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26 maggio 2008

RECONQUISTA - quarto capitolo - Politica femminile

 

Reconquista - un racconto di Caposkaw
(la guerra è la continuazione della politica. Politica femminile. Primo atto)

I due uomini in uniforme parlavano mentre mangiavano il gelato. Dopo 20 mesi dalla liberazione della città , i soldati erano ancora una parte integrante del paesaggio e i due seduti al tavolino non suscitavano nessun interesse nelle persone in borghese attorno a loro. A guardarli , erano molto diversi.

Uno era un negro dalla pelle d'ebano con delle grandi mani , che muoveva con una pacatezza e una grazia quasi musicale. L'altro era un bianco tracagnotto con una corporeità dissonante, che portava dei piccoli gradi da sergente. Il suo compagno invece era privo di qualsiasi insegna o patacca. Da questo, si sarebbe potuto dedurre che il più alto in grado era il bianco. Ma sergente e generale si conoscevano da molti anni, ed quando erano soli si trattavano con affettuosa ruvidezza reciproca.

“Allora , vecchio ammasso di rottami, ammesso e non concesso che tu sia il maggior esperto di guerra da queste parti, devi fare da Cicerone a queste due zoccole...”

disse il negro, trangugiando la ciliegia del gelato.

“Carletto, lo sai che ti voglio bene come a un generale, ma non puoi trovare qualcun altro?”

rispose il sergente , evidentemente non felice dell'incarico.

“Na, na , Caro mio. Tu sei l'unico qua a cui non frega niente della carriera e della pensione. E di conseguenza sei la persona più libera del mondo... e che può dire le cose come stanno senza nessuna paura....”

“Già, il sottoscritto è un pezzo di equipaggiamento....” Affermò il bianco, col tono di chi dice una cosa ovvia. “Carletto, in tal caso , può avvenire qualche disgraziato incidente? Che so, che ne defunga qualcuna...”

“No.” rispose il generale tranquillamente, con una comica espressione sorridente.

“Qualche amputazione...”

“No.” ripeté con calma. “Niente organizzato da noi.” e alzò le manone al cielo.

“Se il buon Dio vuole che crepino un pochino, dovrà essere per mano della caproneria unita....”

“Ma che schifo di lavoro. Proteggere due “utili idiote”..... Carletto, paga te. Almeno servi a qualcosa.”

Concluse il sergente, che però non sembrava affatto depresso & demotivato.

Carletto sfoderò il portafogli con un sorriso da balenottera.

......

Un soldato bussò alla porta dell'ufficio del generale e mise dentro la testa.

“Sono arrivate le persone che aspettava, Signore”

Annunciò.

“Le faccia entrare.” ordinò il generale seduto.

In piedi alla sua destra , il sergente si produceva nella sua migliore espressione impassibile.

Entrarono due donne, una sull'antico, e una un po' meno stagionata.

La vecchia era stata una giornalista di una testata che aveva giustificato l'invasione nemica, e per salvarsi la pelle dalla giusta ira dei suoi compatrioti, era emigrata altrove dove non la conoscevano. Nonostante tutti gli avvenimenti recenti e non , la sua incrollabile ottusità anti occidentale non si era incrinata. La più giovane era stata stabbiata nello stesso porcile ideologico.

Entrambe emanavano un lezzo di polically correct che dava la nausea. Il sergente, abituato ai peggiori odori che la carne umana riusciva a sprigionare da viva, morta, o da gravemente ferita , arricciò involontariamente il naso. Il generale, dotato di uno stomaco d'acciaio, riuscì a sorridere.

Nessuno, da l'una e l'altra parte, fece finta di porgere la mano.

“Buongiorno, signore.”

“Buongiorno, generale. Siamo la commissione d'inchiesta sulla violazione dei diritti umani nel ghetto di questa città. Proveniamo tutte da Amnesty International , a garanzia della nostra obbiettività”

Una provenienza è una garanzia?” pensò fulmineamente e oziosamente il sergente.

“Benissimo, signore. Vi presento il sergente *** che vi farà da guida durante la vostra inchiesta.”

“Un sottufficiale? Ci aspettavamo che se ne occupasse lei personalmente, o un suo ufficiale superiore.”

Si stupì la carampana.

“Il sergente *** è la persona più adatta. È un testimone ed ha una grande conoscenza del campo.”

affermò il generale.

“Un testimone ? Allora non possiamo essere certi che non ci presenti una realtà addomesticata.”

abbaiò l'altra.

“Sono un testimone e appunto per questo sono obbiettivo.”

Intervenì il sergente , con voce tranquilla.

Le due zoccole lo fissarono in viso, stupite che parlasse.

“Bene, signore , per qualsiasi cosa rivolgetevi al sergente. Non vi trattengo ulteriormente”

Disse il generale con aria conclusiva.

Le zoccole rimasero zitte, e diligentemente seguirono il sergente che usciva dall'ufficio.

“Bene , signore sono a vostra disposizione. Ditemi pure quali sono i vostri programmi.”

