc…

Quando Spike Lee descriveva gli slum americani era il cocco della sinistra, quando diceva peste e corna degli italiani d’America l’intellighenzia si sdilinquiva e si eccitava…

Quando si mette a dire la verità , il povero Spike Lee non è più nero, ma è diventato un pericoloso revisionista, un amerikano che farebbe bene a guardare a casa sua, un FASCISTA!

Per questi ottimi motivi, propongo che Spike Lee sia denominato Camerata, uno di noi. Uno di quelli che dice la verità.

(1) Nell’aviazione dell’esercito (U.S.A.A.F.) era nota una squadriglia da caccia , il 332 Fighter Group costituita completamente da Afroamericani , temuta dai tedeschi che li chiamavano i Schwartze Voglemenschen (gli uomini-uccello neri) e che raggiunse un altissimo rateo di vittorie.

(2) Sempre in Italia, operarono altre due particolari unità, il 100° battaglione di fanteria e il 442° gruppo reggimentale di combattimento costituiti interamente da Nisei ,cittadini americani di origine giapponese. Mentre i loro familiari erano internati , questi soldati combatterono per dimostrare la loro lealtà agli Stati Uniti, e divennero i reparti più decorati di tutto l’esercito americano…

Caposkaw




22 luglio 2008

Taliban antifascisti - il raradosso dei democratici antidemocratici

 "Le chiedo se non sia possibile fare qualcosa per convincere gli esponenti del Pd di San Giuliano che studiare il neofascismo non significa negare i principi costituzionali e che boicottare la presentazione di un saggio di storia non è certo il miglior modo per onorare il valore della memoria collettiva. ",

Si conclude così la lettera che Antonio Carioti, giornalista del Corriere della Sera e autore del saggio "Gli orfani di Salò" (Mursia, 2008) ha inviato ieri a Walter Veltroni chiedendone l´intervento per mettere fine alla polemica che si è scatenata attorno alla presentazione del saggio organizzata dal gruppo comunale di An per il 19 luglio prossimo.

La querelle in breve è questa. Il capogruppo di An di San Giuliano chiede e ottiene alla fine di giugno la sala consiliare per la presentazione del libro di Carioti, un saggio storico sui movimenti giovanili neofascisti del dopoguerra.

La concessione della sala da parte del presidente del consiglio comunale scatena le reazioni degli esponenti locali del Pd, Rifondazione Comunista e Sinistra democratica che, sospettando il libro di simpatie fasciste, invocano la revoca della sala in nome dei valori antifascisti. Sulla vicenda interviene la casa editrice Mursia che manda ai contestatori il libro pregandoli di leggerlo e di verificare di persona che si tratta di un´opera storica sulle radici della destra italiana.

Nel frattempo appaiono in rete, su siti no global e della sinistra, appelli alla "mobilitazione antifascista" nella data prevista per la presentazione, l´amministrazione comunale prende tempo e al momento la concessione della sala pubblica è dubbia. Carioti, che ha ricevuto attestati di solidarietà da parte di storici ed esponenti di diverse parti politiche, sinistra inclusa, ha deciso oggi di chiedere l´intervento del segretario del Pd per chiarire, una volta per tutte, che "discutere di fascismo e neofascismo si può" senza per questo essere tacciati di simpatie revisioniste o peggio ancora di apologia di fascismo.
 
"Il caso San Giuliano Terme (Pisa) esce dai confini pisani e diventa emblematico della difficoltà di discutere della nostra storia senza asservirla o piegarla alle logiche della politica. ", dice Fiorenza Mursia, presidente della casa editrice. "Quello di usare la Storia a scopi politici è un vecchio vizio del nostro Paese, a destra come a sinistra. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: siamo prigionieri di un passato irrisolto perché di fatto mai compreso, metabolizzato e superato. E´ comprensibile che le parti politiche si confrontino anche duramente ma mi aspetto che le istituzioni, anche quelle locali, svolgano il loro ruolo di garante della libertà di espressione consentendo un dibattito libero e pubblico. "

