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22 aprile 2009

IL "PENSIERO STUPENDO" DI ANTONIO DI PIETRO

 




5 gennaio 2009

Amedeo Porfidia - deputato IDV indagato per associazione a delinquere



Con stupore riscontro che la notizia del deputato casertano dell'IDV Amedeo Porfidia  indagato per associazione a delinquere ed altri gravi reati, è quasi passata sotto silenzio.

Come d'altronde è quasi passato sotto silenzio che Cristiano Di Pietro per le note vicende , s'è si sospeso dall'IDV , ma non s'è dimesso da Consigliere Provinciale bensì passato al gruppo misto.

Insomma il figlio di quello che predica la politica pulita , non rinuncia allo stipendio e alle prebende, ma per accontentare la base dipietrista e i grillini si dimette dall 'IDV a metà, restando in carica. I figli si sa, so piezz'e core.

C'è senz'altro un problema di cattiva informazione, ma non da una parte sola, che la notizia del figlio del moralizzatore DiPietro che non si dimette da consigliere provinciale ma passa al gruppo misto manentendo lo stipendio  o di un deputato dell' IDV inquisito dovrebbe fare più scalpore.

Pike




19 agosto 2008

"Tutti i maneggi del mio ex amico Di Pietro"

  

Elio Veltri accusa l'ex pm: "L'Italia dei valori è una gravissima anomalia. Ha blindato il partito per incassare direttamente i finanziamenti statali. Ai tempi dei Democratici per Prodi iscrisse al movimento l’intera via della malavita di Cosenza. Travaglio? O certe cose non le sa o è distratto..."

Milano - «Di Pietro? Prima di fare il paladino della società civile dovrebbe spiegare agli italiani i maneggi che si nascondono dentro il suo partito». Elio Veltri è l’ex amico storico di Antonio Di Pietro. E come tradizione vuole, ha qualcosina da dire sull’ex pm.

Ma con Di Pietro ci parla ancora? «No».

Come mai, se posso... «Può. Me ne sono andato nel 2001, quando ero il vicepresidente dell’Idv. Da allora non ho più rapporti. I motivi della rottura erano legati alla gestione del movimento, alla scelta delle persone, agli incarichi dati a personaggi che secondo me in un movimento come quello che si era proposto di cambiare l’Italia dal punto di vista morale, erano diciamo... inadeguati».

È cambiato qualcosa, da allora? «No. Anzi, ho scoperto fatti molto gravi che riguardano la gestione del partito».

Si riferisce all’inchiesta del Giornale di qualche giorno fa? «Non solo. In questo momento l’Idv rappresenta la più grande anomalia italiana tra i partiti».

Addirittura? «Lei ha mai letto lo statuto?».

Ehm, ahimé no. «Glielo leggo. All’articolo 2 c’è scritto che “l’associazione Italia dei Valori - che oggi è composta da Di Pietro, dalla moglie Susanna Mazzoleni e dalla tesoriera Silvana Mura - promuove la realizzazione di un partito nazionale”. All’articolo 10 si legge: “La presidenza nazionale del partito spetta al presidente dell’associazione”. Stesso discorso per la tesoreria».

Scusi. Questo vuol dire che il partito è nelle mani dell’ex pm? «Assolutamente. Facciamo un’ipotesi di scuola. Se Di Pietro convocasse un congresso, e venisse sfiduciato dal 98% del partito, lui resterebbe in sella... Per andarsene, dovrebbe essere sfiduciato dall’associazione. Questa è un’anomalia enorme, di fronte alla quale tutte le grandi questioni della legalità, della giustizia, delle regole che lui solleva sono carta straccia. Se vuoi fare certe battaglie non puoi affittare al partito due immobili comprati dall’associazione. Sa che i soldi del finanziamento pubblico finiscono a loro tre e non al partito?».

Ma chi deve vigilare sul finanziamento non dice nulla? «Guardi, la questione l’abbiamo sollevata di recente con Achille Occhetto e Giulietto Chiesa. C’è un’ordinanza del giudice civile di Roma dove si legge: “L’associazione è nettamente distinta dal partito, non può chiedere finanziamento pubblico”. Nel 2006 la Camera, quando gli è stato fatto presente il problema, ha fatto finto di niente. Tutta la presidenza della Camera di allora, Bertinotti compreso. Bisogna porre la questione della responsabilità giuridica dei partiti».

