CaffeNero | Il Cannocchiale blog
.

  CaffeNero [ Meta blog delle Destre e non solo... ]
         









NOTE LEGALI. L’autore dichiara di non essere responsabile per i commenti inseriti dai lettori. Eventuali commenti dei lettori, lesivi dell’immagine o dell’onorabilità di persone terze, non sono da attribuirsi all’autore, nemmeno se il commento viene espresso in forma anonima o criptata. Questo spazio non rappresenta una testata giornalistica poiché viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62/2001. Le immagini pubblicate sono quasi tutte tratte da internet e quindi valutate di pubblico dominio: qualora il loro utilizzo violasse diritti d’autore, lo si comunichi all’autore dello spazio
che provvederà alla loro pronta rimozione."


Blog\Autori;

Politiche Giovanili:

- kinasafronte
 
www.Made_in_Italy.ilcannocchiale.it

- Simone 
www.simoneinarcadia.altervista.org

Controstoria e Revisionismo:

- Pike

- Caposkaw

Politica Attuale:

- mauromauro



Blog aderenti:

www.colognoinazione.ilcannocchiale.it 
www.forza_e_onore.ilcannocchiale.it
www.ercolinamilanesi.com




19 maggio 2009

L'INTERVENTISTA CARLO REDONDI

 

Nuovo regolamento nel piccolo comune bergamasco: al bando anche i pornoshop. Guinzagli corti per i cani

Covo, paese dei divieti, dove l' arrotino non può gridare

COVO (Bergamo) - Articolo 22: vietato aprire sexy shop. Articolo 23: vietato appendere biancheria gocciolante. L' articolo 51 zittisce l' arrotino: sono vietate le grida degli ambulanti. E ancora il campeggio ai nomadi, la «circolazione dei cani di grossa taglia» privi di guinzaglio che ha da essere «non superiore a centimetri 80». Multa a chi si lava o lava in luogo pubblico cose o animali. La cascata di divieti del ferreo regolamento di polizia urbana , 79 articoli, appena approvato in consiglio dalla maggioranza della lista civica di destra «Prospettive per la libertà», fa del paese di Covo la Svizzera della Bassa Bergamasca. Dura lex sed lex. Anche se, opposizione di centrosinistra a parte, gli abitanti, più di tremila, non sono scossi più di tanto. Molti si dicono soddisfatti delle norme mirate a trasformare il borgo in un condominio retto dalle regole del bon ton. Ma troppi divieti non rischiano di diventare repressivi? Invadere la privacy, come sostiene l' opposizione? Carlo Redondi trentenne sindaco dal giugno scorso, difende questo che chiama «il testo unico della convivenza civile». «Sono norme di sempre che mantengono la loro attualità anche se possono sembrare obsolete. Nei piccoli paesi tutto si riversa sul sindaco, perfino le minuzie. Che fare quando sono assente? Adesso il vigile può bastare». «Ci sono problemi più seri - replica Enzo Tirloni di Demokrazia Covese - i divieti ai pornoshop o ai nomadi sono una concessione ai bacchettoni». Comunque a Covo con la legge non si scherza. La ricorrenza locale è la «Festa delle anime giustiziate». Ricorda la decapitazione del 1798 di tre briganti armati. Autori di rapine in villa.

Pacchioni Pietro

tratto da  " IL  CORRIERE DELLA SERA"




17 settembre 2008

Adriano Sofri assolve gli assassini del commissario Calabresi

Il commissario Calabresi fu ucciso da coloro che, non credendo più nella giustizia, “confidando sul sentimento proprio”, vollero “vendicare le vittima di una violenza torbida e cieca”. Come questi signori nella fotografia  qui sotto , ripresi intenti a " vendicare" .



Bel modo, quello di Sofri , di assolvere una generazione di " vendicatori " senza neppure provare a  ripensare in qualche modo ai guasti causati da troppa " vendetta " sparsa a piene mani  con la P38 , nei " favolosi " anni '70 .

Ma fin qui tra virgolette, nulla di male. Ammettiamo che qualcuno, ora e oggi  si senta manlevato dalle parole del nostro " eroe" a " 
vendicare le vittima di una violenza torbida e cieca " ?

Sono nauseato dalle parole di Sofri, che non esprimono non solo alcun pentimento , ma neppure alcuna rielaborazione critica e penso ai molti potenziali volonterosi " vendicatori " e alla formidabile manleva fornita dalla " vittima" Sofri .