Esordì il sergente, senza sorridere.

“Dobbiamo andare subito nel ghetto, per controllare le condizioni di vita!” disse la più vecchia del duo con un certa enfasi, quasi si aspettasse una negazione.

“In tal caso , dobbiamo andare in armeria per fornirvi dell'equipaggiamento adatto.”

“Come ? Non andiamo immediatamente?”

“ ”La zona temporanea di rilocazione “ ,nome ufficiale di quello che voi chiamate ghetto, è considerata zona di guerra. Nessuno può entrare con noi senza essere dotato delle opportune protezioni balistiche. In parole povere, giubbotto antiproiettile e elmetto di protezione.”

“Ma noi siamo in missione umanitaria per conto dell'onu!” affermò scandalizzata la portavoce.

“Non è affatto detto che loro lo sappiano. Del resto, lì dentro non si entra, se non lo vogliamo noi. Tutto qui.”

Ma non si fideranno mai se crederanno che siamo come voi!”

Non si preoccupi. Quelli che stanno dalla loro parte, li riconoscono subito.”

Disse il sergente, senza nessuna ironia.

Le due donne si sentirono stranamente offese. Sicuramente, non erano dalla parte di quel brutale assassino in divisa.

Si scambiarono sguardi d'intesa. Era meglio abbozzare, per il momento.

.......

La commissione dell'onu sbuffava e gemeva sotto il peso. Letteralmente, perché il sergente, con raffinata perfidia, le aveva costrette a indossare degli obsoleti giubbotti in materiale ceramico, un solo grado di sicurezza inferiore a quelli degli artificieri per lo sminamento. Come complemento , delle pettorine bianche con sopra sbiadite insegne del sistema ospedaliero nemico. Così le signore arrancavano alla belle meglio in mezzo alla scorta, la quale era in tenuta di combattimento con i C.C.W.

La donna più giovane guardò con sospetto le armi, e domandò:

“Queste armi sono necessarie? Non si vorranno avvicinare se hanno paura di voi.”

“Non si spaventeranno per questo ... se glielo ordinassero, si getterebbero sotto i carri armati.”

“Sta scherzando?” chiese incredula.

“Lo hanno già fatto” Affermò lapidario il sergente, e continuò.

“Queste armi hanno 5 canne , come potete vedere. Le assicuro che 4 canne sono caricate con proiettili non letali.”

“ Allora una è caricata con proiettili letali?”

“ Se permettete, siamo noi a avere paura di loro.”

Usciti fuori dell'edificio, la commissione e la scorta salirono sulle jeep corazzate.

Dopo essersi seduto, il sergente informò le due donne.

“La popolazione della “Ciste” è stata avvertita con gli altoparlanti del vostro arrivo , circa 20 minuti fa. Hanno così avuto il tempo di afferrare l'idea, ma probabilmente non il tempo di organizzare qualche spettacolo...”

“La “Ciste”? Perché chiamate così il ghetto?”

chiese la più vecchia , improvvisamente interessata.

“”La zona temporanea di rilocazione “ è stata causata da considerazioni artistiche e culturali. Questa è una città tra le più dotate di monumenti e testimonianze del passato. Per questo è stata aggirata, e non conquistata, durante l'offensiva che ha liberato questa zona. Ovviamente però non si poteva lasciare una così grande concentrazione di nemici dietro le linee, e si è optato per un metodo morbido, per allontanare i nemici quivi stanziati.”

spiegò il sergente, con tono da professore.

“E quale sarebbe il metodo morbido?”

“Si è progressivamente diminuito il livello di vita degli abitanti , mediante riduzione del rifornimento alimentare, interruzione del rifornimento d'energia eccetera, sempre lasciando la possibilità di raggiungere il territorio nemico, ma non di rientrare in città. Inoltre, quando il nemico ha cominciato a minare il territorio che abbandonava, sono stati prelevati i maschi della “Ciste”, come sminatori.”

“Questo è un crimine di guerra!” Esclamarono all'unisono le due donne.

“E minare i campi e le case, no?” Chiese il sergente, impermeabile allo sdegno. “Comunque, una volta che è stata resa pubblica la notizia, il nemico ha smesso subito di seminare mine.”

“E gli uomini ? Sono tornati alle loro famiglie?”

“Quelli quelli che non sono saltati in aria, sono stati lasciati liberi di scegliere se rientrare o andare nel territorio nemico. Quasi nessuno è tornato qua. Evidentemente, il richiamo di queste famiglie non era eccessivo.”

Le donne rimasero senza fiato per un attimo. Poi la meno vecchia ricominciò.

“Non ha risposto. Perché chiamate ciste il ghetto?”

Il sergente sospirò.

“a volte una ciste è dove il corpo imprigiona dei batteri che non riesce a distruggere.

Più chiaro di così...”

Le jeep corazzate partirono.

(segue )

Caposkaw




permalink | inviato da Pike il 26/5/2008 alle 0:30 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa


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