Beh, sebbene sia entrato in politica relativamente da poco, Di Pietro si sa muovere bene... «Pensi che sono stato io a invogliarlo a fare politica. Lui mi diceva che volevo un partito di duri e puri, in realtà io volevo un partito di persone corrette. Ecco perché me ne sono andato».

Se n’è pentito? «Di averlo spinto, sì. Di essermene andato no».

I momenti di attrito maggiori? «Quando i Ds lo candidarono al Mugello contro Giuliano Ferrara. Gli dissi: “Se ti eleggono loro, te lo rinfacceranno per tutta la vita. Se vuoi candidarti devi andare dove i Ds hanno il 20%”. Non mi ascoltò...».

Fu l’ultimo prima della rottura? «No, ce ne fu almeno un altro. Quando abbiamo fatto i Democratici con Prodi, lui pretese l’incarico di responsabile dell’organizzazione. Lo sconsigliai, gli dissi “i grandi leader, da Berlinguer a Prodi, non lo fanno”. Niente da fare. Poi un giorno scoprii che da via Popilia a Cosenza, la strada della criminalità, arrivarono 241 iscrizioni. Lo scontro che ne seguì, ovviamente, fu inutile».

Scusi, ma Travaglio le sa queste cose? «Mah, sarà distratto, bisogna chiederlo a lui. Marco è stato sempre amico mio e lui è stato sempre amico di Di Pietro».

L’elenco degli ex Idv è lungo. Secondo lei chi sarà il prossimo? «L’unico fesso sono stato io, avrei potuto fare il deputato a vita. Non credo andrà via nessuno, perché ormai c’è una rendita di posizione consolidata. Ma il saldo del turn over, chiamiamolo così, è certamente negativo».

Ma perché non scrive un libro su Di Pietro? «In effetti sono stato tentato, ma penso che non ne valga la pena. E comunque qualcosina l’ho già scritta nel libro Il topino intrappolato edito da Longanesi. Il capitolo si intitola: “Di Pietro, un caso a se”».

Da ex socialista, le dispiace vedere Ottaviano Del Turco in carcere? «Mi auguro che possa dimostrare la sua innocenza, ma sono anche convinto che l’inchiesta è abbastanza solida».

Per la scomparsa del Psi sarà un po’ a lutto, almeno. «È la più grande tragedia politica italiana. Nell’81 mi scontrai con Bettino Craxi e me ne andai. Aveva una chance e l’ha buttata via. Se a distanza di anni il Psi fosse al 35%, allora sì, mi sentirei un cretino».

Che ne pensa dello scontro tra politica e magistratura? «La magistratura fa il suo mestiere, escludo che certi pm siano mossi da moventi politici. Se fosse vero sarebbe gravissimo».

Tra Craxi e Di Pietro, chi butterebbe dalla torre? «Oggi? Tutti e due».

felice.manti@ilgiornale.it




28 giugno 2008

Intercettazioni, duro attacco di Di Pietro a Berlusconi. Tra quanto l'ex " sbirro " forcaiolo Di Pietro alla guida del centro sinistra?

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lI leader dell'Italia dei Valori dà del ''magnaccia'' al Cavaliere e scoppia la polemica.

Bonaiuti: ''Linguaggio rozzo e volgare, al di fuori della politica''. L'avvocato Ghedini: ''Saranno espedite tutte le azioni giudiziarie conseguenti". Al centro della bufera le centinaia di telefonate agli atti del processo napoletano ad Agostino Saccà, alcune a chiaro contenuto bollente. Finocchiaro: ''Siamo all'impoverimento morale''

Si noti come persino " Liberazione " quotidiano comunista è intervenuto in favore di Saccà, in merito alla nota vicenda della pubblicazione delle intercettazioni telefoniche.

Ma non voglio parlare di questo. Se mai è interessante rilevare i molti strappi tra Antonio Di Pietro e il PD e di come la leadership del centro sinistra rischi di finire a Antonio di Pietro.

Il PD è lacerato, combattuto, rischia di avere più correnti che elettori. Sui temi della giustizia deve scantonare , non può più rivendicare una " superiorità morale" poste le vicende giudiziarie che ne coivolgono esponenti di primissimo piano, posta la vicenda Unipol Bnl , posta la lesta rimozione del magistrato De Magistris e il violento attacco alla Dottoressa Clementina Forleo, che è stata  prosciolta, ma sui cui incombe il trasferimento.