Sono nauseato da un'intera generazione di "cattivi maestri", bravissimi a ricordare le colpe altrui, rinfacciando invece alle proprie controparti  colpe storiche che risalgono a sessant'anni or sono, quando invece farebbero bene a pensare ai loro scheletri nell'armadio  ben più recenti , non parte della storia ma della cronaca . Non colpe dei padri  ricadute sui figli, ma colpe dirette .

Sono nauseato da chi confonde l'antifascismo e l'anticomunismo, ritenuti per decenni la medesima cosa o quasi . E sono nauseato da chi, oggi, si assolve autoreferenzialmente .

E sono nauseato da chi , nella nostra parte politica, presta il fianco alle autoassoluzioni .

Pike




16 settembre 2008

Lettera aperta ad ogni Italiano - Riflessioni sull' anti - fascismo

Dal sito www.azionegiovaniroma.org


Carissimo,


non ti scrivo per riaprire il dibattito sul ventennio fascista, non credo infatti che questa debba essere la mia prima preoccupazione di eletto nelle istituzioni e di dirigente politico. Penso piuttosto che sia materia per gli storici e, da questo punto di vista, mi riconosco appieno nelle posizioni di Renzo De Felice e Gianpaolo Pansa. Penso anche che sia materia sulla quale, giustamente, si interrogano le più alte cariche istituzionali, che in questo modo cercano di portare a compimento il difficile processo di pacificazione nazionale. Ti scrivo invece a proposito del dibattito sulla necessità o meno di dirsi anti-fascisti, per condividere con te alcune riflessioni.


Circa due anni fa, non nel 1943, il più importante sito della rete antifascista italiana, Indymedia, pubblicò un articolo di commento a una iniziativa di Azione giovani di Roma e ritenne utile mettere vicino al mio nome anche il mio indirizzo di casa, con l'evidente intento di puntare l'indice contro di me e di indicarmi come bersaglio da colpire. Ho pensato: “Come potrei aderire alla cerchia dei miei aguzzini? Come potrei dichiararmi antifascista?”. Ma sono andato oltre per non farne una questione personale.


Mi sono ricordato poi che negli ultimi 5 anni, non nel 1943, almeno per una ventina di volte le nostre sedi sono state bersaglio di assalti, devastazioni, attentati incendiari, da parte di personaggi che si vantavano di essere antifascisti. Mi ci vedi a tirare le bombe molotov contro una sede di partito? Addirittura contro una sede del mio partito? Mi sono detto no, non posso essere antifascista. Poi riflettendo ho fatto autocritica e ho pensato che magari sono troppo legato a questa idea delle sedi quelle che una volta si chiamavano "sezioni". Allora sono andato avanti.


Mi sono ricordato, però, che negli ultimi cinque anni, non nel 1943, i ragazzi di Ag in tutta Italia hanno subito numerose aggressioni nel nome dell'antifascismo, aggressioni verbali e fisiche, bastonate, sprangate per capirci. Ti sembra possibile che il presidente di Azione giovani a Roma si aggiri per la sua città a sprangare i propri ragazzi? “No, non posso proprio essere antifascista”, ho pensato ancora fra me e me. Poi per non lasciare nulla di intentato ho detto magari sono troppo sentimentale, così legato a questi ragazzi con i quali condivido un percorso umano prima che politico.


Sono andato un po' indietro nel tempo fra gli anni Settanta e Ottanta, comunque non nel 1943, e mi è venuto alla mente che alcune decine di ragazzi come me, che facevano quello che faccio io oggi, sono stati uccisi dall'odio degli antifascisti e francamente a quel punto sono crollato.


Ce l’ho messa tutta per trovare un motivo valido per essere antifascista ma non l'ho proprio trovato anzi ne ho trovati molti per non esserlo.


A questo punto ti prego di capirmi e con me tutti i ragazzi di Azione Giovani. Prego Dio affinché ci dia la forza di perdonare chi in nome dell’antifascismo ha ucciso giovani vite innocenti; ma cerca di comprenderci noi non possiamo essere, non vogliamo essere e non saremo mai antifascisti.