Sulla vicenda è intervenuto anche Luigi Ganapini, professore di storia contemporanea all´Università di Bologna e direttore dell´istituto di storia dell´Età contemporanea di Sesto San Giovanni (Milano) che dice: "La "sinistra" non deve imitare la destra quando quest´ultima non sa discutere e non sa capire; non deve imitarla quando emette bandi di proscrizione contro gli Istituti della Resistenza; non deve imitarla quando la paura del diverso la fa feroce e ottusa. Quello di Carioti è un libro di storia che ci fa capire; ci fa capire cose sgradevoli e cose difficili da accettare. Ma la storia di un paese, di questo paese, dobbiamo davvero affrontarla e per farlo abbiamo bisogno di coraggio, non di anatemi. "

Il testo integrale della lettera di Carioti al segretario del Pd Walter Veltroni:

Gentile onorevole Veltroni, può darsi che lei si ricordi di me. Anni fa svolsi il ruolo di moderatore in un dibattito cui partecipò anche lei, con Franco Cardini e Giampiero Mughini. Si presentava nell´occasione il libro "Fascisti immaginari", in cui Filippo Rossi e Luciano Lanna (attuale direttore responsabile del quotidiano di An "Secolo d´Italia") avevano analizzato la cultura diffusa e i miti della destra nell´Italia repubblicana. Ricordo che il suo intervento fu davvero apprezzabile, molto equilibrato e aperto al dialogo con un ambiente politico assai distante da quello cui lei appartiene. Rievoco quell´episodio perché di recente ho scritto un saggio, edito da Mursia, su un argomento contiguo: s´intitola "Gli orfani di Salò" e ricostruisce le vicende dei giovani neofascisti dal 1945 al 1951, narrando le loro battaglie nelle piazze, i loro conflitti interni, le loro illusioni e anche alcuni momenti di dialogo con i coetanei comunisti (incontri promossi all´epoca da Enrico Berlinguer), senza trascurare aspetti caratteristici di quel mondo come il rifiuto della democrazia parlamentare e l´uso della violenza politica. Il 19 luglio prossimo sarebbe in programma la presentazione del libro presso la sala del Consiglio comunale di San Giuliano Terme, in provincia di Pisa, ma gli esponenti della sinistra locale, compresi quelli del Partito democratico, sono insorti, denunciando l´iniziativa, organizzata da Alleanza nazionale, come un´offesa ai sentimenti antifascisti della cittadinanza. In realtà si tratta di un clamoroso fraintendimento, perché la mia opera non è affatto un´esaltazione del neofascismo, ma una pacata analisi storica, apprezzata anche da studiosi di sinistra come Mimmo Franzinelli, che l´ha presentata con me a Gorizia, e Luigi Ganapini, che l´ha presentata con me a Milano. La casa editrice Mursia ha cercato di chiarire l´equivoco inviando in omaggio una copia del volume ai contestatori, ma non è servito a nulla. Pare che ora la maggioranza di sinistra voglia convocare un Consiglio comunale, sul tema "la memoria collettiva della Resistenza e della Liberazione dal fascismo radice della Costituzione italiana", proprio il 19 luglio, per impedire così la presentazione del libro. Dato che ho avuto modo di apprezzare personalmente il suo spirito aperto e tollerante (tra l´altro sono anche, per quel che conta, un elettore del suo partito), le chiedo se non sia possibile fare qualcosa per convincere gli esponenti del Pd di San Giuliano che studiare il neofascismo non significa negare i principi costituzionali e che boicottare la presentazione di un saggio di storia non è certo il miglior modo per onorare il valore della memoria collettiva. Con stima e cordialità Antonio Carioti .




7 luglio 2008

Eugenio Cattaneo di Rovellasca; eroe della lotta di liberazione o vittima della guerra privata del PCI ?

 

Le finalità della lotta, per le formazioni partigiane spesso erano divergenti.Spesso si arrivò,come al “Porzus” allo scontro armato diretto tra partigiani “badogliani” o di “Giustizia e Libertà” e le formazioni  comuniste.

“Giustizia e Libertà” e le altre formazioni partigiane “ autonome” , lottavano prevalentemente contro la Wehrmacht seguendo criteri strettamente militari, di vantaggi e benefici di azioni belliche, non mirate quindi all'aspetto "politico" della azione, come avviene nel terrorismo, ma a perseguire una finalità, ad esempio raggiungere il controllo di un punto strategico limitando nell'azione i caduti, per quanto possibile, cercando di limitare lo scontro con i soldati della R.S.I. , percepiti come “fratelli separati” più che come nemici ( si pensi agli scritti di Beppe Fenoglio , appunto mal visto dai comunisti ) e sempre  di non coinvolgere nella lotta la popolazione civile inerme, esponendola a rappresaglie, come inveced detto en passant , facevano le formazioni comuniste, si pensi ad esempio al “glorioso” episodio di via Rasella ( ma non solo ) .

