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22 aprile 2009

IL "PENSIERO STUPENDO" DI ANTONIO DI PIETRO

 




5 gennaio 2009

Amedeo Porfidia - deputato IDV indagato per associazione a delinquere



Con stupore riscontro che la notizia del deputato casertano dell'IDV Amedeo Porfidia  indagato per associazione a delinquere ed altri gravi reati, è quasi passata sotto silenzio.

Come d'altronde è quasi passato sotto silenzio che Cristiano Di Pietro per le note vicende , s'è si sospeso dall'IDV , ma non s'è dimesso da Consigliere Provinciale bensì passato al gruppo misto.

Insomma il figlio di quello che predica la politica pulita , non rinuncia allo stipendio e alle prebende, ma per accontentare la base dipietrista e i grillini si dimette dall 'IDV a metà, restando in carica. I figli si sa, so piezz'e core.

C'è senz'altro un problema di cattiva informazione, ma non da una parte sola, che la notizia del figlio del moralizzatore DiPietro che non si dimette da consigliere provinciale ma passa al gruppo misto manentendo lo stipendio  o di un deputato dell' IDV inquisito dovrebbe fare più scalpore.

Pike




23 dicembre 2008

INCHIESTA APPALTI NAPOLI: COINVOLTO DI PIETRO - Contatti ambigui del figlio e ricatti

 

Un'informativa della Dia trasmessa alla procura di Napoli nell'ambito dell'inchiesta sugli appalti coinvolge il leader dell'Idv, Antonio Di Pietro e il figlio Cristiano. Lo rivelano l'agenzia Ansa e il Corriere della Sera. I contatti tra Cristiano e Mauro Mautone, l'ex provveditore alle opere pubbliche ora agli arresti domiciliari, "hanno assunto un contenuto ambiguo". E tra le intercettazioni spunta anche un ricatto nei confronti di Di Pietro.

Gli investigatori citano a questo proposito le richieste di Cristiano di "affidare incarichi a persone da lui segnalate anche al di fuori degli ambiti di competenza istituzionale (Bologna)" e si parla di presunti interessi del figlio del ministro "in alcuni appalti e su alcuni fornitori". In un'altra telefonata un ex parlamentare dell'Idv comunica a Mautone che con lui si trovano due architetti amici di Cristiano, "ai quali non bisogna far prendere collera".

Dall'inchiesta sulla 'Global Service' emerge anche un presunto tentativo di ricatto ai danni di Di Pietro Jr. Si legge nelle carte della Dia: "Mautone, una volta ricevuta notizia del suo trasferimento esterna tutta la sua amarezza per l'inaspettato provvedimento ai suoi amici più intimi e tutti sono concordi sulla linea da adottare: 'ricattare il figlio del Ministro'".

C'è attesa, infine, per un nuovo interrogatorio dell'imprenditore Alfredo Romeo, mentre la Procura ha presentato appello al Riesame avverso le decisioni del gip chiedendo gli arresti in carcere in luogo dei domiciliari per i quattro assessori coinvolti nell'inchiesta. Si punta, inoltre, a far luce sui rapporti tra lo stesso Romeo e la Regione alla luce di alcune intercettazioni tra l'imprenditore e la presidenza.




19 agosto 2008

"Tutti i maneggi del mio ex amico Di Pietro"

  

Elio Veltri accusa l'ex pm: "L'Italia dei valori è una gravissima anomalia. Ha blindato il partito per incassare direttamente i finanziamenti statali. Ai tempi dei Democratici per Prodi iscrisse al movimento l’intera via della malavita di Cosenza. Travaglio? O certe cose non le sa o è distratto..."

Milano - «Di Pietro? Prima di fare il paladino della società civile dovrebbe spiegare agli italiani i maneggi che si nascondono dentro il suo partito». Elio Veltri è l’ex amico storico di Antonio Di Pietro. E come tradizione vuole, ha qualcosina da dire sull’ex pm.

Ma con Di Pietro ci parla ancora? «No».

Come mai, se posso... «Può. Me ne sono andato nel 2001, quando ero il vicepresidente dell’Idv. Da allora non ho più rapporti. I motivi della rottura erano legati alla gestione del movimento, alla scelta delle persone, agli incarichi dati a personaggi che secondo me in un movimento come quello che si era proposto di cambiare l’Italia dal punto di vista morale, erano diciamo... inadeguati».

È cambiato qualcosa, da allora? «No. Anzi, ho scoperto fatti molto gravi che riguardano la gestione del partito».

Si riferisce all’inchiesta del Giornale di qualche giorno fa? «Non solo. In questo momento l’Idv rappresenta la più grande anomalia italiana tra i partiti».

Addirittura? «Lei ha mai letto lo statuto?».

Ehm, ahimé no. «Glielo leggo. All’articolo 2 c’è scritto che “l’associazione Italia dei Valori - che oggi è composta da Di Pietro, dalla moglie Susanna Mazzoleni e dalla tesoriera Silvana Mura - promuove la realizzazione di un partito nazionale”. All’articolo 10 si legge: “La presidenza nazionale del partito spetta al presidente dell’associazione”. Stesso discorso per la tesoreria».

Scusi. Questo vuol dire che il partito è nelle mani dell’ex pm? «Assolutamente. Facciamo un’ipotesi di scuola. Se Di Pietro convocasse un congresso, e venisse sfiduciato dal 98% del partito, lui resterebbe in sella... Per andarsene, dovrebbe essere sfiduciato dall’associazione. Questa è un’anomalia enorme, di fronte alla quale tutte le grandi questioni della legalità, della giustizia, delle regole che lui solleva sono carta straccia. Se vuoi fare certe battaglie non puoi affittare al partito due immobili comprati dall’associazione. Sa che i soldi del finanziamento pubblico finiscono a loro tre e non al partito?».