Federico Iadicicco

(Presidente Azione Giovani Roma)


Io vi risponderò con Paolo di Tarso, che non faccio il bene che pure voglio, ma il male che non voglio, ed aggiungerò che l’angelo che in noi dorme, suole svegliarsi quando la bestia lo trascina, e destandosi piange la sua schiavitù e la sua disgrazia. Quanti buoni sentimenti nascono dalle cattive azioni in cui la bestia ci precipita”

Miguel De Unamuno




8 settembre 2008

GIANNI ALEMANNO: «Male assoluto le leggi razziali .Non definisco così il fascismo»

 
..


Alemanno oggi allo Yad Vashem: «In quel caso ci fu un cedimento al nazismo»:

DAL NOSTRO INVIATO
GERUSALEMME

«Yad Vashem ci ricorda il buco nero dell'umanità». Gianni Alemanno è seduto nella hall di un albergo di Tiberiade, sorseggia una granita di caffè ed è in attesa della macchina che lo porterà a Gerusalemme. Al museo dell'Olocausto c'è stato già nel 2003, quando era ministro dell'Agricoltura, ma questa volta la visita ha un sapore diverso: questa mattina, infatti, ci andrà da sindaco di Roma, il primo sindaco di centrodestra della Capitale. E Yad Vashem, per la destra italiana, non è un luogo come gli altri.

Oggi i rapporti con Israele sono buoni, tanto che nella commissione Amato che si insedierà il 10 settembre ci sarà un alto rappresentante della comunità ebraica romana, ma un tempo non era così. Un tempo, prima della visita di Gianfranco Fini, all'epoca vicepremier, a Gerusalemme nel febbraio del 2003. Un viaggio che ha fatto storia: Fini parlò del «fascismo come male assoluto», determinando un altro strappo dentro l'ex Msi.

Fiuggi e Yad Vashem: Alemanno, la svolta della destra italiana passa per queste tappe?
«Il percorso è stato più continuo ma Fini sbloccò una congiuntura internazionale che sembrava granitica».

Lei, all'epoca, fu critico con quella definizione del fascismo. Come mai?
«Mi sembrava sbrigativo definirlo il "male assoluto". Nemmeno gli storici di sinistra si sono mai spinti così avanti. Ma non criticai il viaggio di Fini. Anzi, dopo quella visita ci fu il distacco tra me e Francesco Storace: lui fece l'adunata dell'Hotel Hilton, io non partecipai».

Storace in verità, durante la campagna elettorale, venne accusato dalla comunità ebraica di essere antisemita...
«Non è giusto etichettarlo in questo modo. Lui fu il primo politico della destra ad andare in visita in Israele quando era presidente della Regione Lazio».

Per lei il fascismo fu il male assoluto?
«Non lo penso e non l'ho mai pensato: il fascismo fu un fenomeno più complesso. Molte persone vi aderirono in buona fede e non mi sento di etichettarle con quella definizione. Il male assoluto sono le leggi razziali volute dal fascismo e che ne determinarono la fine politica e culturale».

In che senso?
«Fu un cedimento al nazismo e al razzismo biologico, che non era nelle corde iniziali del fascismo».

Però un certo antisemitismo è serpeggiato anche dentro l'Msi...
«Nella mia esperienza, dentro l'Msi di Giorgio Almirante, chi era antisemita veniva espulso».

Può sostenere che non ci fosse nemmeno antisionismo?
«Adesso l'antisionismo è una variante dell'antisemitismo. Ma nell'Msi, allora, si faceva una certa confusione e c'era una maggiore indulgenza».

Fini parlò anche di epoca del male assoluto. Su questo è d'accordo?
«Sì. È un periodo che comprende comunismo, fascismo e nazismo. Con il totalitarismo di destra che fu una risposta a quello di sinistra. Però ci sono stati due pesi e due misure: per quello di sinistra c'è stata l'assoluzione».

Oggi come sono i suoi rapporti con gli ebrei?
«Buoni. Sono vicepresidente della Fondazione del museo della Shoah e mi sono impegnato per la prosecuzione dei viaggi della memoria ad Auschwitz. L'Olocausto è stato una tragedia immensa anche perché furono sterminati tantissimi bambini».

È vero che ha fatto benedire la sua croce celtica al Santo Sepolcro?
«Avvenne nella visita del 2003. Ma quello, per me, è un simbolo religioso, che non ostento perché non voglio intromissioni nella mia intimità».

Da quello che si vede sembra che non la porti più...
«Così così... Non voglio dare adito a strumentalizzazioni».