Infatti le formazioni comuniste talvolta provocavano deliberatamente e senza finalità militari  le forze armate tedesche, allo scopo di creare il maggior odio verso i tedeschi e i fascisti,per rendere più semplice poi l’instaurazione di un regime comunista di stampo staliniano. Finalità perseguita da molti partigiani, sebbene talvolta non condivisa,almeno non apertamente,dalla più “ realpolitiker ” dirigenza del P.C.I.

Poste queste diverse strategie militari e politiche, ovviamente spesso accadde che le formazioni comuniste e quello “democratiche” , perdonate la definizione di comodo,si trovarono ad urtarsi .

Queste dinamiche, non era sconosciute agli anglo americani,che infatti cercavano di non paracadutare armi e rifornimenti alle formazioni partigiane comuniste, dirottandole alle formazioni “democratiche” arrivando persino a sospendere i rifornimenti,essendo consci che laddove i lanci di armi fossero finite ai “democratici” le formazioni comuniste se presenti in numero tale da soverchiare le formazioni “democratiche” ,sarebbero andate con la violenza ad appropriarsi dei rifornimenti .

In questa logica, un primo gruppo di partigiani “democratici” vennero in conflitto con i comunisti, nel biellese occidentale,tra Graglia e Zubiena nell’inverno 1943/1944.

Il Colonnello conte Eugenio Cattaneo di Rovellasca (nella foto), anziano ufficiale di cavalleria e suo figlio Ernesto di 23 anni (  a sinistra ) ,furono tra le prime vittime partigiane uccise non da “salotini” o tedeschi ma da altri partigiani. Si noti che il colonello Cattaneo non era un partigiano “qualsiasi”,ma era incaricato dal CNL di Torino di tenere i collegamenti con i gruppi partigiani “democratici” e non , della zona.Di fatto il comandante locale del CLN .

I comunisti non gradirono la presenza di formazioni autonome, intendo dare un carattere “politico” alla lotta , in contrasto con la presenza di gruppi a loro slegate in termini strategico/politici.In un certo senso volevano che la “resistenza “ restasse nella storia come un fatto esclusivamente comunista,com’è stato, del resto..

Le formazioni “autonome “ che vennero annientate o fagocitate ,spesso sotto minaccia armata , da quelle comuniste,furono quelle numericamente più esigue.Mai i comunisti ebbero il coraggio di affrontare i gruppi “democratici” più numerosi,che tra l’altro erano meglio armati,ricevendo come si diceva sopra maggiori rifornimenti . Altre formazioni meno numerose non comuniste ( e talvolta anti comuniste ) si unirono tra loro per evitare di essere fagocitate o annientate dai loro “alleati” comunisti.Perdonatemi questi cenni necessari a comprendere il contesto storico dei fatti.

Tornando ai “fatti di Graglia” , l’anziano colonnello Cattaneo stabilì il suo comando sopra Graglia. Riuscì, in seguito, certo valendosi di appoggi importanti a Biella e a Torino, a stabilire collegamenti con ambienti vicini ai servizi segreti angloamericani. In virtù di questi appoggi, del suo grado e anche del suo linguaggio, gli fu facile  accreditarsi presso le basi dei comandanti alleati, ricevendo un lancio aereo con armi ed esplosivo.

I partigiani comunisti,sapendo Cattaneo di Rovellasca fornito di armi e munizioni,lo invitarono insieme a Italo Gariazzo,altro partigiano “democratico”, ad un abboccamento con il comandante di una formazione comunista,interessato alle armi.

Cattaneo e Gariazzo, furono uccisi. I comandati partIgiani “democratici” , più avveduti dello sfortunato Cattaneo , forse ingannato da una visione “alta” dell’Onore, e convinto della finalità nazionale e patriottica della lotta, rifiutarono sistematicamente questo tipo di incontri.

Venne messa in giro la voce che Cattaneo era stato ucciso dai tedeschi sulla via del ritorno,ma la verità era ben nota ai più,benché sottaciuta per timore di ritorsioni.Ricordiamoci che le “ volanti rosse “ hanno imperversato sino al 1948,uccidendo non solo ex fascisti,ma anche ex partigiani “democratici” come è stato ampiamente documentato .Figuriamoci quindi con la guerra in  corso.

