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3 ottobre 2008

CRAPA PELADA - jazz fascismo & repressione

Noi sappiamo che nella Germania nazista, venne proibito il jazz, considerato genere musicale "degenerato", d'origine negroide-semita musica-degenerata, decandente e estraneo alla cultura tedesca e europea.

Viceversa in Italia , nel 1936 venne stampato il trascinante motivo jazz  CRAPA PELADA, di Gorni Kramer, poi intepretato nella versione più nota ma meno incisiva meno rabbiosa insomma  meno " swing" e più melodica  dal "Quartetto Cetra".

Rileggiamone il testo, contestualizzandolo al periodo storico, pensando che era in corso la guerra d'Etiopia e che i " turtei e la fritada" potevano essere benissimo un' allusione all' Etiopia che l'Italia si voleva annettere, "  e i  fredei che ne dan minga a crapa pelada"  gli stati membri della Società delle Nazioni e la "crapa pelada" più importante dell'Italia, ossia Benito Mussolini. Ammettiamo pure che Gorni Kramer fosse in assoluta buona fede( cosa che non credo assolutamente)  resta il fatto che la canzone si prestava a sapide allusioni e a paralleli irriverenti. Non di meno la canzone ebbe un successo strepitoso e venne pubblicata, suonata e canticchiata, forse proprio perchè allusiva quel tanto che bastava , ma non troppo per fare scattare la censura.

Del resto il titolo " Crapa Pelada" pare un evidente allusione alla calvizie di Benito Mussolini. Mi risulta inconcepibile che gli italiani, popolo di maliziosi e di pettegoli, non associassero " Crapa Pelada" al Duce. 

Ma leggiamone il testo :

Crapa Pelada la fà i turtei,
ghe ne dà minga ai sò fradei.
I sò fradei fan la fritada.
ghe ne dan minga a Crapa Pelada.
Oh! Oh! Oh! Oh!

 



Io dubito fortemente che nella Germania nazista come nell'URSS di Giuseppe Stalin, fosse concepibile canticchiare una canzone pregna di doppi e tripli sensi o  che solo  si prestasse all'ironia popolare sulle fattezze fisiche dei rispettivi dittatori .

Pensate se nella Germania nazista  sarebbe stato concepibile un motivo musicale che alludesse a degli  strani baffi a scopettone o a ciuffi bizzarri   (come quelli di Adolf Hitler )   oppure nell'URSS di Stalin se sarebbe stato solo pensabile un motivo che avesse canzonato o fatto più o meno esplicita  allusione  mettiamo il caso a un tizio con dei grandi baffi o che fosse stato anche vagamente allusivo.

Io credo che non solo le canzoni sarebbero state vietate , ma che gli autori della stesse avrebbero fatto una pessima fine, che avrebbero immancabilimente condiviso i malcapitati che fossero stati colti a canticchiarle .

Come oggi, se si canticchiasse una canzone su un tizio che s'è fatto fare il trapianto di capelli e fosse di bassa statura, verrebbe spontaneo associare il personaggio a Silvio Berlusconi, credo a maggior ragione che nel ventennio Fascista al titolo " CRAPA PELADA" fosse abbastanza automatico associarlo al calvo più importante d'Italia e d'Europa ( e forse del mondo )  : Benito Mussolini, più o meno benignamente sopprannominato     "  crapun " oppure " testun " oppure più a sud " capone ".

Ma Gorni Kramer non si accontentò di musicare "Crapa pelada": si ripetè con "Maramao    perché sei morto
(1939), composta dopo la morte del gerarca Costanzo Ciano, consuocero di Benito Mussolini, padre di Galeazzo (detto anche con feroce ironia " il genero del Regime" ) , fascista della primissima ora, chiaccheratissimo per presunti casi di malaffare e di corruzione e per l'evidente e improvviso arricchimento personale, culminato con il matrimonio del figlio Galeazzo con Edda Mussolini .

Il titolo del brano fu infatti allusivamente scritto da alcuni studenti sul piedistallo del monumento che il governo aveva deciso di costruire in memoria nella sua città natale,  Livorno. C'è da notare che la canzone poi ebbe un ritorno di fiamma, di successo, dopo la morte di Italo Balbo.

Insomma si associava con malizia la vicenda del defunto gatto Maramao  cui " pane e vin non gli mancava " alle scomparse di due gerarchi di primissima grandezza.Magari non c'era malafede degli autori, ma certamente il testo si prestava all'ironia .Che gli italiani colsero appieno . Magari fischiettando allusivamente sul muso di qualche Federale l'allegro motivo .  Difatti mi risulta che qualche Federale meno tollerante e forse meno ottuso, cogliendone  le allusioni abbia cercato di proibire i motivi ( senza esito ) e che qualche ceffone sia stato distribuito ai burloni colti a intonare gli allegri motivetti .