E oggi cosa pensa di quella visita di Fini?
«Quella scelta, di dare un segnale così chiaro, è stata giusta. Ha contribuito a creare quella destra democratica che era mancata».

 

Come mai?
«Perché il dopoguerra da noi è durato tantissimo, a causa della sinistra comunista e della destra che poteva essere più coraggiosa».

Ernesto Menicucci
07 settembre 2008
(Fonte:Corriere della Sera)




6 agosto 2008

Olimpiadi: Gasparri e Meloni rilanciano il boicottaggio, ma Fini e Frattini frenano

.
 

«Dagli atleti azzurri serve un gesto forte ed in questo senso anche disertare l'inaugurazione sarebbe un segnale importante da dare, visto che il problema dei diritti in Cina sembra ormai caduto nel dimenticatoio». Giorgia Meloni, ministro della Gioventù, conferma e rilancia all'agenzia Ansa l'appello del suo collega di partito, il presidente dei senatori del Pdl Maurizio Gasparri, che ha chiesto agli atleti di schierarsi in difesa dei diritti umani. 

«Ognuno - ha spiegato la Meloni - ha una responsabilità e tutti quelli che rappresentano l'Italia, compresi gli atleti, sono lì in rappresentanza di una democrazia che si basa su dei valori fondanti». «Il presupposto di questi Giochi - ha sottolineato il ministro di An - era proprio quello di cercare di chiedere con maggiore forza alla Cina passi avanti in materia di diritti umani e civili». Invece, ha aggiunto, «non si è mosso nulla ed anzi il problema sembra del tutto dimenticato».

Pensando a come gli atleti debbano dimostrare il loro dissenso verso il regime cinese, la Meloni ritiene lecito scegliere la forma che si ritiene più opportuna, compresa quella di gesti forti, come, ad esempio «disertare la cerimonia di inaugurazione dei Giochi». Di diverso avviso il ministro per le Riforme Umberto Bossi: «Mi sembra un pò ipocrita che uno vada là, per poi manifestare dissenso», mentre anche il presidente della Camera e leader di An, Gianranco Fini, si affretta a definire le Olimpiadi «
una festa di fratellanza dei popoli e l'esperienza dimostra che ogni qualvolta si è ricorso al boicottaggio non si è raggiunto l'obiettivo che ci si prefiggeva». 




Il ministro degli Esteri Franco Frattini, che rappresenterà il Governo italiano nella cerimonia inaugurale di Pechino, ha precisato che «gli atleti sfileranno regolarmente». «Su questi temi - ha spiegato Frattini - non c'è una posizione comune del Governo. Io posso dire di aver accolto positivamente l'invito del presidente Berlusconi a rappresentare il governo a Pechino. Una presenza che condivido pienamente. Non esiste quindi - chiarisce ancora il ministro -
l'ipotesi che il governo sia in tribuna mentre in pista non ci siano gli atleti».

Un appello per la pace e il rispetto dei diritti civili risuonerà, in Italia, da Assisi proprio nel giorno in cui si aprono i giochi olimpici. Promotori della giornata di riflessione sui diritti umani e le Olimpiadi come "strumento di pace per le nazioni nel mondo e per il Tibet" i Radicali, insieme all'amministrazione comunale della cittadina umbra, all'Anci e all'Arci regionali. L'iniziativa è stata presentata stamane nella sede del partito Radicale dal leader Marco Pannella, da Rita Bernardini, radicale e deputata del Pd, Bruno Mellano, presidente nazionale dei Radicali italiani, Lucio Malan, senatore del Pdl e vice presidente dell'intergruppo parlamentare per il Tibet, e dal sindaco di Assisi Claudio Ricci. La giornata inizierà alle 11 con un seminario sui diritti civili e sulla libertà di religione; a seguire, in Piazza del Comune, interventi sul Tibet e uno spettacolo con musiche e danze dei monaci tibetani. Il sindaco di Assisi ha poi spiegato che la manifestazione si concluderà alle 14, nel minuto esatto in cui si apriranno i Giochi con i rintocchi della campana delle Laudi della Torre del Popolo. «Poco prima delle 14 farò un gesto simbolico, che non rivelo - ha detto il sindaco di Assisi - per invitare a concludere i Giochi con un fatto storico: la prima stretta di mano tra autorità cinesi e popolo tibetano».
 



sfoglia     aprile       
 







Blog letto 1 volte

Feed RSS di questo blog Rss 2.0
Feed ATOM di questo blog Atom