Veltroni,  di cui si è vista la totale inconsistenza , non è stato ancora defenestrato ma solo perchè non s'è deciso il successore. Pare che nel pollaio del PD ci siano troppi galli che combattendosi tra loro si azzopperebbero in eventuale congresso, lasciando magari la leadership a Veltroni.

Viceversa l'Italia dei Valori risulta in palla, ben rappresentata a livello mediatico dal telegenico  ed oggettivamente simpatico  Antonio Di Pietro, il cui partito non ha sicuramente problemi di leadership . Oltretutto l'IDV non è appesantita da vicende giudiziarie e può senza problemi puntare il dito contro " la casta" .

Paradossalmente  dietro lo "sbirro ex missino"   Di Pietro, notoriamente amico del "ragazzo di Salò " Mirko Tremaglia , stanno molti elettori della sinistra radicale, delusi dal radicalismo chic dei propri dirigenti. Gode Di Pietro della simpatia dei " grillini" e , non nascondiamocelo , della simpatia di molti elettori di destra, che pur sostenendo questo governo ,  guardano con favore all'IDV percependola come una forza politica per molti versi affine . 

D'altronde all'ultima festa dell'IDV, nel 2007 , era presente una nutrita pattuglia di esponenti di primo piano di A.N. (tra cui Gianni Alemanno) mentre i massimi dirigenti del centro sinistra risultarono assenti , troppo impegnati a blandire l'arcinemico di Antonio Di Pietro, l'irrequieto Mastella , per andare a Montenero di Bisaccia. 

Insomma, le sinistre appaiono sempre più affannate e senza scopi. Rischiano di arrivare alle Europee del 2009 con un leader distrutto ( semprechè  non avvengano scissioni nel frattempo ) e di subire una batosta di proporzioni epiche , paragonabile all'azzeramento della " sinistra arcobaleno" .

Nulla di più probabile quindi che alla guida della coalizione del centro sinistra, possa salire Antonio Di Pietro che avrebbe buon gioco , da quella vecchia volpe orobico-molisana qual'è , a fare razzia nel pollaio PD .

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Sarebbe paradossale che la guida delle sinistre fosse assunta da un politico si può definire " di sinistra" solo convenzionalmente, posto che su molti temi le idee dell' IDV sono pefettamente sovrapponibili a quelle di Alleanza Nazionale.


Pike




11 giugno 2008

VIOLATA LA PRIVACY DEI PARLAMENTARI, CONDANNATE 'LE IENE'

 ROMA - La Cassazione ha confermato la condanna per violazione della privacy dei parlamentari nei confronti dei due giornalisti delle 'Iene' Davide Parenti e Matteo Viviani 'colpevoli' di avere "con un comportamento ingannevole e fraudolento" prelevato tamponi di sudore di 50 deputati e 16 senatori per accertare la positività all'uso di stupefacenti.

La pena è solo pecuniaria in quanto le due Iene avevano ottenuto dal Gip di Roma la commutazione, in multa, della pena detentiva pari a cinque mesi e dieci giorni. Senza successo Parenti e Viviani hanno sostenuto di non aver leso la privacy degli onorevoli dal momento che "i loro accertamenti non permettevano di associare l'esito del test a persone note".


(nella foto un deputato, in un momento di relax , in riva al mare )

Ad avviso della Cassazione la circostanza che nel servizio televisivo andato in onda su Italia 1, le 'Iene' avessero diffuso la notizia che alcuni onorevoli, pur rimasti anonimi, erano positivi al test antidroga ha fatto sicche' ''tutti i parlamentari potevano essere indiscriminatamente sospettati di assumere stupefacenti con la conseguenza che ogni membro del Senato o della Camera dei deputati, nonche' la istituzione parlamentare, ha subito un nocumento alla sua immagine pubblica ed alla sua onorabilita'''.

Personalmente ribollo di rabbia di fronte a questa notizia , di fronte all'odiosa autoreferenzialità della nostra classe politica, che in maniera assolutamente  bipartisan , sinistra arcobaleno compresa( forse con l'unica eccezione dell'ITALIA DEI VALORI )  , condannò il servizio delle " Iene" , plaudendo alla sospensione del reportage

Che non è certamente con la " notiziona " che alcuni parlamentari  "pippano la bamba"  o "si fumano gli spini", peraltro oscurando i volti dei parlamentari e ovviamente non divulgandone i nomi che " l'istituzione parlamentare ha subito nocumento  alla sua immagine pubblica ed alla sua onorabilita'''.

La mia solidarietà va ai giornalisti de " le Iene" .

Pike






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