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18 marzo 2008

C'è chi lo può dire senza ipocrisie

 

Tibet libero!



Il Tibet piange da ormai quasi sessant'anni.

Da quando cioè il paese, nel 1951, venne occupato dalla vicina Cina comunista di uno dei più scellerati tiranni di ogni tempo, Mao Tze Tung (o Ze Dong, o vattelapesca, è stato scritto in tutti i modi possibili).

Da allora il regime di Pechino, che dal comunismo ortodosso è col tempo slittato verso una sorta di ferocissimo capitalismo di stato totalitario e ultrarepressivo, non ha fatto che altro che smantellare giorno dopo giorno l'orgogliosa identità patria del Tibet, le sue radici religiose buddhiste, il suo tendenziale isolamento internazionale, il suo stile di vita austero e autosufficiente.

Al posto dell'identità specifica, Pechino, nella peggior tradizione dei “rossi”, ha imposto l'internazionalismo, l'omologazione forzata, l'ateismo elevato al paradossale ruolo di religione di stato.

Nulla che non risponda ai canoni del regime deve esser spietatamente eliminato, perché nella Cina della turboglobalizzazione non c'è posto per la pace e la spiritualità dei tibetani.

E oggi, come da anni succede in Birmania (altro regime comunista, perché nessuno lo dice mai?) con l'orgogliosa guerriglia dei Karen, c'è chi rialza la testa contro uno dei più bestiali disegni politici di ogni tempo.

E non lo fa sventolando inutili bandierine della pace – vera carta igienica a sette veli, tanti quanti i colori di cui è composta – ma con la ribellione, la lotta di chi orgogliosamente rivendica la sua identità e la sua libertà contro lo scarpone straniero che le calpesta.

E mentre questo accade l'Occidente, l'Europa e l'Italia, tutte egualmente smidollate, piangono ipocritamente la repressione dei rivoltosi tibetani.

Chi ieri elogiava la tirannide di Mao oggi si vergogna persino a chiedere flebilmente il rispetto dei diritti umani per poi sostenere quelle parti politiche (tutte!) che con la Cina si preparano a fare affari d'oro (il mercato, bellezze).

I radicali di Pannella, che hanno al faccia come il culo, gridano “Free Tibet” forti dei globalizzanti milioni di dollari di Soros, il portafoglio umano della Casa Bianca.

L'America ha nei giorni scorsi scoperto (!!!) che la Cina non è poi così cattiva nella lista dei paesi che violano i diritti umani... e sicuramente non c'entra nulla il fatto che il Celeste Impero finanzia buona parte del debito pubblico a stelle e strisce.

Gli zoticoni yankee hanno esportato (ma dove?) la libertà in Afghanistan, in Iraq, presto lo faranno con l'Iran... Ma in Tibet non verrà sparato nemmeno in colpo in nome della libertà, sebbene se ne senta particolarmente il bisogno.

Cosa che in fondo era avvenuta in Birmania qualche mese fa, quando di fronte a una ribellione di monaci comparvero insignificanti stendardi e gadgets rossi in segno di solidarietà cui non fece seguito alcuna iniziativa politica seria. E nella quale, lo ricordiamo, ci si dimenticò comunque dell'eroica resistenza Karen.

In quest'Italia degenerata la nostra richiesta di aiuto a chi oggi si batte per la libertà sarebbe interpretato come un segno di follia mentale, per cui non ci spingiamo a tanto.

Ma comunque vogliamo che chi legga sappia da che parte stiamo.

Noi siamo con il Tibet, contro il disumano regime cinese, comunista o meno che sia.

Noi siamo per chi sposa la propria esistenza con la propria cultura e con la terra e spinge questa fede fino all'estremo sacrificio.

Il resto sono chiacchiere per affaristi o per “pacifinti” di mestiere.

Simone

www.arcadianet.blogspot.com




permalink | inviato da colognoinazione il 18/3/2008 alle 16:32 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (5) | Versione per la stampa


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