Per non parlare di 
"Pippo non lo sa": nel protagonista  che "quando passa ride tutta la città ", si riconosce l'esibizionista ( e oggettivamente clownesco )  Achille Starace, segretario del Partito Nazionale Fascista, che amava passeggiare impettito in divisa , sbertucciato e odiatissimo  per l'introduzione del saluto romano reso obbligatorio invece della stretta di mano, cunsurato e vietato,  e per il divieto di usare il "Lei" e per l'obbligo forzato ad adottare uno stile "fascista" anche nella vita privata, che lo resero in breve l'uomo più detestato del Regime, tant'è che venne scaricato brutalmente ( e cinicamente ) dallo stesso Mussolini e quindi messo in un angolo:C'è da dire che si riscattò morendo  con dignità  ,  ma questa è un altra storia.
 
Insomma, quando si usa il termine "nazi-fascismo" si offende la reltà storica, che attesta l'enorme differenza tra Fascismo e Nazismo . C'è chi sostiene  che la possibilità di  contestare il Regime, stando in limiti tollerabili, fosse offerta come valvola di sfogo per evitare contestazioni o fronde di maggiore spessore e portata , può essere, ma ciò non toglie  che  è impensabile in URSS o nella Germania hitleriana nella stessa epoca , una satira  evidente e gustosa , sebbene camuffata (male) , di esponenti dei Regimi oppure ed è il caso  di "Crapa Pelada" addirittura  del Capo del Governo   .

Si noti che questo tipo di satira, magari bonaria ma  immediata e popolare, non giungeva  a delle elites culturali peraltro in larga parte già antifasciste, ma attraverso l' Eiar e le "Radio Balilla" prodotte a basso prezzo per fare arrivare gli apparecchi radiofonici alle masse,  questi brani  popolari e orecchiabili e le orchestre nelle sale da ballo, le evidenti allusioni al Regime arrivavano a masse di persone e perdipiù attraverso un genere musicale , il jazz, inviso e proibito nella Germania nazista come nella Spagna di Franco come nella Francia di Vichy e in generale in tutti i Regimi "fascistoidi" .

Ma si pensi anche al film " Ossessione " di Luchino Visconti ( altro antifascista fuori tempo massimo,  definizione del caustico  Curzio Malaparte )  come Moravia e molti molti  altri ) . Il film è un  "noir" a forte contenuto erotico che forse sarebbe finito sotto la censura in un paese democratico ,comunque   quanto più lontano dall'estetica del Regime, uscito nelle sale nel 1943 , in piena guerra.


 
Tornando ai rapporti tra musica jazz e fascismo, è curioso notare che la radio della R.S.I. trasmetteva brani jazz a pochi giorni dal 25 aprile 1945 , suscitando non poche perplessità negli alleati nazisti e in molti gerarchi più ortodossi , che avrebbero volentieri censurato il genere, trovando però l'opposizione di Romano Mussolini  , cultore del jazz e infatti jazzista di fama internazionale nel dopoguerra e probabilmente di valore, posto che raggiunse il successo malgrado il cognome e la parentela divenuta ingombrante .

Facciamo un parallelo tra la Germania nazista e l'Italia fascista.Mentre in Italia la fronda interna del Regime veniva accettata , sopportata e talvolta finanziata dal munifico Giuseppe Bottai  , Ministro della Cultura Popolare,  tant'è che Alberto Moravia pubblicò il romanzo "Gli indifferenti" nel 1929 , peraltro con un notevole  successo di vendite.

Nella Germania nazista sarebbe stato inconcepibile che un dissidente e per giunta di padre ebreo, già vigenti le leggi razziali  scrivesse ad Adolf Hitler per poter tornare a pubblicare i suoi lavori  (su questo credo saremo tutti d'accordo)  in Italia il presunto criptoantifascista Moravia supplicava Benito Mussolini perchè gli fosse  tolto il veto di esercitare la professione di giornalista ( vedi link 
http://caffenero.ilcannocchiale.it/2008/09/24/il_fascista_alberto_moravia_ri.html .La stessa Spagna franchista, aveva un sistema di censura  sulla cultura "pop" molto più rigido di quello italiano.Dell'URSS di Stalin non accenno neppure, posto che è evidente che gli artisti, fossero registi, scrittori o pittori  dovettero rifarsi rigidamente  a canoni predeterminati dal PCUS , pena la deportazione nei gulag o la soppressione fisica .  

Si cerca di ridurre il Fascismo a una barzelletta, a una serie di stereotipi indigesti e farlocchi come il "Federale" interpretato da Tognazzi nel film di Dino Risi ma più si cerca di eludere la verità , più risultano evidenti i limiti della storia ufficiale concepita da una parte politica per la maggioranza degli italiani, ma ormai contestata per l'evidente faziosità e scorrettezza .

Riparlare del Fascismo, della condizioni degli italiani sotto dentro e durante il Regime, non significa necessariamente riabilitarlo, come credono molti antifascisti "fuori tempo massimo" ottusi o in malafede , ma cercare la verità. O almeno così la penso io.

Pike





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