Ma chi deve vigilare sul finanziamento non dice nulla? «Guardi, la questione l’abbiamo sollevata di recente con Achille Occhetto e Giulietto Chiesa. C’è un’ordinanza del giudice civile di Roma dove si legge: “L’associazione è nettamente distinta dal partito, non può chiedere finanziamento pubblico”. Nel 2006 la Camera, quando gli è stato fatto presente il problema, ha fatto finto di niente. Tutta la presidenza della Camera di allora, Bertinotti compreso. Bisogna porre la questione della responsabilità giuridica dei partiti».

Beh, sebbene sia entrato in politica relativamente da poco, Di Pietro si sa muovere bene... «Pensi che sono stato io a invogliarlo a fare politica. Lui mi diceva che volevo un partito di duri e puri, in realtà io volevo un partito di persone corrette. Ecco perché me ne sono andato».

Se n’è pentito? «Di averlo spinto, sì. Di essermene andato no».

I momenti di attrito maggiori? «Quando i Ds lo candidarono al Mugello contro Giuliano Ferrara. Gli dissi: “Se ti eleggono loro, te lo rinfacceranno per tutta la vita. Se vuoi candidarti devi andare dove i Ds hanno il 20%”. Non mi ascoltò...».

Fu l’ultimo prima della rottura? «No, ce ne fu almeno un altro. Quando abbiamo fatto i Democratici con Prodi, lui pretese l’incarico di responsabile dell’organizzazione. Lo sconsigliai, gli dissi “i grandi leader, da Berlinguer a Prodi, non lo fanno”. Niente da fare. Poi un giorno scoprii che da via Popilia a Cosenza, la strada della criminalità, arrivarono 241 iscrizioni. Lo scontro che ne seguì, ovviamente, fu inutile».

Scusi, ma Travaglio le sa queste cose? «Mah, sarà distratto, bisogna chiederlo a lui. Marco è stato sempre amico mio e lui è stato sempre amico di Di Pietro».

L’elenco degli ex Idv è lungo. Secondo lei chi sarà il prossimo? «L’unico fesso sono stato io, avrei potuto fare il deputato a vita. Non credo andrà via nessuno, perché ormai c’è una rendita di posizione consolidata. Ma il saldo del turn over, chiamiamolo così, è certamente negativo».

Ma perché non scrive un libro su Di Pietro? «In effetti sono stato tentato, ma penso che non ne valga la pena. E comunque qualcosina l’ho già scritta nel libro Il topino intrappolato edito da Longanesi. Il capitolo si intitola: “Di Pietro, un caso a se”».

Da ex socialista, le dispiace vedere Ottaviano Del Turco in carcere? «Mi auguro che possa dimostrare la sua innocenza, ma sono anche convinto che l’inchiesta è abbastanza solida».

Per la scomparsa del Psi sarà un po’ a lutto, almeno. «È la più grande tragedia politica italiana. Nell’81 mi scontrai con Bettino Craxi e me ne andai. Aveva una chance e l’ha buttata via. Se a distanza di anni il Psi fosse al 35%, allora sì, mi sentirei un cretino».

Che ne pensa dello scontro tra politica e magistratura? «La magistratura fa il suo mestiere, escludo che certi pm siano mossi da moventi politici. Se fosse vero sarebbe gravissimo».

Tra Craxi e Di Pietro, chi butterebbe dalla torre? «Oggi? Tutti e due».

felice.manti@ilgiornale.it




30 giugno 2008

E' L'ARATRO DI PIETRO CHE TRACCIA IL SOLCO MA IL PD CHE LO DIFENDE

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Ieri guardando" In mezz'ora " mi domandavo se Antonio Di Pietro ci fa o ci è. Ma anche se il PD ci fa o ci è.

Di certo  è funzionale al PD , svolgendo una funzione antiberlusconiana utile a ridare un minimo di unità alle sinistre, che il PD non potrebbe svolgere, poste le numerose vicende giudiziarie che azzoppano sul tema giustizia il Partito Democratico del bollito Veltroni.

Non credo che a Rai3 , già telekabul, nota per aver censurato una parodia, peraltro bonaria, anzi da oratorio , di Neri Marcorè su Piero Fassino, abbiano lasciato la briglia sciolta a Lucia Annuziata e Antonio Di Pietro, peraltro dopo le frasi del giorno precedente sul conto del premier, definito " un magnaccia" .

Oltretutto l'intervista pareva concordata, pareva un duetto;  la mastina Annunziata sembrava accucciata ai piedi del padrone anzichè pugnace come di solito.

Insomma si potrebbe avere il dubbio che l'antiberlusconismo viscerale, in assenza della Sinistra Arcobaleno, sia stato delegato a Di Pietro, lasciando il PD libero di riaprire il dialogo con il PDL all'occorrenza .

Insomma potrebbe anche essere che il PD , per delega conferita al contadino DiPietro  , voglia fare la solita campagna di sfiancamento, di logoramento contro Berlusconi, seminando il seme dell'antiberlusconismo, sperando in una raccolta di messi alle europee 2009 .

Potrebbe insomma essere , la ripresa furiosa dell'antiberlusconismo da parte del popolare Di Pietro, un gioco di sponda con il PD , ma attenzione - a  mietere potrebbe essere " l'orobico- molisano"  - .

Pike

 



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