Italo Gariazzo,non venne ucciso subito.Venne portato al comando partigiano comunista,tenuto prigioniero e poi sepolto (pare) ancora vivo.Il suo corpo venne trovato ancora ammanettato,dopo la fine della guerra,dal medico condotto di Graglia,Dott. Giuseppe Villa,che ebbe a sua volta il nipote,pure partigiano “democratico” ucciso dai comunisti.

Le fonti ufficiali riferiscono che il Cattaneo e Gariazzo siano stati uccisi dai tedeschi.Perché nascondere quindi il corpo di Gariazzo, ritrovato per giunta in ceppi? Avevano interesse i tedeschi a nascondere le tracce di un atto militare, e quindi dal loro punto di vista,perfettamente legittimo?se mai i tedeschi avrebbero avuto interesse a rivendicare di aver giustiziato due comandanti partigiani, non di occultarne i corpi.

Il figlio del Colonnello assassinato dai comunisti, il ventitreenne Ernesto Cattaneo ,a sua volta partigiano indagò, poco persuaso della versione “ufficiale “ della morte del padre . Quando venne inviato ,verso la metà del maggio del 1944, nel Biellese, e proprio nella zona di Serra,dove era probabile che venisse a contatto con dei testimoni dell’assassinio del padre,venne preso e ucciso dai comunisti nei pressi di Mongrando.

Questo episodio di "guerra privata" dei partigiani comunisti , pur minore rispetto a quello del “Porzus “, è  sconosciuto. Le fonti “ ufficiali” che troverete ,se vorrete approfondire,vanno lette tra le righe;  certi silenzi e omissioni eloquenti , certe ambiguità sono significative.L'uccisione di Italo Gariazzo e di Cattaneo di Rovellasca vengono accreditate ai tedeschi dalle fonti ufficiali, ma liquidate con poche righe.  

Ma la verità e ben nota. La vicende dei “ fatti di Graglia ” essendo divergente alla storia ufficiale,è stata volutamente ignorata.

Gli stessi partigiani “ democratici “, pur spesso vittime dei comunisti, non hanno alcun interesse a finire di distruggere la storia ufficiale, che presenta già vistosissime crepe. D’altro canto poi, l’Associazione Resistenziale “ufficiale” , cioè l’ANPI , è stata egemonizzata da elementi comunisti o post comunisti, spesso duri e puri e  spesso i contrasto con gli stessi comunisti più “ realpolitiker ”.Si pensi alla reazione piccata  di alcuni sommi sacerdoti della religione resistenziale, circa la  presa di posizione del Presidente della Repubblica Giorgio Napoletano , sul tema delle foibe.

Loro sono i “Gendarmi della memoria” di cui parla Pansa .Loro non accetteranno mai e poi mai , una discussione onesta sulle resistenze ,volutamente al plurale perché la lotta partigiana è stata combattuta da idealisti fedeli al Regno d’Italia o comunque ad un idea di Nazione democratica e pluralista, che verosimilmente sarebbe stata accettata, come del resto è stata dagli sconfitti, a guerra finita, e da comunisti che si ripromettevano di instaurare un regime staliniano e volevano seminare odio,per impedire una pacificazione nazionale che non sarebbe stata funzionale alle loro finalità

Non solo; il PCI non poteva dichiararsi " democratico " .Fino all’ “eurocomunismo” liberale varato da Enrico Berlinguer , la finalità del PCI era di instaurare in Italia un regime comunista,anche se questo in molti lo dimenticano o fingono di dimenticarlo  .Cosa di meglio per etichettarsi quali democratici che far passare l’idea di essere stati i veri “ liberatori ” e quindi "redentori" dell’Italia ?

Dalle necessità di avere un "momento fondante" che legittimasse il PCI e i suoi eredi, è scaturita la necessità di falsare la storia, omettendo e sfumando episodi  come i fatti del Porzus, i fatti di Graglia , la strrge di Montefiorino e molte altre vicende che avrebbero potuto ledere l'immagine complessiva della resistenza.

Putrroppo però per i " Gendarmi della Memoria" , Gianpaolo Pansa ha sfondato una porta che difficilmente potrà  essere nuovamente chiusa, rendendo noto al grande pubblico fatti già perfettamente noti  agli storici . 


Pike



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